Cosa vogliono ce lo spiegano da un paio d’anni. Lo hanno detto chiaramente in campagna elettorale. Se qualcuno non lo avesse capito ci ha pensato il professor Paolo Becchi a dircelo chiaramente con una sua inequivocabile dichiarazione. “Il Movimento 5 Stelle è e resterà una forza antiparlamentare, ora entrata in Parlamento per metterlo in scacco dall’interno” afferma Becchi, che poi aggiunge: “Una forza democratica, che non crede nei fallimenti e nelle illusioni della rappresentanza, ma nella partecipazione diretta di tutti i cittadini alla politica del Paese. È così semplice: i 150 sono dentro per trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia diretta. Nessuna “intesa”, nessun “governissimo”: i partiti sono finiti, perché è iniziata la democrazia”.

Fin qui siamo alla teoria, seppur balzana. Si potrebbe dire facilmente a Becchi che pur essendo è un filosofo del diritto,  mostra di conoscere poco la storia e la teoria politica. Non risulta infatti, in alcuna società complessa, se non vogliamo intendere per società complessa le piccole tribù amazzoniche, che pratichi la “democrazia diretta”. Ciò non avviene perché l’umanità ama la casta, ma semplicemente  perché questa forma di governo è fisicamente impraticabile. Per questo è stata inventata la democrazia rappresentativa.

Per farmi capire anche da molti grillini, cerco di semplificare con un esempio pratico. In Italia siamo circa sessanta milioni. Becchi, e Grillo con lui, pensano di telefonarci ogni mattina per chiederci come vogliamo votare un singolo provvedimento legislativo? O vogliono fare un sondaggio permanente sulla piattaforma di Casaleggio? Con Grillo che poi si affaccia al balcone mediatico per dirci come la pensiamo?

In realtà, e Becchi visto che è pagato da un’Università non può non saperlo, l’unica forma di antiparlamentarismo conosciuta è quella che ha eliminato la democrazia rappresentativa sostituendola con le adunanze. E’ quella che si è espressa nelle forme di governo autoritarie. Il fascismo (che come il grillismo e il berlusconismo nasce in Italia), nelle sue varie declinazioni ne è stato la massima espressione. Forse la lettura di Noberto Bobbio non farebbe male né a Grillo e neppure a Becchi. Mi permetto di citarne un breve passo: “L’ipotesi che la futura computer-crazia, com’è stata chiamata  – scrive Bobbio nel 1984 con profetica lucidità – consenta l’esercizio della democrazia diretta, cioè dia a ogni cittadino la possibilità di trasmettere il proprio voto a un cervello elettronico, è puerile” e aggiunge “A giudicare dalle leggi che vengono emanate ogni anno in Italia il buon cittadino dovrebbe essere chiamato a esprimere il proprio voto almeno una volta al giorno (…) Nulla rischia di uccidere la democrazia più che l’eccesso di democrazia”.

La teoria di Becchi dello sfascio istituzionale si sta traducendo rapidamente in prassi. Grillo ha annunciato, con il solito contorno di raffinati insulti, di respingere l’apertura di Bersani. Lo fa per cinismo, non per volontà di cambiamento. Il cinismo di raggiungere un disegno strategico che mano a mano che passano le ore si palesa. Quello della frantumazione del sistema democratico. Fare saltare le istituzioni e gettare il Paese nel caos. Non sarebbe una rivoluzione, ma solo l’avvio di una stagione drammatica con l’unico sbocco possibile della deriva autoritaria. 

Un pericolo che spingerebbe, ed è questo il disegno tattico di Grillo, ad una sorta di governissimo, un’alleanza innaturale, ma obbligata dalla necessità di uscire da un’impasse pericolosissima, visto che non vi è neppure la via di scampo dello scioglimento delle Camere e di nuove elezioni a  causa del semestre bianco. Un governissimo sostenuto da Pd e Pdl che segnerebbe la definitiva distruzione del centro sinistra e lascerebbe campo libero a due destre entrambe pericolosissime: quella di Berlusconi e quella di Grillo.

Ha fatto bene Bersani, verso il quale non ho alcuna indulgenza, nello sfidare Grillo a sostenere un governo, indicando le cose da fare. Una sfida giusta che Grillo sa essere pericolosa. Non perché lo possa portare a compromettersi col sistema, inquinando la sua sedicente purezza, ma perché rischia di mostrarlo per quello che è: un colossale bluff sul piano propositivo e un eversore vero sul piano della democrazia. Sarei felice che i fatti mi smentissero.