Tira aria di tagli a Wall Street. Jp Morgan prevede di far scattare 19mila licenziamenti entro il 2014, pari al 7,3 per cento della forza lavoro totale. E Goldman Sachs inizierà questa settimana a mandare a casa il cinque per cento del personale, ovvero circa 1.620 addetti. I tagli non sono né una coincidenza né una novità per la banca d’affari, dove hanno lavorato ai piani alti diversi personaggi noti italiani, da Monti a Draghi. Coincidono infatti con un periodo dell’anno in cui molte banche, Goldman Sachs in primis, allontanano i cosiddetti “underperformer”, ovvero i dipendenti considerati meno produttivi.

I licenziamenti stimati da Jp Morgan, soprattutto nella divisione mutui, rientrano in un piano dell’amministratore delegato Jamie Dimon, che punta a risparmiare così 3 miliardi di dollari. L’istituto di credito ha precisato in occasione dell’Investor day 2013 che i posti di lavoro che saranno tagliati entro la fine dell’anno corrente sono tra 3 e 4mila unità. La forza lavoro del colosso finanziario è scesa a 258.965 dipendenti in tutto il mondo alla fine del 2012, dopo essere aumentata di oltre 40mila unità nei tre anni precedenti.

Jp Morgan non si è limitata ad annunciare i licenziamenti in arrivo. Ha infatti segnalato in un rapporto di avere un’esposizione netta all’Italia di 7,5 miliardi di dollari (di cui 5,3 miliardi investiti in titoli di Stato italiani). Complessivamente l’esposizione netta della banca americana a Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Irlanda è pari a 13,8 miliardi di dollari, di cui 4,7 miliardi di dollari nei confronti di Madrid. La scomposizione dei dati evidenzia come l’esposizione “trading” nei confronti dell’Italia è di 12,6 miliardi di dollari, la maggiore fra i Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) dato che quella verso la Spagna è di 4,8 miliardi di dollari su un totale di 19,9 miliardi di dollari.

Jp Morgan continua quindi a scommettere sull’Italia. Anche se, proprio oggi, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha assicurato che l’esposizione delle banche americane all’Italia è “modesta”. Il numero uno della Fed ha infatti avvertito che “anche nell’ipotetico caso di una svalutazione del debito italiano non ci sarebbero seri danni alle nostre istituzioni finanziarie”. A tal proposito aveva fatto molto discutere la mossa con cui Goldman Sachs si era liberata velocemente  l’anno scorso di titoli italiani per oltre 2 miliardi di dollari, aumentando contemporaneamente la posizione sui derivati credit default swap (che funzionano come polizze assicurative), assicurandosi così contro un eventuale fallimento dell’Italia.