Stallo e ingovernabilità. Il giorno dopo, restano queste le parole chiave dei commenti e delle analisi della stampa internazionale: i risultati delle elezioni italiane mostrano “un clamoroso rifiuto –è quasi un ritornello- di rigore e austerità”. Il Financial Times fa eco al tormentone del “too close to call“, la formula americana del risultato incerto, che Alfano e il Pdl cavalcano nonostante evidenti incertezze lessicali.

Molti media evocano lo “scenario greco”, cioè il ritorno a breve alle urne, come avvenne ad Atene l’anno scorso. Incertezza, caos, risultati inconcludenti sono altri termini ricorrenti, per quelli che l’Economist definisce “politici di cartapesta”.

Quando rompono la consegna dell’ipocrisia del silenzio, istituzioni internazionali e leader stranieri si limitano a banalità di circostanza. La Commissione europea dichiara “piena fiducia” nell’Italia e nella sua agenda economica, che, se dicesse il contrario, i mercati e lo spread andrebbero ancora peggio di come vanno –ed è già parecchio male-.

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz invita i partiti a cercare il dialogo, perché –dice- un governo stabile serve all’Italia e all’Europa. Fra gli eurodeputati italiani, c’è chi parla di vittoria della demagogia e del populismo, chi di maggioranza precaria per un popolo di lavoratori precari. Nessuno, per il momento, tira fuori la tentazione degli italiani di trovarsi un leader, un guru, che dia loro l’illusione di risolvere i problemi: senza andare troppo indietro nel tempo, prima il Cavaliere, ora il Comico.

Se in Francia Martine Le Pen celebra la vittoria populista, in Germania il ministro degli esteri Guido Westerwelle auspica stabilità e riforme. A Berlino, sta per arrivare il presidente Napolitano, cui la cancelliera Merkel avrà un sacco di domande da fare. A Roma, si attende il segretario di Stato Usa John Kerry, che non saprà, invece, a chi fare domande.

Su FT, l’immancabile Wofgang Munchau ragiona sulla possibilità di una “grande coalizione”, che – bravo, lui! – potrebbe spezzare lo stallo politico. Per Munchau, l’intesa Bersani-Berlusconi-Monti lascerebbe Grillo a guidare l’opposizione (un regalo per il capopopolo senza programmi) e potrebbe portare avanti le riforme. Forse il Cavaliere ha qualcuno che gli traduce Munchau, perché se ne esce con una sortita analoga. Ma come, non c’era già la Grande Coalizione?, l’ABC pro Monti? E, allora, perché mandarla all’aria per riproporne, dopo il terremoto, programmi e schema?

I media internazionali s’interrogano sul ruolo che avrà il Movimento di Grillo, al cui successo erano impreparati, e sono sbalorditi di fronte alla tenuta del Pdl di Berlusconi. Due fenomeni che nei titoli sui siti web prevalgono sull’affermazione (relativa) del Pd di Bersani.

Per Le Monde, l’Italia finisce “in situazione di stallo” e suscita “apprensione” nei partner europeidella terza economia della zona euro”. Libération parla con un’eco cinematografica di “frattura all’italiana”. El Pais titola: “Berlusconi e l’antipolitica di Grillo portano l’Italia all’ingovernabilità”, anche se, veramente, la scelta è degli elettori. Die Welt dedica attenzione allo tsunami elettoraledel politico pagliaccio”, “il grande vincitore delle elezioni italiane”. E la Frankfurter Allgemeine Zeitung decreta un “trionfo dei populisti”.

Per Der Spiegel, “il pari e patta porta in rosso le borse di tutto il mondo”. Per FT, “l’impasse riaccende il nervosismo dell’Eurozona“: i risultati inconcludenti fanno temere che l’Italia avrà problemi ad affrontare le difficoltà di bilancio, innescando una catena di dubbi negli speculatori, che vedono mesi di guadagni a rischio. Fossero tutte qui, le conseguenze negative del voto italiano, potremmo pure farci spallucce.