I giornalisti del Corriere della Sera dichiarano guerra ai bonus dei dirigenti. “Non è ammissibile che continui questa giostra milionaria che arricchisce manager e dirigenti indipendentemente dalla qualità professionale”, ha scritto il comitato di redazione sul quotidiano uscito oggi in edicola, sottolineando che “in un momento come questo dovrebbe essere il primo solenne impegno dell’azienda”. Il gruppo Rcs ha infatti presentato un nuovo piano di ristrutturzione che prevede il taglio di 800 dipendenti e un netto ridimensionamento del perimetro industriale.

“Da troppi anni ormai la Rcs dimostra nei confronti dei propri manager una grande generosità, indipendente dai risultati”, prosegue l’articolo. I giornalisti hanno poi spiegato che “l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane ha annunciato l’autoriduzione del 10 per cento della sua retribuzione”, anche se “il cdr del Corriere vorrebbe che questo gesto fosse accompagnato dall’applicazione di un criterio per la corresponsione dei vari bonus e della parte variabile dello stipendio, nonché dell’eventuale buonuscita di tutti i manager del gruppo, adeguato alla gravità del momento: stabilire quelle somme in rapporto non al numero dei posti di lavoro tagliati, ma di quelli salvati”.

I giornalisti hanno ricordato quindi un articolo pubblicato nel 2007, dove si leggeva che “via Solferino ha speso negli ultimi quattro anni quasi 30 milioni fra buonuscite e buonentrate per oliare il frenetico turnover dei suoi manager”. Il predecessore di Scott Jovane, Antonello Perricone, avrebbe intascato – sempre secondo l’articolo – un “bonus d’ingresso” di un milione, soltanto per mettere piede in azienda, e oltre 3,4 milioni quando ne è uscito, mentre la Rcs – come spiega il cdr del Corriere – “non nuotava certamente nell’oro, reduce com’era dallo stato di crisi”.

Ma quella di Perricone è “una misera liquidazione” se la confrontiamo con la somma incassata al momento dell’uscita da Vittorio Colao: 7,8 milioni, metà dei quali, a onor del vero, versati da lui in beneficenza. Oppure con quella dell’ex direttore generale Gaetano Mele, da 9,6 milioni. Cifre che impallidiscono di fronte alla buonuscita di Maurizio Romiti: 17 milioni di euro dopo un paio d’anni al timone della Rcs, ovvero 850mila euro al mese. Una cifra con cui, come fa notare il cdr del Corriere, sarebbero pagati per un anno 400 dipendenti della Rcs Quotidiani, molti dei quali venivano invece mandati in prepensionamento.