“Il nostro gruppo sta subendo un attacco inaudito e inaccettabile da parte dei vertici di questa azienda”. L’avvertimento è stato lanciato dal Comitato di redazione del Corriere della Sera, sul quotidiano di oggi cartaceo e online, in vista di un taglio di 800 lavoratori (tra giornalisti e poligrafici), una quota pari a oltre il 15% degli organici tra Italia e Spagna.

Il Comitato di redazione parla di “perdite causate a questa azienda da una lunga sequela di manager e amministratori, alcuni dei quali si sono congedati, già in tempi di magra, con sontuose buonuscite” e spiega che “l’assemblea dei giornalisti ha affidato al Comitato di redazione un pacchetto di 10 giorni di sciopero da gestire nei prossimi giorni in funzione del negoziato che si aprirà con l’azienda”.

“Il giornale che state leggendo oggi è in edicola grazie al senso di responsabilità mostrato dai giornalisti in forza degli avvenimenti eccezionali accaduti ieri”, avverte il comunicato, sottolineando che “gli azionisti sono ora chiamati a fare la loro parte, garantendo la sottoscrizione di un aumento di capitale adeguato al rilancio indispensabile del gruppo e al mantenimento della leadership del Corriere della Sera“. E che nel piano che è stato presentato dall’azienda “ancora non si vede lo sviluppo concreto di quei progetti di innovazione sulle varie piattaforme editoriali (web, tablet, smartphone) che rappresentano la frontiera delle nuove aree di business”.

Ma la notizia destinata a fare più rumore è quella del trasferimento dei giornalisti del Corriere dalla centralissima via Solferino di Milano alla periferica via Rizzoli. Una scelta definita dal Comitato di redazione come “un grossolano gesto contabile per cancellare più di 100 anni di storia, il simbolo più importante della libertà di stampa in questo Paese, un pezzo unico e irripetibile del patrimonio culturale italiano”.