”E’ perfettamente possibile fare business ovunque nel mondo senza pagare tangenti. E se non lo fosse, non lo faremmo dove non lo fosse. Questo deve essere chiaro cristallino”. L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, smentisce così Silvio Berlusconi nel corso della conference call con gli analisti. L’ex premier infatti ad Agorà aveva sostenuto l’inevitabilità delle mazzette che rappresentano una “condizione di necessità se si ha da trattare con qualche regime o Paese del terzo mondo”. Una dichiarazione dell’ad Eni che arriva a pochi giorni dalle accuse di corruzione internazionale per cui risulta indagato nell’ambito di un’inchiesta su un affare in Algeria che coinvolge Saipem e la stessa Eni. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero pagato a una società di Hong Kong (Pearl Partners Limited) che fa a capo all’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui, quasi 200 milioni da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager Sonatrach. 

”Per assicurare che le nostre azioni fossero in linea con la nostra policy, da quando nel 2005 arrivai in Eni ho fatto in modo che nessun contratto con intermediari fosse effettuato”, ha proseguito Scaroni, che rispondeva a una serie di domande sull’inchiesta Saipem in Algeria. “La nostra reputazione – ha detto ancora l’ad – è sempre stato uno dei maggiori driver della nostra crescita. Il valore che questo crea ha fatto di Eni una delle maggiori compagnie del nostro settore”. In particolare, per quanto riguarda Saipem “quando siamo venuti a conoscenza delle accuse alla fine del 2012, in linea con il nostro ruolo di azionista di maggioranza abbiamo espresso al cda di Saipem le nostre preoccupazioni suggerendo di prendere le misure appropriate, incluso il possibile cambio di management. Questo passo è rappresentativo del nostro approccio di tolleranza zero sul tema tangenti”. Scaroni ha poi osservato che “ogni eventuale condotta illecita dovrà essere valutata dalla magistratura italiana, noi abbiamo pensato che la nostra preoccupazione fosse giustificata dalle questioni che l’indagine aveva sollevato in merito ai processi di Saipem”.

“Il 2012 è stato un anno record per la nostra esplorazione”, ha detto invece Scaroni commentando i conti Eni dell’ultimo trimestre, “grazie ai risultati eccezionali raggiunti in Mozambico e ai successi ottenuti nell’Africa Occidentale, nel Mare di Barents e in Indonesia”. Il consiglio di amministrazione del gruppo proporrà all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 1,08 euro per azione, in aumento rispetto alla cedola di 1,04 euro distribuita sull’esercizio 2011. L’azienda ha chiuso il 2012 con un utile netto di 7,79 miliardi di euro, in crescita del 13,5% su base annua. L’utile netto adjusted si attesta invece a 7,13 miliardi, con un incremento del 2,7%. E, per quanto riguarda il futuro, la società prevede un ulteriore aumento della produzione di idrocarburi, in particolare grazie al Kazakhstan, all’Angola e all’Algeria.