A tre giorni dall’esplosione dello scandalo Agusta Westland, in India iniziano a venire a galla nuovi elementi che coinvolgerebbero addirittura l’attuale presidente indiano Pranab Mukherjee, che da pochi mesi ricopre la carica più prestigiosa delle istituzioni indiane. In risposta alle accuse di corruzione mosse dal Barathyia Janaya Party, principale partito d’opposizione, il governo guidato dall’Indian National Congress ha divulgato un documento (una fact sheet, “foglio dei fatti”) con l’intenzione di provare una volta per tutte la completa estraneità della politica al giro di tangenti tra la Agusta Westland e l’ex maresciallo capo della Indian Air Force S.P. Tyagi. Tutto questo mentre l’India ha annullato la commessa per gli elicotteri e Orsi si è dimesso.

Secondo la confessione fatta dall’intermediario svizzero Guido Haschke alla procura di Busto Arsizio – la documentazione è trapelata anche sulla stampa indiana – lo stesso Haschke sarebbe entrato in contatto coi cugini dell’ex maresciallo Tyagi grazie all’intercessione del partner d’affari Carlo GerosaI tre fratelli Tyagi avrebbero consegnato il denaro al proprio cugino maresciallo capo della Iaf, che avrebbe usato la sua influenza per assicurarsi che i requisiti tecnici ed il processo decisionale per l’assegnazione della commessa fossero in favore della Agusta Westland, compagnia controllata da Finmeccanica. L’entità della tangente rimane ancora da chiarire: si oscilla tra i 100mila euro e i 12 milioni di euro. Comunque una minima parte rispetto agli oltre 51 milioni di euro stanziati da Finmeccanica per i vari pagamenti sottobanco.

Il governo, nella sua fact sheet, indica che i cambiamenti dei requisiti tecnici – abbassare l’altezza massima di volo degli elicotteri da 18mila a 15mila piedi e modificare le clausole del test di volo permettendo agli elicotteri italiani AW101 di partecipare – furono effettuati nel 2003, quando il Bjp era al governo, dietro suggerimento del National Security Advisor Brajesh Mishra. Quindi, secondo il governo, se Finmeccanica ha corrotto qualcuno, quel qualcuno è da cercare nell’esecutivo dell’epoca, quindi tra i banchi dell’opposizione.

Ma nello stesso documento il governo specifica che il via libera ufficiale per l’accordo economico tra Iaf ed Agusta Westland fu dato nel 2005, anno in cui SP Tyagi era a capo della Iaf (smentendo così le dichiarazioni dello stesso Tyagi di due giorni fa), e tre personalità di peso dell’Inc avevano responsabilità dirette nella decisione di siglare l’affare “elicotteri di lusso”: BV Wanchoo, oggi governatore dello Stato di Goa, era a capo dello Special Protection Group, unità responsabile della sicurezza personale delle più alte cariche istituzionali, tra cui il primo ministro; MK Narayanan, oggi governatore del Bengala Occidentale, ricopriva la carica di National Security Advisor, principale consigliere del primo ministro in materia di sicurezza; e soprattutto, Pranab Mukherjee, oggi presidente dell’India, era ministro della Difesa.

La stampa nota come i tre pezzi da novanta della politica indiana, viste le responsabilità palesi nel caso, possano ora essere chiamati a collaborare alle indagini del Central Bureau of Investigation (Cbi, l’Fbi indiana), l’autorità federale indiana chiamata a chiarire la questione proprio dall’attuale ministro della Difesa AK Antony.

Wanchoo, Narayanan e Mukherjee, due governatori ed il presidente, godrebbero comunque dell’immunità istituzionale, fatto che comunque non esclude la possibilità di essere chiamati a deporre dai funzionari del Cbi. Visto il coinvolgimento più o meno diretto del presidente Mukherjee, colonna portante dell’Inc, il Bjp ha esortato la Corte suprema a prendersi cura dello scandalo Agusta Westland, scavalcando l’autorità del Cbi. M. Venkaiah Naidu, esponente anziano del Bjp, ha dichiarato oggi alla stampa: “Il Congress è noto per aver manipolato il Cbi a fini politici. Ecco perché il Bjp ritiene che un’indagine del Cbi sia inaccettabile. Il Cbi non gode di alcuna credibilità e le intenzioni del governo sono dubbie”.

Nel frattempo Sandeep Tyagi, uno dei tre fratelli accusati di aver fatto da tramite tra Haschke ed il maresciallo della Iaf, in diretta tv ha smentito ogni coinvolgimento: “Tutte le accuse contro di me sono infondate e sono pronto a collaborare a qualsiasi indagine portata avanti da qualsiasi agenzia”. A complicare ancora di più le carte in tavola, uno scoop del Times of India questa mattina ha rivelato che una delle società citate da Haschke nella dichiarazione agli inquirenti italiani, la IDS India, sarebbe una società fantasma.

Secondo Haschke parte del denaro utilizzato per corrompere il maresciallo Tyagi sarebbe stato fatto passare attraverso una catena di società off-shore fino ad arrivare alla Ids India. Ma, secondo il principale quotidiano indiano, nei registri del Ministry of Corporate Affairs (il Ministero indiano che si occupa di imprese del settore privato) di questa fantomatica IDS India non si trova traccia. A nemmeno una settimana dall’arresto dell’ad Orsi, lo scandalo Finmeccanica sta sempre più prendendo forma di un nuovo caso Bofors, che negli anni Ottanta vide coinvolto in un giro di mazzette orchestrato dal faccendiere italiano Ottavio Quattrocchi l’allora primo ministro Rajiv Gandhi, marito defunto dell’odierna presidentessa del Congress Sonia Gandhi, di origini italiane. Trent’anni dopo, in India si torna a parlare di Italian Connection. E per la campagna elettorale del Congress, in cerca di un nuovo mandato al governo nelle prossime elezioni del 2014, è una pessima notizia.

di Matteo Miavaldi