Negrita UnpluggedParte questa sera da Cagli (Pesaro/Urbino) il tour “Unplugged 2013” dei Negrita, il primo in versione acustica della band aretina, 33 concerti che li porteranno a esibirsi nei principali teatri d’Italia, da Nord a Sud della penisola, con uno spettacolo variopinto, inedito, a partire dalla formazione e dalla strumentazione. Sarà un’occasione per scoprire lo scheletro, la vera essenza della musica dei Negrita. “Pensiamo che nei teatri verranno i fan più accaniti, più colti, nel senso che ci conoscono meglio e abbiamo voluto esagerare –  dichiara Pau, il front-man della band, che abbiamo intervistato in occasione di una pausa durante le prove. Abbiamo addirittura tirato fuori pezzi che non abbiamo mai suonato dal vivo, oppure che abbiamo suonato nella tournée relativa al disco a cui appartengono e basta. Alcuni non li suoniamo da 10, 15 anni, altri non li abbiamo mai ripresi al di fuori dello studio di registrazione. Devo dire che ci stiamo divertendo davvero molto a suonare brani che fino a pochi mesi fa, quando eravamo in tournée con Dannato vivere, mai avremmo pensato di riprendere di lì a poco e invece è successo…”.  

In Italia c’è un’inflazione di bei testi. La tendenza, per tradizione, è quella di concentrarsi più sulle parole che sulla musica. Ritieni che operazioni come questa contrastino una povertà di scelte musicali?
Per noi Negrita, figli di una cultura che va ben oltre i confini nazionali è ovvio che la nostra attenzione si concentri sull’aspetto musicale. Quando si va ad affrontare un unplugged, poi viene voglia di far suonare un pezzo così come non si era fatto mai. Un po’ per rompere quella monotonia. Molto spesso, infatti, si tende a cristallizzare una canzone in un album e poi a riproporla ciclicamente con una forma cliché che è sempre quella. Il fatto di prendere un brano, smontarlo e ridurlo all’assenza fa sì che si azzardino tentativi e operazioni che portano la canzone ad avere una seconda vita.

A volte, però, questi tipi di spettacoli vengono criticati perché con certe rivisitazioni si rischia di fare dell’“archeologia musicale”…
L’archeologia musicale sarebbe anche una buona cosa, perché molto spesso si dimentica quel che è stato fatto dalle generazioni precedenti. In questo caso si rischia più una rivisitazione di tipo barocca…  per ottenere risultati in poco tempo e con il minimo sforzo si rischiano “cuciture sartoriali” un po’ azzardate e opinabili. Però, prima di dire che noi stiamo andando verso questa direzione, beh iniziamo a suonare e poi verremo giudicati.

L’unplugged è un momento unico per scoprire il lato intimo di una band. Verrà fuori un lato inedito dei Negrita?
Quando proviamo a metter su una scaletta di un concerto ci rendiamo conto che abbiamo tantissime sfaccettature e ogni volta sembra quasi una novità anche per noi, la realtà è questa. Dal ’94 a oggi abbiamo esplorato la musica per imparare, per il gusto della scoperta. L’abbiamo fatto in tantissimi modi e in tantissime forme. È difficile tirare su un unplugged dei Negrita perché ci sono tanti modi di affrontare la musica, i brani, e anche gli arrangiamenti… e quindi la cosa che viene fuori è sicuramente l’eclettismo di questa band che apparentemente non sembra assolutamente che faccia ricerca. E invece nel proprio intimo, questa è una band che non si è mai fermata, non si è mai “fossilizzata”. Chi verrà ai nostri concerti vedrà sicuramente lo scheletro, l’essenza della nostra musica e ne vedrà davvero tante. Per noi è come avere una tavolozza di colori e li useremo tutti. Abbiamo creato uno spettacolo che chi ci conosce apprezzerà senz’altro, sia per la scelta dei brani – alcuni sono molto inconsueti e costituiranno una bella metà del concerto – sia per i colori. Abbiamo un polistrumentista, un carissimo amico, Guglielmo Ridolfo Gagliano “Ghando”, che suona di tutto, dalla chitarra, basso, violoncello, tastiere. Lo sfruttiamo appieno per rendere la nostra musica ancora più varia. Abbiamo insomma tante frecce al nostro arco e abbiamo intenzione di usarle tutte per proporre dei Negrita veramente diversi.

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