Il problema di Monte Paschi non è stato tanto il prezzo d’acquisto troppo alto pagato per l’Antonveneta né la vagheggiata mazzetta ai politici. Per Alessandro Daffina, l’uomo della banca Rotschild in Italia, che ha curato l’operazione nel 2007 per conto del venditore Santander, il vero problema è che il Monte dei Paschi di Siena non aveva i soldi per comprare la banca. E la scelta della Banca d’Italia di dare il via libera all’operazione è stata un errore. Daffina poche ore prima del suo secondo incontro con gli investigatori senesi, venerdì scorso, come persona informata dei fatti, ci ha raccontato la sua versione sulla cessione Antonveneta.

Lei non crede alle mazzette sull’acquisto che secondo alcuni quotidiani sarebbero volate sull’operazione Antonveneta?
La magistratura non riuscirà mai a dimostrare che all’epoca, nel 2007, quel prezzo sia stato un prezzo fuori luogo. La storia dei due miliardi pagati a Londra e tornati in Italia come mazzetta non sta in piedi. Ma vi pare che se qualcuno vuole pagare una mazzetta la fa transitare con bonifico tracciato da banca a banca? La verità è che bisogna tornare a quel momento storico per capire quel prezzo. Abn Amro e Santander per Antonveneta prevedevano di guadagnare un utile normalizzato di 600 milioni di euro. Più le sinergie che valgono altri 200 milioni di euro all’anno, ecco che avrete 800 milioni di utile previsto. Nove miliardi è un prezzo paria a un multiplo di 12 volte l’utile. All’epoca si trattava anche a 16 volte.

Ma l’allora presidente dei sindaci di Mps Tommaso Di Tanno dice che il patrimonio dell’Antonveneta era di soli 2,3 miliardi, contro un prezzo di nove, anzi dieci miliardi.
Di Tanno si sbaglia, il patrimonio di Antonveneta, depurato di quello di Interbanca, sono 2,9 miliardi al 2007. Quindi Mps ha pagato Antonveneta poco più del triplo. Non è quello il problema. Io non dico che l’hanno pagata a buon mercato ma l’hanno pagata ai prezzi di quel periodo. Anche se teniamo conto del multiplo del patrimonio il discorso non cambia: Capitalia è stata comprata allora a tre volte il suo patrimonio; Banca Intesa ha comprato la Cassa di Risparmio di Firenze in quel periodo 3,3 volte il patrimonio. Il problema non è né il prezzo, né che Antonveneta aveva dei buchi nascosti. Che non c’erano perché gli olandesi avevano già fatto le svalutazioni dopo l’Opa. Il vero problema del Monte dei Paschi è che non aveva il capitale sufficiente per comprare Antonveneta.

Perché Mussari ha fatto il classico passo più lungo della gamba?
Bisogna mettersi nei panni di Giuseppe Mussari nell’estate del 2007. Aveva già provato a fare l’operazione con il San Paolo e io mi ricordo che tutti al Mps dicevano: “o facciamo presto un’importante acquisizione o con duemila sportelli non andiamo da nessuna parte. Mussari poi aveva un’altra spinta. Aveva il terrore che a comprare Antonveneta fosse Bnp che in questo modo avrebbe assommato Bnl e Antonveneta scavalcando Mps al posto di terza banca del paese.

Mussari e i senesi sapevano che era l’ultima occasione per crescere abbastanza da diventare troppo grandi per essere scalati facilmente da Bnp o altri?
E’ così. Se ci fossero state altre banche disponibili sul mercato, Mussari se ne sarebbe fregato. Ma sul mercato italiano le altre banche rimaste erano tutte popolari che non sono scalabili. Se poi a comprare fosse stato un altro, forse Mussari poteva anche lasciare andare Antonveneta, ma a Bnp no. Sapeva che da un punto di vista strategico era insostenibile per lui.

Una telefonata come quella del caso Unipol (‘abbiamo una banca’) con un politico del Pd, qui nel caso Mps-Antonveneta non c’è?
Non lo so. Certamente Mussari e i senesi hanno deciso di fare questa operazione perché gli consentiva di crescere e restare in sella mantenendo la sede e il comando della banca a Siena. Dopo una fusione con Intesa o Unicredit, la sede andava a Milano.

Non c’era un interesse del Pdl a riprendere la banca veneta finita agli olandesi. E del Pd di espandersi in Veneto, terra bianca ostile al Pd?
Io non lo so. Penso più che i politici possono averlo messo sotto pressione ma a livello locale. I senesi volevano la banca grande perché sono orgogliosi, la volevano che faceva l’acquisizione ma al tempo stesso volevano che la Fondazione restasse al 50% ma il problema è che Siena non è la provincia di Zurigo. Non ha quella ricchezza intorno. La provincia di Siena è ricca perché ha il Monte dei Paschi di Siena. Ci sono imprese di mattoni, di vino e del settore alimentare, ma non è un territorio che poteva mantenere quella banca con la fondazione al 50 per cento. Se fosse scesa al 10% oggi magari avrebbero gli azionisti delusi da un’acquisizione comunque sbagliata ma la Fondazione e la banca non sarebbero indebitate e in crisi.

E Franco Bassanini o Massimo D’Alema non sono mai intervenuti?
A me risulta che Franco Bassanini era favorevole alla fusione con gli spagnoli e accettava anche che la Fondazione scendesse sotto il 50 per cento. Con Massimo D’Alema non ho mai parlato di Monte dei Paschi ma solo della Roma.

Oggi quanto varrebbe Antonveneta?
Oggi è un altro mondo. Oggi Unicredit capitalizza 25 miliardi, ma ha fatto nel periodo 2007-2013 ben 16 miliardi di euro di aumento di capitale, quindi al netto degli aumenti arriviamo a 9 miliardi. Ne capitalizzava 72 miliardi allora. Quindi nove contro 72. Se applichiamo la stessa proporzione, Antonveneta varrà 1,2 miliardi contro i nove di allora. Non c’è nessuna differenza.

E il famigerato FRESH?
Io non me ne sono occupato. Se ne sono occupati i miei. Mi sembra di capire che il FRESH è stato presentato come un’operazione con una caratterizzazione forte di equity, ma in realtà era tutto debito. Par di capire che hanno presentato alla Banca d’Italia un’operazione in termini diversi da quello che era.

Sì ma non l’hanno mica presentato il prospetto a un ignorante. Bankitalia non aveva i mezzi per capire da sola se Mps aveva il capitale sufficiente o se comprava Antonveneta a debito?
Penso di sì. Ma ribadisco che, anche se Antonveneta non è stata venduta a buon mercato, era in linea con i prezzi dell’epoca. Detto questo, non era Santander o Rotschild a dover dire che il prezzo era troppo alto per Mps. Per primo doveva dirlo Mps, poi l’advisor di Mps e poi anche il regolatore. Il Monte dei Paschi non è la casalinga di Voghera. Mps non ha perso perché c’era il buco in Antonveneta. Il problema è che loro hanno finanziato a debito quello che dovevano finanziare ad equity.

Di chi è la colpa allora?
I mercati sono crollati, sono aumentate le sofferenze, non hanno fatto più utili perché le commissioni non entravano più perché non si vendevano i prodotti finanziari. Tutto è crollato ma i debiti assunti per comprare restavano comunque cari. I tassi di interesse che pagava Mps erano elevati e quindi la banca non ha retto. Ciò detto, se i due anni successivi fossero stati di boom economico, nessuno oggi potrebbe dire nulla. Rimane però che chi ha autorizzato quell’operazione, secondo me è stato imprudente. L’Autorità di vigilanza doveva sapere se il soggetto acquirente poteva fare l’operazione o no.

Qual è stato Il momento dell’ok di Bankitalia?
Ma secondo me il momento dell’ok, nessuno lo saprà mai. E’ solo una mia deduzione ma secondo me verbalmente gliel’hanno dato subito. Mussari non si sarebbe imbarcato in questa operazione senza avere l’ok della Banca d’Italia. Gli ok verbali, se ci sono stati, nessuno mai li confermerà. E’ la regola soprattutto se il via libera arriva dopo un input politico.

Ci racconta l’incontro con Botin del 7 novembre 2007, il giorno in cui il prezzo di Antonveneta salì da 8 a 9 miliardi?
La sera del 7 novembre arrivo a Madrid e comunico a Botin l’offerta per Antonveneta del Mps, lui non mi aveva nemmeno confermato l’incontro per il giorno perché prima pretendeva che l’offerta di Mps fosse in linea con le sue aspettative che erano di 9 miliardi. Io e il collega Stefano Marsaglia gli comunichiamo che erano 8 miliardi e 250 milioni. Al mattino si sentono Mussari e Botin, una trattativa tutta telefonica. Botin dice ‘o mi dai nove oppure io non te la vendo e chiederò il rialzo a Bnp Paribas che offre 8 miliardi’. A quel punto Mussari gli offre i nove miliardi.

E’ normale un rialzo di 750 milioni al telefono?
E’ il nove per cento. Allora era normale. Oggi il mondo è cambiato radicalmente.

Daffina lei entra in questa partita nel 2007 con una casacca, quella di consulente di Abn Amro, la banca olandese (che ha in pancia Antonveneta) sotto scalata da parte degli spagnoli di Santander. Poi nell’estate del 2007, a scalata in corso, cambia casacca e passa sotto le insegne del Santander per vendere la preda Antonveneta a Mps. Perché?
Non mi si può accusare di avere servito due padroni. Se è questo che vuole dire. Occhio alle date. A maggio il consorzio Santander-Fortis-Rbs aveva già avuto successo con la sua scalata, anche se non dal punto di vista formale, la partita era chiusa. Il nostro committente iniziale, Abn Amro, si è sciolto e noi, sapendo che gli spagnoli volevano vendere Antonveneta appena ottenuta dalla scalata insieme al consorzio, a quel punto – conoscendo benissimo la banca – tre mesi dopo passiamo a lavorare per Santander cercando i compratori.

Franco Bernabé ha partecipato all’operazione Antonveneta in qualità di vicepresidente di Rotschild?
No. Credo che fosse già andato via. Noi avevamo dodici persone al lavoro per Santander su questa operazione anche attribuire il deal a una sola persona sembra strano. . L’abbiamo seguita noi, io e Stefano Marsaglia con un team composito del quale facevano parte ma c’erano Alfonso Cortina e Costantino Saiona in Spagna e Renato Alimonte. Poi c’era Mediobanca e Andrea Orcel, come Merril Lynch.

Secondo un testimone anonimo sentito dal Corriere della Sera, Andrea Orcel, oggi amministratore delegato di Ubs e allora capo di Merryl Lynch e l’allora prelato dello Ior Piero Pioppo avrebbero partecipato a incontri nella sede dello Ior per questa operazione. Le risulta?
No. Non conosco monsignor Pioppo e non mi risulta che lo Ior c’entri nulla. Ettore Gotti Tedeschi allora era rappresentante del Santander ma non era ancora allo Ior.

Qual è il ruolo di Andrea Orcel?
Orcel, allora era a Merryl Lynch e aveva rappresentato il Banco Santander nell’Opa Abn. Mi rendo conto che è un po’ un intreccio. Noi che rappresentavamo all’inizio Abn abbiamo assistito poi Santander perché eravamo più credibili rispetto ai terzi quando proponevamo Antonveneta, la conoscevamo bene. Loro invece di Merryl Lynch, che assistevano Santander poi sono andati ad assistere Mps nell’acquisto Antonveneta.