Anche Piazza Garibaldi, a Parma, si riempie per lo TsunamiTour. Migliaia di persone? Per la Questura saranno molte meno, circa quante quelle del Comitato Famiglie, che manifestano contro la soppressione del Quoziente Parma e l’aumento delle rette a nidi e materne. Lo fanno in silenzio, in pochissimi: due aste reggono uno striscione.

Il Comitato è sostenuto dall’Associazione Nazionale Famiglie Numerose (una sorta di Associazione Telespettatori Cattolici, non hanno il senso dell’umorismo). Chiedono spiegazioni e in questo li condivido: si rivolgono a un’Amministrazione che ha nel proprio ufficio stampa una grossa carenza comunicativa, uno di quei difetti che se non risolto al più presto avalla dubbi, incomprensioni, disinformazioni che sottraggono energie e alimentano malumore.

Chiedono sconti, quelli del Comitato, incentivi, detrazioni, agevolazioni, hanno molti figli, ma qui comincio a dubitare: nonostante gli aumenti forse non tutti sanno che le rette coprono solo un quarto del costo totale del servizio (il resto è a carico del Comune) e che il Quoziente Parma era già uno stile di vita che già dalla sua introduzione era al di sopra di quanto ci si poteva permettere.

Eppure il QP copriva solo 2.000 famiglie su 90.000: perchè questa minoranza vuole fare tanto rumore? E’ solo una questione di soldi? Chi sono queste famiglie numerose? Esercitano il diritto a fare molti figli senza essere in grado di mantenerli? Coltivano la terra e necessitano di braccia per la forza lavoro? C’è qualcosa di rurale in tutto questo, qualcosa che non mi è chiaro e mi interroga: mettere al mondo dei figli è già una responsabilità enorme, farne tanti senza poterli mantenere (ammesso che non si sia trattato di un accidente biologico) è da incoscienti.

E sulle rette la cosa si complica, almeno per me, che chiedo spiegazioni e aspetto di leggere i documenti quando i miei figli sono finalmente a letto, quando ho sonno pure io e vorrei tanto un biberon di caffè. Temo che qualcuno sia realmente in difficoltà di fronte a questi aumenti (e va aiutato) e come cittadino sarei pronto a contribuire per sgravarne dalle loro spalle il peso (tutto ciò che prima era gratis non ce lo possiamo più concedere: sarei disposto a pagare il prestito in biblioteca, il parcheggio libero alla multisala, versare una quota di solidarietà, etc), ma di fronte a chi ci marcia non farei sconti. 

Ho due figli, sono un babbo militante (per chi se lo chiede non significa che sono di sinistra, come mi son sentito dire, semplicemente passo molto tempo con loro), ragiono con i miei soldi, faccio un lavoro che mi dà un orizzonte di 5/6 mesi. Conosco il costo della vita e di un bambino e ho tirato un sospiro di sollievo il giorno in cui abbiamo smesso di usare pannolini (vorrei il terzo figlio, non lo dico a mia moglie che magari accetta). Ma avere figli è una scelta consapevole e la bellezza di averne non legittima la pretesa di essere agevolati, specie quando fra queste famiglie numerose si nasconde chi ha goduto di un beneficio che gli è stato omaggiato e al quale non vuole rinunciare. Si spiegassero meglio, tutti, che altrimenti si fa strada un sospetto: tra le famiglie qualcuna potrebbe lamentarsi perchè deve rinunciare alla colf.