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Arnaldo Capezzuto
Giornalista

Napoli, il nuovo ospedale è nella bocca del Vesuvio. Si salvi chi può

Pacco, Contropacco e Contropaccotto. L”Ospedale del Mare’ è un mostro di cemento più o meno antisismico con travi d’acciaio e grossolane pomposità architettoniche di dubbia utilità che sta sorgendo nella periferia orientale di Napoli nel cuore del quartiere Ponticelli.

La mega struttura sanitaria avrà una capacità di 500 degenti oltre il personale e ingloberà sostituendoli i presidi ospedalieri dell’Ascalesi’, del ‘Loreto mare’, del ‘San Gennaro’ e degli ‘Incurabili’ che a breve chiuderanno per abbattere la spesa sanitaria e – nelle previsioni – razionalizzare i servizi offerti. La scelta di “prospettiva” fu adottata dalla Regione Campania all’epoca guidata da Antonio Bassolino e portata avanti dal nuovo governatore Stefano Caldoro.

I lavori tra stop and go, problemi “ambientali”, pastoie burocratiche, variazione in corso d’opera, sopralluoghi, intoppi nelle autorizzazioni hanno subito pesanti ritardi sul tabellino di marcia. Sembra che la formula del project financing scelto per la realizzazione della struttura, proprio ora – secondo l’ultima versione ufficiale – dovrebbe garantire la conclusione dei lavori definitivamente nel 2015. C’è un “ma” però.

L’“Ospedale del Mare” non doveva essere proprio costruito a Ponticelli. Di recente la Protezione civile nazionale valutati i rapporti tecnici, gli studi sul rischio eruzione del Vesuvio ha deciso di estendere i confini dell’area di massimo rischio anche a parte della zona orientale di Napoli, e, in particolare a Ponticelli e altri sette comuni dell’hinterland. La riperimetrazione mette il timbro al quartiere di Ponticelli di Zona Rossa che significa: in caso di una malaugurata eruzione del Vesuvio in poco tempo dovrebbe essere evacuato l’intero territorio.

Cosa dire. Ecco, stare in silenzio e riflettere.

Occorreva la “riperimetrazione” della Protezione civile per capire che l’edificazione di un ospedale in quell’area era poco compatibile? Basta andarci e guardare, sentire. L’avverti sulla pelle la presenza del Vesuvio. Ne senti l’odore, la forza, il respiro. E’ un magnetismo. Ne senti il ritmo. Il grande “mostro” dorme da anni ma gli scienziati di tutto il mondo lo studiano da sempre. E’ un vulcano attivo e esplosivo molto differente ad esempio dall’Etna.

C’è da incazzarsi come bestie se solo si pensa che la distanza del nosocomio in costruzione dal Vesuvio è di appena 7,7 chilometri. Quando si è autorizzata la costruzione l’ospedale rientrava nella vecchia zona gialla, tecnicamente “a pericolosità differita”, cioè in caso di eruzione la struttura lo stesso non era al riparo della furia distruttiva del vulcano. Sono brividi che percorrono la schiena e ti fanno maledire la cattiva politica che non si sa perché invece di fare il bene comune riesce solo a fare affari con i soliti noti signorotti quelli di sempre.

Chi ha chiuso gli occhi, girato la faccia altrove e consentito una colata di cemento di palazzi, villette, case edificate fin dentro la bocca del cratere? Non era vietato? Non c’erano i piani regolatori e le zone di inedificabilità? Scusate la domanda spontanea: in caso di eruzione per dove si fugge ? Dov’è il piano di evacuazione? Come si farà tecnicamente a portare via in meno di mezza giornata ottocentomila persone? Boh!

Se fossi un amministratore, se avessi delle responsabilità pubbliche non ci dormirei la notte. Invece c’è chi dorme tranquillamente. E allora buonanotte. Senza parole. La domanda ostinatamente resta inevasa. Perché è stato consentito un progetto del genere? Perché la Regione ha detto “si”? Quali interessi c’erano e ci sono in gioco? In caso di emergenza i degenti dove saranno trasferiti? Non sarebbe meglio e più saggio bloccare tutto e prendere in considerazione – alla luce dei nuovi studi della Protezione civile – l’ipotesi d’interrompere i lavori e riadattare la struttura per altro??          

 


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