Ha la voce che ride, Daniela. Sarà la maternità. Ha una voce dolce, Daniela. Sicura, non preoccupata. Quasi divertita dalla sua storia.
Le prime domande sono quasi d’obbligo: “Quando nascerà tuo figlio e come lo chiamerai?”
“Nascerà ad aprile e si chiamerà Tiziano”.

Ma c’è un altro appuntamento, sempre ad aprile.
Daniela ha 32 anni. E’ calabrese di origine, si è trasferita in Toscana da 15 anni. Ha studiato a 800 chilometri da casa, prima ospite di un convitto, poi in una stanza in affitto. I genitori (“due pazzi”, li definisce) hanno appoggiato questa sua scelta. Si è laureata con 110 e lode in Lettere.

Decide di fare l’insegnante. Perché?
“Perché penso sia uno dei lavori più entusiasmanti del mondo, dove dai e ricevi sempre. Un lavoro dove è impossibile annoiarsi perché le persone che hai davanti cambiano continuamente e sei sempre in gioco. Perché nella mia carriera scolastica ho incontrato ottimi e pessimi insegnanti e ho provato sulla mia pelle ciò che ‘non fa’ un bravo insegnante”.
Daniela lavora duramente per realizzare il suo sogno. Frequenta la SSIS, Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario. Due anni di frequenza obbligatoria, quattro giorni alla settimana, a Siena. Tirocinio nelle scuole, duemila euro di retta all’anno, esami d’ingresso, esami in itinere e esame di Stato finale per conseguire l’abilitazione all’insegnamento. Successivamente, per conseguire il titolo di Sostegno per l’insegnamento ai disabili spende altri duemila euro e un altro anno di frequenza obbligatoria, sempre a Siena, tirocinio nelle scuole e esame finale. Insomma una formazione per insegnanti che aveva il compito di prepararli, valutarli e abilitarli.

Il Ministro Profumo, con una specie di gioco delle tre carte, indice un concorso. Lo presenta come “una novità”. Daniela mi spiega che di nuovo non c’è nulla.
Ma il problema più grande qual è?
“Il prossimo 18 febbraio ci sarà la seconda prova del concorso. Cosa succederà se sarò ammessa alla prova orale e questa coinciderà con la data presunta del parto? Ovvio, per il Ministero, anzi per il Ministro sarò esclusa automaticamente dal concorso, nonostante tutti i miei sacrifici. Tutto sarà vano se mio figlio deciderà di nascere lo stesso giorno o in prossimità della prova”.

Nella situazione di Daniela ci sono tante altre aspiranti insegnanti.
Che si fa? Si fanno gravidanze “elastiche”? Tipo di 11 mesi? Lo chiedo al Ministro, che è un tecnico.

Si chiede di scegliere tra la maternità e il lavoro?
Ma Daniela ha la voce che ride.
“In via teorica esiste un governo, un Ministro, quello dell’Istruzione, che ha elaborato un bando, basterebbe derogare a ciò che si è scritto. Non dovrebbe essere così complicato (in via teorica!). Inutile parlare di pari opportunità se poi una donna che va a partorire è ingiustificabile ai fini di una selezione pubblica. Se è lo Stato il primo a ledere questo diritto cosa vogliamo aspettarci dai privati”.
 Daniela andrà a votare: “Voterò, perché i diritti, finché ci sono, vanno esercitati. Dopo è inutile lamentarsi! Credo nel rinnovamento delle persone e delle idee”.
Nessuno è stato vicino, in questa battaglia, a Daniela: “Solo la mia famiglia. I sindacati sono troppo impegnati a litigare tra loro, a fare ricorsi su ricorsi mettendoci l’uno contro l’altro”.

Daniela ha la voce che ride. Perché comunque vada ad aprile nascerà Tiziano.
Forse a Daniela chiederanno davvero di scegliere tra l’essere mamma ed essere assunta.
La sua voce, mentre ride, ci dice che la sua scelta l’ha già fatta.
E la domanda è: che Paese è quello che chiede di fare una scelta del genere?