Cari bambini, questa lettera avrei voluto non scriverla. Qualcuno di voi in questi giorni, mi ha chiesto: “Maestro perché noi non possiamo votare?”.

Sentire in voi una sorta di desiderio di politica mi ha quasi commosso. Come quella volta che dopo aver eletto il sindaco della classe, con tanto di campagna elettorale e comizi tra i banchi, siamo stati al consiglio comunale di Lodi a fare i consiglieri comunali. Stefano aveva la fascia da sindaco e la maggioranza finì sotto ma alla fine qualcuno mi chiese: “Ma da grande potrò fare davvero l’assessore?”.

Spendo ogni istante delle mie lezioni ad insegnarvi ad amare la polis, la vostra città, il vostro quartiere, la vostra biblioteca, il vostro campo da calcio, i vostri giardini. Voi l’avete capito, a dieci anni, sentite l’amore per la politica, per la polis.

Ma di voi non interessa niente a nessuno. In queste settimane quando ho acceso la tv la sera per guardare uno dei tanti dibattiti di turno, non ho mai visto un leader nominare le parole: bambino e scuola. Eppure io ho a che fare con voi tutti i giorni e tra otto anni, un lasso di tempo brevissimo, proprio voi vi troverete a scegliere.

Mattia, tu hai 10 anni e sabato sulla tua pagina Facebook scrivevi: “Tutti sbagliano nel mondo ma chi non ha votato Renzi ha fatto già la programmazione di cosa sarà l’Italia perché ora ci troviamo Monti che ci porta agli inferi. Bersani no comment. Berlusca che apre le frontiere. Senza Renzi l’Italia avrà un capo che non è degno del proprio lavoro. Dovevate ripensarci sul nostro futuro”.

Mi piacerebbe che uno di questi leader leggesse questo tuo post: tu parli di futuro, hai voglia di pensare a ciò che sarà del tuo Paese. Ma loro non lo sanno. Non sanno che voi bambini non solo giocate alla Playstation e con il pallone ma che sapete, con il vostro dizionario, con i vostri strumenti, amare la politica, appassionarvi all’Italia.

Cari ragazzi, forse più nessuno parla di voi in questo Paese, nemmeno vi fanno votare quando siete all’estero per un Erasmus, perché sanno che nel 2030 il vostro voto conterà sempre meno

Secondo i dati dell’Atlante dell’infanzia, presentato da Save the Children, alle ipotetiche elezioni del 2030 il peso potenziale del primo voto di coloro che avranno tra i 18 e i 21 anni, scenderà sotto il 4 per cento.

Eppure io non perdo la speranza in voi: continuerò finché farò il maestro a insegnarvi cos’è il Parlamento; a portarvi quando riesco a trovare i finanziamenti, a visitate il Senato o il Quirinale; a farvi imparare giocando con il sito della Camera per i bambini, a fare una legge perché questo Paese non appartiene a Bersani, a Monti, a Berlusconi o a Casini che hanno attraversato l’album dei ricordi di ogni generazione, ma a voi.