Se hanno imparato dagli italiani, lo hanno fatto veramente bene. Nel giorno in cui si apprende che un cittadino greco su due ammette di non poter pagare le tasse sulla casa di proprietà (cercherà di venderla per evitare conseguenze penali) il teatro dell’assurdo ellenico si arricchisce di un altro capitolo sul caso della Lista Lagarde, l’elenco degli evasori che hanno trafugato miliardi di euro fuori dal paese verso la svizzera HSBC, con nomi eccellenti della politica e dell’imprenditoria ellenica. E al cui interno si sospetta vi siano fondi neri, tangenti per fornitura di armi e per le Olimpiadi del 2004. Il dipartimento crimini finanziari (lo Sdoe) denuncia che i ministeri competenti non hanno ancora inviato i funzionari per proseguire nelle indagini sulla Lista Lagarde perché è scritta in lingua francese. E così si rischia di tardare ulteriormente il raffronto incrociato tra i 2000 nomi della Lista (c’è anche il consigliere economico del premier), i proprietari di immobili fuori dal Paese e i 54mila greci che hanno conti correnti all’estero per una mera deficienza tecnica, nonostante fiotte di interpreti e traduttori che affollano gli uffici di ministeri ed enti pubblici.

L’ennesima assurdità in una vicenda tanto scabrosa quanto incredibile, dal momento che il Paese si trova a fare i conti con gli sviluppi del piano della troika utile alla concessione dell’ultimo maxiprestito da 50 miliardi di euro. Con cittadini ridotti allo stremo che fanno fatica ad arrivare alla seconda settimana del mese, come tutti gli indicatori dell’Istituto di statistica nazionale denunciano e con le Ong che ormai puntano in pianta stabile a intervenire in loco (Medici senza frontiere in primis). Mentre la politica non fa poi molto per inchiodare i responsabili, anzi, come riportato più volte da queste colonne, (un articolo del fattoquotidiano.it è ora agli atti ufficiali della Camera), c’è da registrare una sorta di freno a mano tirato proprio da chi invece dovrebbe procedere spedito verso la soluzione della questione.

Una settimana fa il Parlamento ha votato sì alla commissione di indagine per il solo ex ministro delle Finanze Papacostantinou, ma facendo salvo il suo successore Venizelos, attualmente leader dei socialisti del Pasok. Entrambi avevano dichiarato, interrogati dalla Commissione parlamentare che indaga sul caso, di non avere mai protocollato la lista, giunta in Grecia per corriere diplomatico nel 2010, e di non sapere dove fosse. Ma proprio Papacostantinou ora dovrà rispondere per aver depennato dall’elenco tre suoi parenti, tra cui il noto commerciante di armi Roussios, socio di affari di Akis Tsogatsopulos, ex ministro a soprattutto ex braccio destro di Andreas Papandreou, padre padrone nella Grecia post colonnelli e vero dominus della politica per trent’anni, tutt’ora in carcere e in attesa del processo. Non solo le opposizioni del Syriza, ma finanche la stampa internazionale come il New York Times, si sono chiesti il perché di tale disparità di trattamento. Più di qualcuno insinua che la Camera abbia “salvato” Venizelos solo per evitare che la maggioranza anomala che tiene a galla il premier conservatore Samaras crollasse sotto i colpi di uno scandalo dalle proporzioni colossali.

All’interno della lista, come molti organi di stampa hanno riportato, figurerebbe anche il nome di Margareth Papandreou, madre dell’ex premier Giorgios, con la faraonica cifra di 500 milioni di euro. La signora si è affrettata a smentire e i suoi legali parlano di una cifra espressa in dracme, ma il dubbio della gente comune rimane, soprattutto se la stessa classe dirigente del Paese consente che per la mancanza di qualche interprete vengano ritardati controlli incrociati determinanti per ricostruire il giro di denaro.

Il tutto accade in un Paese dilaniato dai riverberi del memorandum della troika. Fra due giorni i lavoratori privati “faranno compagnia” a quelli pubblici con la nuova normativa sulle ritenute. Secondo la nuova scala ci sarà un aumento delle ritenuta alla fonte sul reddito annuo superiore a 20.000. Mentre Atene, dopo dieci giorni di fermo della metropolitana, sarà interessata dal maxi sciopero di bus e mezzi pubblici, con gli agricoltori che hanno annunciato altre mobilitazioni e si preparano a chiudere le autostrade per protesta. E con l’ultimo sondaggio politico che dà i nazisti di Alba dorata terzo partito stabile, al 10% altro fattore di rischio in un tessuto socio politico già destabilizzato da attentati, come la bomba artigianale fatta esplodere una settimana fa nel più grande centro commerciale della capitale e quelle contro il partito di governo.

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