“I’m back!” è la sua frase iconica e appena può la usa. A vedere dal vivo Arnold Schwarzenegger, in tour a Roma insieme al suo nuovo film, “The Last Stand” (il secondo dopo l’esperienza in politica e il primo di nuovo da protagonista), si capisce molto della sua carriera da governatore. Parlata affabile, modi da politico, frasi da comizio e un’aura intorno a sé da figura potente e rispettabile.

Arnie è tornato ed è di nuovo nel suo mondo: “Sia la politica che lo show business sono duri e richiedono davvero tanta passione, ma la politica è una cosa seria, si decide delle vite delle persone con una responsabilità immensa. Dopo 8 anni è bellissimo essere tornato al cinema con un film d’azione di quelli miei, pieno di divertimento, movimento, esplosioni e sparatorie!”

E dei suoi lo è sicuro “The Last Stand“, un film nuovo fuori ma classico dentro, che sembra un western anche se è ambientato al giorno d’oggi ed è diretto da Kim Jee-Woon, venerato maestro del cinema d’azione sudcoreano (“Il buono il matto il cattivo”, “A bittersweet life”) subito prelevato da Hollywood. La storia racconta di uno sceriffo di una tranquilla cittadina in mezzo al deserto che, proprio nel giorno in cui mezzo paese è da un’altra parte (per un’importante evento sportivo), viene a sapere che un pericolosissimo fuorilegge e la sua banda, in fuga verso il Messico, dovranno passare per la sua giurisdizione. Farsi da parte per Schwarzenegger ovviamente non è nemmeno un’opzione.

Nel film, com’è facile immaginare, non si fa economia di pallottole e da un uomo con il suo trascorso politico, a così poco tempo dalla presa di posizione di Obama sulla circolazione delle armi e da tutte le tragedie recenti, è impossibile non aspettarsi un punto di vista preciso: “Intrattenimento e realtà vanno separati. Di fronte a tragedie come quelle recenti in quanto società dobbiamo raccogliere la sfida e capire come migliorare il nostro paese e minimizzare incidenti come questi. Una politica che deve partire dalle leggi sulle armi ma arrivare anche nelle scuole, nella maniera in cui teniamo a bada i malati di mente e anche a come ci comportiamo noi dello show business. Bisogna guardare il problema da tanti punti di vista diversi e per questo sono d’accordo con Obama”. Otto anni nella politica lasciano il segno in come ti relazioni su certi temi.

Quello che non dice, ma che è evidente, è anche che in questo film più che in altri la violenza è estremamente iperbolica e grottesca (complice l’influsso di un regista asiatico), insomma c’è tutta l’azione che ci si aspetta ma anche quel po’ di ironia, specie riguardo il proprio personaggio: “Interpreto un uomo che è stato grande e si è voluto ritirare in un piccolo paese per cercare la pace ma io non sono così. Io non mi ritirerò mai!”. E si è visto, dieci anni fa si parlava di un possibile riciclo nel mondo del cinema d’azione ma ai vertici ci sono sempre Schwarzenegger, Stallone, Bruce Willis e Jean-Claude Van Damme: “Già. E ne sono felice” dice accompagnato da una risata grassa con sigaro in bocca “Sai cos’è? E’ che noi abbiamo un allenamento e ci teniamo in forma. Sylvester tira di boxe, Van Damme ha fatto arti marziali tutta la vita, io sollevavo fino a 220 chili e anche se abbiamo 60 anni la differenza si vede ancora”.

Quindi Arnold Schwarzenegger lontano dalle scene per quasi 10 anni ritorna come se nulla fosse (anche se con “The Last Stand” il boxoffice americano è stato molto negativo). In fondo i film non cambiano mai, solo il business è diverso: “Credo che sia sempre stato così, non solo 10 anni fa ma anche negli anni ‘30: la gente vuole vedere belle storie. Te lo dico io cosa ho notato di diverso dopo 10 anni: il giro d’affari. A inizio anni 2000 facevo i miei film con 100 milioni di dollari, ora con 45 e ci sono investitori da tutto il mondo, non solo da Hollywood. Pensa che qui ho anche un grandissimo regista sudcoreano! Il re dell’azione asiatica!”

A cura di Gabriele Niola

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