Ieri sera è avvenuto un miracolo.
Così ha detto Fabio Repici, l’avvocato della famiglia Parmaliana e, tra gli altri, di Salvatore Borsellino, commentando la sentenza del processo al Procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata.
Erano le 19.41 quando ci arriva questo messaggio da Fabio: Condannato. 
Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, un Procuratore generale viene condannato.
Ma, al contrario di quanto ho affermato in questi giorni a Fabio e ai miei colleghi di redazione, Marco e Angelo, io non credo ai miracoli. O meglio, non credo ai miracoli che avvengono da soli. Perché ne avvenga uno, c’è sempre bisogno di una persona che lo compie e di altre che la aiutino.
Esattamente come l’ha compiuto – e lo continuerà a compiere – la mia amica Angelina, che dopo nemmeno 30 ore da un’operazione di 6 ore al cervello, era già in piedi che camminava, mangiava e chiacchierava.
Sono le persone che compiono i “miracoli”. Le persone che non smettono di lottare anche quando le cose vanno male, quando sembra di star affrontando la sfida di Davide contro Golia, quando sembra di stare sul cavallo di Don Chisciotte, quando arriviamo al punto di star per mollare ma poi pensiamo “ancora un altro giorno”.
Per questo riusciamo a far avverare i sogni, per questo riusciamo a fare cose “impossibili”. Come poteva essere “impossibile” far condannare per la prima volta nella storia d’Italia un Procuratore generale.
E Franco Cassata lo è stato, condannato per diffamazione nei confronti del professore Adolfo Parmaliana, la cui storia vi ho accennato in un articolo scritto un anno fa. Era appena iniziato il processo e, parlando a Fabio Repici, che si scusava con Adolfo per non essere riuscito a farsi chiamare a deporre come teste, conclusi: “E l’unica cosa che mi sento di dire a Fabio Repici, avvocato di alcune delle famiglie migliori che conosco, Salvatore Borsellino, gli Alfano, i Manca, i Campagna, i Parmaliana, è che forse la sua mancata deposizione sarà un’altra battaglia persa, ma è una battaglia di una guerra che alla fine vinceremo.”
E la guerra, ieri, l’abbiamo vinta davvero.
di Federica Fabbretti