Il Fatto Quotidiano ha opportunamente rilevato come le le liste Pdl siano zeppe non solo di avvocati difensori di Berlusconi, ma anche di dipendenti o collaboratori delle aziende di famiglia, a partire da Mediaset. Non si tratta di una rilevazione di poco conto, ma di un dato sostanziale, se davvero si vuole comprendere la natura della attuale strategia del Cavaliere

Berlusconi ha la certezza della sconfitta, la sua ridiscesa in campo ha il solo obiettivo di mettersi in sicurezza e di mettere in sicurezza il suo conflitto di interessi. In questo non vi è differenza alcuna con le motivazioni che lo indussero a candidarsi nel 1994. Allora, complice l’età e la possibilità di vendere un budino non ancora assaggiato dagli italiani, l’obiettivo era quello di vincere. Oggi, più modestamente, punta a raggiungere il pareggio al Senato perché, solo in questo modo, potrà davvero condurre una efficace  trattativa con la maggioranza che si formerà.

Da più parti si pensa che Berlusconi abbia come priorità il ‘salvacondotto giudiziario’, una sorta di scudo che lo protegga  da eventuali sentenze di condanna, ma questo non sarà facile, troppi e diversi i processi che lo vedono coinvolto e i giudici che dovranno emettere le sentenze. L’ipotesi che possa diventare presidente del Senato, in cambio di un sostegno al candidato alla presidenza della Repubblica, non sta né in cielo, né in terra, a meno che i vincitori di febbraio non vogliano politicamente suicidarsi.

Più realistico, invece, è uno scenario che, in caso di pareggio, preveda la richiesta del ‘salvacondotto mediatico’ e cioè di una sostanziale conservazione dell’attuale sistema dell’informazione, a cominciare dalla salvaguardia della legge Gasparri, quella che ha davvero blindato il duopolio, saldando un polo Raiset, e ripristinando l’integrale controllo di partiti e governo, compreso quello tecnico, sulla Rai.

Qui torneranno buoni i dipendenti delle aziende di famiglia, i combattenti e reduci della ‘guerra del conflitto di interessi’, quelli disposti a tutto perché non sono solo suoi fedelissimi, ma anche suoi dipendenti, requisito ancora più essenziale nella stagione che sta per aprirsi. Chi davvero vuole affrontare e risolvere il conflitto di interessi, come oggi molti dicono di voler fare, dovrà farlo nei primi 100 giorni, nel solo modo possible: vietando in modo esplicito la candidabilità di chiunque sia direttamente proprietario di concessioni televisive in sede locale e nazionale.Tutto il resto sono e saranno parole al vento.

Dopo il voto non ci vorrà molto per capire se e quali salvacondotti saranno stati eventualmente contrattati con Berlusconi, i suoi parlamentari, avvocati o dipendenti, o entrambe le cose…