Oggi vorrei farvi leggere il mio intervento all’interno di un progetto davvero interessante e importante. Si tratta di un libro, il suo titolo non ha bisogno di spiegazioni: “Musica contro le mafie

Io sono sempre più convinto che la musica, in particolare il mio genere, l’Hip Hop, possa intrufolarsi come un fantasma di fumo attraverso le crepe che un sistema bigotto ed immobile come il nostro sta pian piano mostrando. Non credo nel potere pedagogico della musica, la pedagogia ha altri luoghi in cui esprimersi, ma la musica può defibrillare qualche mente assopita e spingerla a reagire. Non voglio dilungarmi, ma farvi leggere il mio estratto dal libro, che appare per Gentile concessione di Rubbettino Editore e MkRecords

“Avete mai provato a cercare la parola ‘Ndrangheta su Google? Avreste tanti risultati atti a cercare di definire in qualche modo qualcosa di non fisico, qualcosa di non riconducibile alla materialità, quasi il tentativo di rendere scienza esatta l’astratto e scienza astratta il concreto. Un inutile rincorrere spiegazioni, definizioni e congetture che altro non fanno che riportare ad un semplice termine: famiglia.

Poi però, mosso da una sensazione di rabbia mista a curiosità, ho cercato il termine “famiglia” non su Google questa volta, ma sul vocabolario, e lì i miei occhi sono esplosi, e con loro anche quella parte di cervello destinata all’associazione di termini, che uno psichiatra saprebbe definire correttamente, sicuramente meglio di me.

Ma come? Il termine famiglia indica altro, eppure ‘Ndrangheta sembra essere proprio un’azienda, un vero e proprio business a conduzione familiare. Con il minor numero di pentiti rispetto alle sue cugine – “Sacra corona unita”, “Camorra” e “Mafia siciliana”-, in Calabria nessuno parla, nessuno dice niente, l’omertà si sostituisce al nostro midollo osseo mantenendo in piedi una struttura che continua a camminare anche in un’era dove chiunque può essere ovunque grazie ad una connessione internet. Allora la domanda è: dov’è questa entità, dov’è la radice, il punto di partenza, qual è la copia master da cui si duplicano tutti gli altri aspetti? Dopo giorni di meditazione ricevetti l’illuminazione da un ragazzino della provincia di Vibo, la sua storia può essere riassunta cosi:

Marco, 14 anni, parla solo dialetto, io stesso ho avuto difficoltà ad interpretare alcuni suoi pensieri trasposti in parole, non sa scrivere, legge qualcosina qua e là, ma sa già impugnare una pistola, volendo sa anche smontarla per pulirla, perché suo padre gli ha insegnato che solo un’arma può concederti il rispetto che, nascendo dalla paura, ti porta ad essere un uomo.

Alla domanda se ha mai letto dei fumetti, lui risponde: “è roba per ricchioni”, si perché “ricchione”, per lui, è un offesa seria, peggio che mostro, perché i veri mostri là fuori sono i diversi, quelli che hanno seguito i loro impulsi interni conducendo una vita vera, senza desiderio di incutere timore; i veri mostri per lui sono gli uomini che rispettano gli altri uomini, perché suo padre gli ha insegnato che il rispetto è qualcos’altro, è un’altra cosa, il rispetto è solo un modo diverso di dire: manteniamo i rapporti con quella persona perché un giorno potranno tornarci utili. Marco ha 14 anni, e già non ha paura di morire, la sua più grande paura è quella di crescere senza incutere paura a nessuno, perché la paura è il più potente mezzo che si possa avere.

Ed è proprio la paura la chiave di volta di questo mio discorso: cos’è che ci spinge a rimanere zitti, cos’è che ci porta ad alimentare certe entità mafiose nella quotidianità, quando cerchiamo di superare una fila, quando cerchiamo di velocizzare tempi d’attesa in qualche ente pubblico attraverso le amicizie, o anche quando un calabrese usa il suo accento al nord, perché sa che quell’accento più terrorizzare qualcuno in attimi di tensione? È la paura, la paura di cambiare, perché il cambiamento ha una forte percentuale di desiderio al suo interno, ma in realtà il cambiamento è paura. Ora so dove è locata la mafia, qual è il suo covo: il suo vero nascondiglio è nella mente; la sua radice, il suo habitat naturale è la mente delle persone che hanno paura. “Il resto è nella mente” diceva un ispirato Neffa qualche anno fa, allora facciamo in modo che quel “resto” sovrasti la nostra paura di cambiare: solo superando quella paura che ci rende uomini massa possiamo trovare una via d’uscita a quello che avvolge la nostra terra, a questa patina di silenzio mista a voglia di scavalcare gli altri, al desiderio di potere che ogni uomo custodisce dentro di sé; solo cambiando noi stessi, nei piccoli gesti e nelle piccole azioni quotidiane, questa patina può diradarsi e disperdersi nel vuoto. Il processo è lungo, la rivoluzione sarà lenta e faticosa, la salita ripida, ma ad ogni salita corrisponde una discesa, e solo rivoluzionando noi stessi saremo in grado di rivoluzionare l’ambiente circostante, spazzando via le nubi che da decenni oscurano i raggi di un sole puro, che vorrebbe solo illuminare d’onestà le menti e le vite di noi uomini che amiamo davvero la nostra terra, che amiamo davvero il sud.

“Non rivoluzioni se non ti rivoluzioni”

Il Libro (con cd allegato) contenente i brani di alcuni degli artisti coinvolti nel progetto), insieme ai contributi degli artisti e alle prefazioni dei due curatori contiene gli interventi di Carlo Lucarelli, dell’antropologo Vito Teti e di Don Luigi Ciotti dell’Associazione LIBERA (Associazioni, Nomi e numeri contro le mafie) alla quale saranno destinati i proventi del volume.

Per acquistarlo potete rivolgervi qui o a questo indirizzo mail.

Artisti coinvolti.

Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Eugenio Finardi, Sergio Cammariere, Simone Cristicchi, Paolo Belli, Teresa De Sio, Sud Sound System, Roy Paci, Brunori Sas, Frankie Hi Nrg, Modena City Ramblers, Raiz, Roberto Angelini, Andrea Satta dei Tetes De Bois, Marco Notari, Marta sui Tubi, I Giganti, Perturbazione, Piotta, Tinturia, Enrico Capuano, Marco Cocci, Yo Yo Mundi, e poi ancora Marlene Kuntz, Il Parto delle NuvolePesanti, Marino Severini dei Gang, Kiave, Nobraino, 24 Grana, Lo Stato Sociale, Cisco, Nuju, Giulio Casale, Spasulati, Maurizio Capone e Bungt & Bangt,Lucariello, Boom Boom Vibration, Capatosta, Combass, Mirco Menna, Daniele Sanzone degli A67, Vito Ranucci, Vov, Danilo Montenegro, Guna, Kalafro, Arangara, Cataldo Perri, QBeta, Rosa Martirano, Alfonso De Pietro, Almamediterranea, Dario De Luca e Omissis Mini Orchestra, U’ Papun.