Mentre la campagna elettorale entra nel suo vivo, Silvio Berlusconi incassa un endorsement inaspettato: secondo Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra francese Front National, “Berlusconi è positivo, perché è l’unico ad aprire un dibattito sulla libertà dell’Italia, sull’indipendenza dai diktat di Bruxelles“. Per carità, ammette, “certi suoi atteggiamenti gli nuocciono” ma “questo non è importante, quello che conta è il dibattito sui margini di libertà, sulla democrazia, sulle vere scelte indipendenti che può fare l’Italia. E oggi Berlusconi è l’unico a mettere in discussione l’Unione europea e l’euro”. Insomma per la Le Pen è “vota Silvio“.

Alla tradizionale cerimonia degli auguri alla stampa di inizio anno del Front National, partito di estrema destra in ascesa alle ultime elezioni presidenziali francesi, i giornalisti ci sono andati sicuri di portare a casa qualche dichiarazione di fuoco in perfetto stile “lepeniano” e, almeno quelli italiani, non sono stati delusi. Secondo la leader del Fn, nonostante qualche “frase” (gli insulti ai magistrati?) ed “atteggiamento” (il Rubygate?), il Cavaliere è sicuramente “positivo”, e questo in nome di quello che può (ancora) fare molto per l’Italia in termini di “democrazia” e “libertà”. ”In Italia non ci sono responsabili politici che rimettono in discussione il modello imposto dai tecnocrati di Bruxelles”, ha detto la Le Pen. “Sono stata in Italia un anno fa e sono rimasta sorpresa dal dibattito politico. Molti temi cruciali vengono occultati”.

Il Front National è storicamente un partito estremista ed euroscettico che vede in Bruxelles e nell’Unione europea stessa come l’origine di molti dei mali dei cittadini francesi e non solo. L’anima del Front National si riassume nei concetti di nazionalismo, destra sociale, anti-globalizzazione e populismo. Ma chi è Marine Le Pen? Come suggerisce il nome, è figlia d’arte del più noto Jean-Marie Le Pen, ex presidente del Front National e uno degli uomini politici più contestati sul palcoscenico europeo. E’ succeduta al padre nel 2011 riuscendo a risollevare le sorti del partito caduto dall’11,3% al 4,3% anche a causa della deriva antisemita che aleggiava sotto la precedente conduzione ormai indigesta alla destra francese.

Oltre al nazionalismo alla vena razzista, la Le Pen condivide con il padre la carica di eurodeputato a Bruxelles e Strasburgo. Strano per due politici così euroscettici? Sì se si pensa allo stipendio che incassano grazie all’Europa che contestano, ma no a guardare il gruppo in cui risiedono, ovvero quello dei non iscritti, il contenitore che racchiude i membri di quei partiti che non hanno accettato, o non sono stati accettati, dalle principali famiglie politiche europee. Parliamo di formazioni estremiste come il Jobbik Magyarországért Mozgalom in Ungheria, il British National Party in Gran Bretagna, il Vlaams Belang in Belgio e il Partij voor de Vrijheid nei Paesi Bassi (il Partito della Libertà di Geert Wilders). Insomma, una ‘compagnia’ di tutto rispetto.