No, non si tratta d’una velenosa burla dell’opposizione, da sempre tutt’altro che avara in tema di più o meno pesanti ironie sulle tendenze autoritarie della ‘presidentaCristina Fernández de Kirchner. Il manifesto con il quale il gruppo ‘Peronismo Militante’ convoca folle oceaniche a Mar del Plata per il celebrare il ritorno della ‘Fragata Libertad’ – il veliero scuola della Marina argentina tenuto per molte settimane in ostaggio dai ‘fondi avvoltoio’ in un porto del Ghana – è assolutamente serio. E, nella sua serietà, riflette la realtà d’una filosofia – e d’un culto della personalità impavidamente impegnato, come ogni culto della personalità, a sfidare il ridicolo – che è parte integrante del peronismo in generale e, nello specifico, di quella molto particolare e tremendamente attuale variante del peronismo che va sotto il nome di kirchnerismo. In sostanza: il kirchnerismo vede davvero Cristina – e Cristina vede se stessa – come l’impavida ‘figlia del Corsaro nero’ rappresentata in questo manifesto la cui grafica ricorda, in peggio, le copertine dei libri del vecchio Emilio Salgari (e che, tra l’altro, non è che il riciclaggio d’un altro manifesto da ‘Peronismo Militante’ usato nel giugno del 2011 per convocare, presente Cristina, una riunione di giovani nello Stadio Racing di Avellaneda. L’adulazione, evidentemente, va a discapito, non solo del buon gusto e dell’intelligenza, ma anche della fantasia).

E le cose di certo non migliorano quando si legge lo slogan che accompagna l’immagine: ‘Nosotros viento – la Patria barco…CRISTINA CAPITANA!’. Un genere di retorica che ricorda troppo da vicino le scritte murali che, durante il fascismo, tappezzavano l’Italia, per non far correre qualche brivido d’orrore lungo la schiena. Anche perché proprio il fascismo è notoriamente stato – sia pur in una vicenda troppo complessa ed enigmatica per esser condensata in questa semplice etichetta – la base ideologico-politica originale del peronismo.   

Nella sua lunga battaglia contro i ‘fondi avvoltoio’ – che nel pieno della crisi del 2000-2001 comprarono a prezzi stracciati i titoli argentini e che poi non accettarono la ristrutturazione del debito – l’Argentina ha tutte (o quasi) le ragioni del mondo. Le ha al punto che l’Onu ha ordinato la liberazione della nave scuola sequestrata in Africa. Ed al punto che in tutte le cause giudiziarie aperte nel foro di New York, non solo ha quasi sempre vinto, ma ha sempre ricevuto un pressoché universale appoggio, non escluso quello del Tesoro e della Federal Reserve degli Stati Uniti (per non dire, ovviamente, di tutte le istituzioni finanziarie che, a suo tempo accettarono, nel pieno di una catastrofica crisi, il cosiddetto ‘canje’ da 33 centesimi per ogni dollaro).

Ci si chiede tuttavia: è possibile manifestare il proprio appoggio all’Argentina e la propria avversione per le pratiche della finanza speculativa senza dover trangugiare queste forme di autoincensamento accompagnate da cerimoniali ultra-patriottici che appaiono – per usare un eufemismo – decisamente fuori misura (ed anche, per molti aspetti, volgarmente strumentali)? È una domanda che molti argentini – anche all’interno di quel 54 per cento di votanti che, nell’ottobre del 2011, hanno trionfalmente rieletto Cristina presidente – vanno sempre più frequentemente ponendosi. Dove prospera il culto della personalità, la democrazia è  sempre in pericolo. Ed il culto della personalità kirchnerista sembra avere, ormai da tempo, superato i limiti di guardia…