L’argomento preferito da parte di PD e dintorni per delegittimare il M5S e da ultimo il movimento che si sta raccogliendo in modo alquanto travagliato attorno ad Antonio Ingroia, è che si tratta di operazioni biecamente populiste e fascistoidi, quella di Grillo, oppure di velleitarismi elitari conditi di giustizialismo, quello di Rivoluzione civile. Anzi, Anna Finocchiaro blindatissima nel ‘listino’ di Bersani, già parlamentare di lunghissimo corso ed ex magistrato a Palermo, ha accusato esplicitamente Ingroia di usare strumentalmente la politica per pura affermazione personale.

Insomma qualcosa di decisamente abominevole.

Non è un mistero che per la nomenclatura del Pd, speriamo non per la sua base e per il milione di cittadini che si è diligentemente recato al voto per scegliere il candidato al parlamento lo scorso 30 dicembre,  Beppe Grillo è molto peggio di Berlusconi. 
Quanto ad Ingroia, reo di essersi messo in rotta di collisione con il Quirinale, per lui bastano le risposte sprezzanti e liquidatorie che gli ha riservato il cosiddetto esponente di punta della sinistra del partito, l’onnipresente Fassina.

L’avere indetto le primarie per scegliere il candidato premier e a seguire i candidati al parlamento, fatta salva la nutrita quota dei primi in lista cioè nominati dal segretario, con lo scopo di disinnescare solo parzialmente il Porcellum che nessuno ha voluto veramente archiviare, viene agitato come scudo stellare per qualsiasi critica o rilievo sulla presentabilità delle candidature.

Il bagno di partecipazione popolare dovrebbe, secondo l’assioma bersanian-vendoliano, stigmatizzare come delitto di lesa maestà qualsiasi valutazione oggettiva sul livello tutt’altro che rassicurante di molti candidati del Pd che hanno brillantemente superato la prova.  

La Sicilia che è una regione chiave insieme alla Lombardia e al Lazio per l’attribuzione dei seggi su base regionale per il Senato prevista dal Porcellum offre uno spaccato di benedetti dalle primarie eufemisticamente poco entusiasmente.

All’elenco degli impresentabili di cui Vladimiro Crisafulli è solo il rappresentante più titolato, come ricorderanno quelli che hanno seguito le mirabolanti vicende di Bernardo Provenzano e della folta schiera dei comprimari mafiosi e politici nel libro I Complicidi Peter Gomez e Lirio Abbate, si devono aggiungere le affermazioni di candidati che pur non avendo trascorsi pericolosi su questo fronte rappresentano la peggiore continuità con logiche clientelari e partitocratiche.

Un esempio eclatante è Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro alle comunicazioni del governo D’Alema Totò Cardinale (quello dell”abilitazione speciale’ per l’abusiva Rete 4): lei è arrivata prima alle parlamentarie del Pd a Caltanissetta davanti a Calogero Speziale, già presidente della commissione antimafia che paventa brogli e minaccia ricorsi. Il padre, democristiano di lunghissimo corso sotto svariati simboli e dunque amatissimo da Massimo e Silvio,  le aveva lasciato per via ereditaria il seggio parlamentare nel 2008, imponendo la sua successione quando lei aveva 26 anni e non era ancora laureata. Adesso che per soli 60 voti è arrivata prima è orgogliosa che “tanti amici di papà” siano diventati anche amici suoi e che l’abbiano votata convintamente, naturalmente per i suoi meriti parlamentari.

Nell’avvincente intervista a Repubblica del 3 gennaio ‘Anch’io sono in campo contro l’antipolitica, nel nome di papà’ riconosce che quella paterna “è una eredità pesante” ma non capisce perchè “una debba essere penalizzata a continuare a fare il lavoro del papà, anche se la politica non è un mestiere..”  E poi, aggiunge “la politica ti porta via tanto tempo, la famiglia è sacrificata.. per fortuna il mio fidanzato mi capisce..”

Ma c’è sempre il papà che la consiglia e le dice “di tenere vivo il rapporto con il territorio” così lei per non sbagliare ha aperto ben tre segreterie a Palermo, a Caltanissetta e a Mussumeli. Anche perché contro le insidie dell'”antipolitica” non bisogna stare con le mani in mano ed occorre “agire con impegno e ridare fiducia ai cittadini…. “.

Quanto ai sospetti sullo status di “figlia di papà” e al dubbio se possa essere annoverata tra i raccomandati della politica, adesso può rispondere a testa alta: “No, perché queste primarie mi hanno finalmente legittimata”.

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