Se potessi dare un voto al discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, non avrei alcun dubbio a dare un 6, una sufficienza scarsa. La forma c’è, manca la sostanza. E come direbbero certi desueti maestri: “Si è impegnato ma poteva dare di più”.

Giorgio Napolitano si è dimenticato di parlare della nostra scuola pubblica. Ha risolto la questione dicendo che le opportunità ai giovani “bisogna darle soprattutto attraverso politiche pubbliche di istruzione e formazione rispondenti alle tendenze e alle esigenze di un più avanzato sviluppo economico e civile”.

Il Presidente si è ben guardato dall’affermare che l’istruzione in Italia è una vera e propria emergenza. Eppure il rilancio dell’economia e l’avanzamento civile dell’Italia passano da un serio investimento su chi domani dovrà essere la nuova classe dirigente del Paese.

Nel 2012 la spesa pubblica per l’istruzione ammontava al 4,9% del Pil, contro una media Ocse del 6,2%, percentuale che colloca l’Italia al 31° posto su 37. Ancora peggiore è il dato che riguarda la percentuale della spesa per l’istruzione sul totale della spesa pubblica: solo il 9% contro una media Ocse del 13% (31° posto su 32).

L’Italia continua ad avere una bassa percentuale di laureati: solo il 15% della popolazione tra i 25 e i 64 anni contro una media Ocse del 31 per cento. Ma a questo basso numero di laureati non fa riscontro un elevato numero di occupati perché la disoccupazione è aumentata significativamente proprio tra i laureati, più che tra i diplomati.

Nel 2012 grazie al Governo la scuola ha perso un’occasione: lo scorso gennaio con il decreto legge sulle semplificazioni, uno dei primi provvedimenti legislativi del Governo Monti, si tenta il rilancio dell’autonomia scolastica mediante il potenziamento dell’organico di istituto. Viene prevista una dotazione complessiva di diecimila nuovi posti docente che rappresentano l’organico funzionale, una risorsa che potrebbe consentire attività integrative, progetti, sostituzione di docenti e flessibilità organizzative e didattiche. Però, in sede di conversione in legge del decreto il Ministero dell’Economia, a causa della crisi finanziaria, pone il veto all’incremento dei 10mila posti di organico.

Se poi vogliamo riflettere sulla competitività italiana (al di là dei dati delle prove Invalsi tanto care al ministro Profumo) secondo Eu Kids Online nella classifica europea delle competenze digitali dei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni, l’Italia si colloca al penultimo posto, prima della Turchia. Un dato che si accompagna al fatto che appena un’aula su venti è dotata di Adsl.

Una situazione che gli insegnanti del coordinamento docenti di Varese e provincia, in lotta da mesi per mettere in luce la grave situazione della scuola, non hanno dimenticato nemmeno il primo giorno dell’anno. Martedì mattina hanno messo in scena, sotto lo sguardo attonito dei passanti, un flash mob in piazza Montegrappa. “Senza pubblica istruzione solo cadaveri e nessun futuro”, hanno scritto su uno striscione appeso davanti a tanti insegnati a terra coperti da un lenzuolo bianco. 

flashmob insegnanti varese