Un regalo mi arriva in questi giorni di feste per email, e mi piace condividerlo.

Si tratta di un video prodotto da giovani attiviste del collettivo Vengoprima, messo on line qui, un materiale di poco più di undici minuti utile e disponibile per incontri, dibattiti, discussioni e soprattutto informazione sui diritti riproduttivi in Italia.

Cartelli scritti a mano che riportano brani di leggi e diritti sanciti sulla Carta, primi piani di una ventina di donne riprese mentre raccontano, in un mosaico di volti e di voci, storie di ordinario abuso, malasanità, umiliazione e malevolenza nei confronti di chi chiede di poter usufruire di un servizio garantito dalla legge: l’interruzione di gravidanza, l’applicazione della legge 194, l’accesso a farmaci che evitino il ricorso all’ospedalizzazione: né più né meno di questo.

“Questo video – si legge al sito del collettivo che lo ha pensato e prodotto –  è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili. É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna. Siamo stanche di chi condanna l’aborto senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire ‘predestinate’ alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente”

Ma il video non parla solo di interruzione di gravidanza: mette l’accento anche sulla piaga dell’obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche, in alcuni casi di oltre il 90% e quella, del tutto illegale, circa la prescrizione della pillola del giorno dopo.

Ancora le parole delle attiviste: ”Il crescente numero di obiettori di coscienza mette a rischio la nostra possibilità di scelta. Lo stigma morale che spesso ci viene addossato da parte di certo personale nelle strutture pubbliche la rende oltremodo difficile. Vogliamo vivere in un paese laico e rifiutiamo qualsiasi interferenza confessionale all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vogliamo consultori pubblici che forniscano un’informazione corretta sulla sessualità, sulla contraccezione, sulla gestazione, sull’interruzione di gravidanza e su ogni altra questione che riguarda la nostra salute e i nostri diritti. Diritti che non sembrano mai davvero acquisiti, se ciclicamente vengono messi in discussione. Non abbiamo bisogno di guardiani della morale, vogliamo scegliere sui nostri corpi. Sulle nostre vite sappiamo scegliere”.

Tra denuncia e proposta, i bei volti di queste giovani donne sono la promessa di un rinnovato, energico e saldo impegno per la libera scelta di tutte.