Tuta da ginnastica. Cappello stretto sulla testa.  Occhi sbarrati. Sorriso spavaldo. Gesti da clown. Camminata da guitto. Così si è presentato all’uscita della caserma “Zanzur” della Guardia di Finanza di Napoli, lo “Scissionista” latitante Giovanni “Gianluca” Vitale, mandante della missione di morte di Marianella in cui, perse la vita l’innocente Pasquale “Lino” Romano. Prima di salire sull’auto che lo condurrà al carcere di Secondigliano, l’avanzo di galera, ha distribuito baci ai familiari e ai picciotti in delirio. Più che vicende di camorra mi sembrano casi psichiatrici. Ti domandi tutto di un fiato: “Ma che cazzo hai tanto da ridere brutta faccia di merda?”.

Cambiava continuamente rifugio. Aveva paura che il clan rivale lo ammazzasse insieme a moglie e figli. Quando ad ora di cena i finanzieri del Gico gli sono piombati addosso ha lasciato cadere la forchetta nel piatto di linguine e scampi e ha detto: “Voi che guardie siete?”. Pensava addirittura che le divise fossero finte e in realtà si trovasse di fronte ai killer dei “Girati” contrapposti agli “Scissionisti” in una guerra spietata per il controllo dello spaccio a Scampia.

Ma come si fa a vivere così?  Quella maledetta sera del 15 ottobre scorso il vero obiettivo era Domenico Gargiulo, vicino di casa della fidanzata di Romano. Un “infame” passato con i “Girati” e quindi in cima alla lista di nemici da ammazzare. Domenico Gargiulo si salva perché non esce di casa nonostante la presenza di una donna “specchiettista” del clan e zia della fidanzata di quest’ultimo. La trappola non funziona. Al suo posto muore Lino Romano, “colpevole” di uscire da quel cazzo di palazzo nello stesso secondo che doveva comparire il camorrista, vittima predestinata. Vitale avrebbe dovuto indicare l’obiettivo ai killer ma all’ultimo non partecipa all’agguato.

Il gruppo di fuoco e Vitale decidono di insistere: Gargiulo deve morire e basta. Nonostante il clamore per l’omicidio di un innocente, il successivo 3 novembre Gargiulo è avvistato al bar “California”. L’ora è scoccata ma la pistola s’inceppa. Ancora salvo. Per gli “Scissionisti” è una questione di “principio”. Negli ambienti della criminalità, si scherza addirittura sui fallimenti della cosca. Si ironizza. Un clan che non riesce a chiudere i conti con i nemici diventa una barzelletta. Perde rispetto e forza. Bestialità, percezione alterata della realtà, cinismo, istinti disumani, assenza di tutto: questa è la nuova “camorra 2.0” che assedia Napoli e la strangola.

La Guardia di Finanza stana Vitale mentre segue un’altra indagine. Cellulari spiati e chiacchiere in codice tra parenti e amici più stretti del boss. La traccia che condurrà gli uomini del Gico nel covo del camorrista è anche una conversazione del figlio adolescente che mentre parla fa riferimenti precisi lamentandosi della situazione della sua famiglia e di suo padre. Preoccupazioni che scivolano sullo sfondo infatti il giovanotto (buon sangue non mente) non è angustiato dalla guerra di camorra, dalle vittime innocenti, dagli affari di malavita di papà ma dall’aver messo incinte due ragazze.

Mi cadono le braccia. Come è mai potuta sprofondare così in basso la città? Mi chiedo: dov’è finito il cuore delle mamme napoletane? La rigidità dei padri di una volta? La tradizione della famiglia partenopea? I valori dei nonni? La “fatica” come passaporto di dignità e onestà del Meridione? E’ una tragedia, un degrado dove neppure più toccare il fondo è garanzia di una risalita. Cazzo, noi siamo la terra di Salvo D’Acquisto e dei tanti eroi silenziosi. Dov’è finita la generosità, la solidarietà, l’umanità del popolo napoletano? Un tempo quando un boss, un affiliato finiva in manette aveva il volto teso, sofferente, sconfortato. Viveva un dramma. Capivi empaticamente che avevi di fronte sempre un uomo di merda ma gli riconoscevi dei tratti di umanità disumana. Adesso sembrano dei robot programmati per ammazzare. Non hanno nulla dentro. Vuoti e di una disperazione lucida. Usano la cocaina come fosse un tranquillante. Festeggiano perfino quando sono in manette. Sembravo personaggi onnipotenti. Vip da “Grande fratello” criminale. Conviene davvero vivere così? Se ti va bene finisci con una condanna; se sei fortunato resti paralizzato, peggio muori. Per fare cosa?