Lo stato socialeLa domanda è sempre la stessa: qual è il significato della parola Indie? In attesa che qualcuno di voi riesca a dare una traduzione plausibile del termine (nel post precedente non mi avete convinto) sono andato a chiedere lumi a Lo Stato Sociale. Il gruppo bolognese -nella figura di Lodo e “a tratti” Bebo –  ha risposto a nove domande (ma ci sono i bis) “raccontandocela ma anche raccontandosela”.

1 • Qual è secondo voi il significato della parola Indie?
Bebo: Schede audio con due input, un computer, due casse montate in camera o in garage, produzioni ridotte. Non lo so bene, davvero, probabilmente ora vuol dire tutto ciò che non è legato a qualche major, qualche grande distribuzione, non c’è una connotazione musicale precisa. Magari quando avevi vent’anni pensavi spontaneamente a gente come Primal Scream, Pixies o più avanti ai Pavement, il pop dei fratelli Kinsella. Ora… boh! C’è internet, ed è un gran casino! I dischi si fanno in casa facilmente, yeah! Indie è stato e forse ora non è (o forse ora è roba che parla di costume e non di musica).

1 Bis • I Pixies … sono Indie?
Bebo: Tantissimo! Sono stati tra le prime band americane ad essere bollate come indie rock.

2 • E cosa ne pensate del “cosiddetto sottobosco musicale nostrano”?
Lodo : In due anni e mezzo che giriamo abbiamo visto cose splendide e incontrato persone meravigliose, abili nel stare realmente al gioco ad un livello superiore rispetto alla chiacchiera dilettantesca. Persone capaci  di mettersi in viaggio per chilometri ogni settimana e tenere spettacoli veri, anche nei baretti, con impianti ridicoli, con poca gente, con pochissimi soldi.

2 Bis  • Bè ovvio, trattasi di sottobosco… dovrebbe essere una cosa per pochi.
Lodo: Alla fine il pericolo è sempre quello dell’autoghettizzazione. Chi resta chiuso in saletta ad accumulare frustrazione e costruire impalcature esegetiche circa il successo degli altri non vive bene quello che fa e forse perde di vista quello che a nostro modesto parere è il focus della questione ovvero portare su un palco la propria pancia e il proprio fondoschiena e scoprire che succede.

3  • Sicuri che alla fine tale sottobosco esista?
Lodo: Certo che esiste!  Poi, la coccola delle argomentazioni passatiste del “si stava meglio prima” è sempre confortante ma è un alibi; la realtà dice che il tempo – aldilà delle ondate modaiole – è una dimensione della percezione: ascoltare “il compleanno della “Zia Rosina” (Rino Gaetano), oggi è un viaggio reso più intenso dagli anni trascorsi e dal palesarsi di alcuni riferimenti a posteriori. 

3 bis  • Cosa pensate della critica musicale in generale?
Lodo: Esiste un lato che non amiamo, anzi, fa anche una certa tristezza. La storia ha insegnato una cosa bella e sana che si chiama mecenatismo e la critica sarebbe bene assumesse qualcosa di quella pratica, soprattutto ora che la democrazia orizzontale della rete evidenzia le opinioni di ogni singolo individuo. 

4 • Appunto, ogni opinione è soggettiva, quindi anche quella di un giornalista.
Lodo: Stroncare i piccoli non ha senso. Mettere alla luce qualcosa che si considera bello è “essere per la vita”. Dire male dello Stato Sociale, cioè una realtà con un seguito e quindi un oggetto del contendere, può essere anche giusto e corretto ma segare le gambe a progetti che ancora non hanno alzato la testa è privo di qualsiasi significato, è pietoso.

4 bis • Se affermo che la situazione della musica rock in Italia è imbarazzante, siete d’accordo?
Lodo: tu parli da musicista e io non lo sono. Non so cosa intendi per rock, magari è imbarazzante la situazione degli assoli in pentatonica in Italia, magari quella del bel canto (concetto che mi ha sempre fatto ridere). Ho un’idea non musicale ma empatica di cosa per me è punk. Mettere avanti l’urgenza espressiva, sul palco e nelle scelte di vita, è punk. 

Bebo: i Gazebo Penguins e gli X-Mary sono super rock. Sono così rock che sono rock. Gente che ha Celentano come ciabattino.

5 • Non sono musicista, ma semplicemente un dj
Lodo: A prescindere da questo, credo che ci sia un certo imbarazzo negli addetti ai lavori… dato dal fatto che il pluralismo caciarone ma sano del web ha tolto loro la possibilità di guidare l’ascoltatore. Oggi mettere una canzoncina su internet che fa trecentomila clic è una realtà, poco importa ciò che pensa il critico musicale, il dj oppure il musicista.

5 bis • Se questo fosse vero la figura del critico musicale non avrebbe senso.
Lodo: Quindici anni fa se uno leggeva cose brutte di un disco non lo comprava e quindi non l’avrebbe nemmeno ascoltato, ora, dire male di una cosa è farla crescere ergo, al di là di rock pop o quel che si vuole, il punto è che i progetti indipendenti che hanno maggiore successo sono quelli che si sintonizzano meglio con una sensibilità collettiva e con un tipo d’ascolto distratto, tangenziale o ideologicamente più che musicalmente empatico.

6 • Stando a quello che dici, la rete avrebbe reso libero il talento e la capacità di discernere dell’ascoltatore medio.
Lodo: Da piccolo comunicatore che fa musica per caso senza saperla fare, trovo che questa dimensione sia sana e non ghettizzante e che abbia aperto la mente degli ascoltatori, capaci ora di passare da Thurston Moore a Claudio Lolli senza problemi, mentre gli addetti ai lavori sono rimasti ancorati ad una nostalgia passatista: tanto per essere chiari, hanno la mente chiusa. Pensare di fare musica per  musicisti  fa tristezza, l’utopia è penetrare nella vita delle persone, magari quelle cui la musica non interessa. 

6 bis • In Italia i cosiddetti gruppi alternativi si prendono tremendamente sul serio! A queste latitudini contano più le pose o la musica?
Lodo: Due luoghi comuni in venti parole. Se c’è una qualità appartenente alla maggior parte dei progetti indipendenti che funzionano è la capacità di prendersi in giro: si chiama autoironica e permette di sopravvivere alla precarietà alla quale questo tipo di percorso ti espone. Avere la consapevolezza di essere dei fortunati apprendisti e non dei maestri della professione è importante.

7 • Della serie che “uno si para il culo” prendendosi in primis in giro. Questo a casa mia vuole dire mettere le mani avanti, altrochè!
Lodo: Se non ci credi ti invito a cena. Per il resto tutto quello che non è musica non è detto che sia posa, anzi magari è anche più interessante della musica e in questa specialità i maestri, quelli veri, sono esteri. Pensa per esempio agli Ok Go, “fanno canzonette” (opinione personale) ma costruiscono delle messe in scena sorprendentemente belle, e questa cosa a mio avviso da loro assolutamente ragione di esistere. La musica in certi casi non è il punto, ma una virgola di una frase più ampia che spesso arriva al cuore delle persone, non solo degli appassionati.

7 bis • Parliamo dei vostri testi
Lodo: c’è molta improvvisazione. Molta compenetrazione. I testi del disco li abbiamo scritti in tre, mandandoci delle mail. A volte uno terminava il testo di un altro, a volte è buona la prima, a volte ci diamo un tema libero. Sono cose scritte di pancia e non “di cesello”. Alcuni sono buttati giù in maniera torrenziale alle cinque del mattino, con parecchi errori e refusi. La musica quasi sempre arriva dopo.

8 • “Viriamo sul fastidio”: è vero che siete l’unico gruppo invitato alle feste della Sapienza?
Lodo: L’ultima volta che abbiamo partecipato a cose di questo tipo, abbiamo ampiamente pagato dazio facendoci svaligiare il furgone il giorno successivo. E comunque ne saremmo onorati.

8 bis • “Alternativi de’ miei cojoni” oppure fate sul serio? Se Fabio Volo chiamasse Lo Stato Sociale a fare stacchetti su Rai Tre che fareste?
Lodo: mah, chissà cosa vuol dire questa domanda…L’ultima volta che ho sentito pormi tale questione ero in prima superiore e non avevo le Puma… in generale noi non facciamo mai troppo sul serio  e comunque se ci chiamasse Fabio Volo accetteremmo e tireremmo fuori un’idea spiazzante, come nostro uso.

Bebo: da Fabio Volo si dice ci sia “un sacco di figa”, che faccio resto a casa?

9 •  Mmm… Parliamo del Mei, va là..!
Lodo: i premi e le classifiche critiche non li vivo con grande passione. La qualità non ha una commozione depositaria. Possiamo stare a discutere tutta una notte su numero di paganti, download, condivisioni, clic o quello che vuoi. Non per decidere cosa è meglio o peggio, ci mancherebbe, ma per indagare le dinamiche del pubblico, che è una cosa interessante. I giudizi critici mi imbarazzano, quelli negativi ma anche i positivi. Quando abbiamo vinto il MEI, abbiamo chiesto di dividere il premio con tutte le band non premiate, ad esempio.

9 bis • Nemmeno voi sfuggite al dik tat di questo blog: fuori le 9 canzoni de Lo Stato Sociale! “Noi”, nel frattempo, ci si vede  il 28 al Fuori Orario.
Lodo: Certo che sì! ma vediamo le canzoni…

9 canzoni 9 … de Lo Stato Sociale

Lato A

Beautiful Burnout • Underworld 

La domenica c’è il mercato • Before You Came 

Fall In Love (Flying Lotus rmx) • J Dilla 

La Terra dei Cachi • Elio e le storie tese

Lato B

Paranoid • Black Sabbath 

Hey Boy Hey Girl • Chemical Brothers 

Parlare coi limoni • Jannacci 

The good al days • Libertines 

Baricentro • Mr brace