“Trovo simbolico forse, comunque a me molto gradito che questa mia visita qui per questa importante conferenza e queste mie parole siano con ogni probabilità l’ultimo atto, le mie ultime parole prima di quelle di formale rassegnazione delle dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Quindi grazie per avermi permesso di concludere con voi questi difficili ma affascinanti 13 mesi”. Così il presidente del Consiglio Mario Monti si è congedato al termine del suo intervento al ministero degli Esteri per la nona conferenza degli ambasciatori. 

Dopo l’approvazione definitiva della legge di stabilità da parte della Camera e l’ultimo consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto incandidabilità, Monti ha lasciato Palazzo Chigi per andare al Quirinale a dimettersi.

“Un anno fa questo governo era al varo, oggi invece, non per colpa della profezia Maya, dovremo terminare il ruolo: così Mario Monti ha introdotto in mattinata l’ultima giornata di lavoro del governo tecnico da lui guidato negli ultimi 13 mesi. La battuta, pronunciata al termine della messa di Natale, celebrata per i dipendenti nella Sala Verde di Palazzo Chigi, segue di poco l’annuncio della conferenza stampa che il presidente del Consiglio terrà domenica mattina alle 11. Un appuntamento rinviato alcuni giorni fa proprio per via del nervosismo che ha portato al caos di fine legislatura (non solo in Parlamento, ma anche per i movimenti perpetui intorno a una possibile candidatura di Monti).

Monti non cambia la “road map”: domenica, in conferenza stampa, intende illustrare le cose fatte in un anno di governo, ma soprattutto elencare le riforme che restano da fare. Queste ultime rappresenteranno una sorta di “manifesto”, una “agenda programmatica” che il premier sottoporrà alle forze politiche, con il proposito di verificare il sostegno di partiti e movimenti. Solo successivamente anche a seguito delle reazioni ricevute , indicherà le sue intenzioni per il futuro.

Nello staff del premier continuano a ripetere che il professore non ha ancora preso nessuna decisione circa il suo futuro politico. In mattinata, però, soprattutto fra i centristi sono circolati dubbi e interrogativi sulle imminenti mosse del capo del governo. Forse alimentate dall’irritazione trapelata ieri da palazzo Chigi per alcuni titoli di giornale. Tanto che qualcuno ha iniziato a ventilare l’ipotesi di un passo indietro del premier.

Ma dal suo staff frenano su qualsiasi speculazione: e trapela la possibilità che i dubbi nascano proprio dalle eccessive aspettative che si sono create intorno alla conferenza stampa di fine anno. Fonti di governo ribadiscono perciò quanto già detto in questi giorni: “Domenica non ci saranno annunci o discese in campo, ma solo l’esposizione di quello che, secondo il presidente Monti, si deve ancora fare per ammodernare il Paese e tornare a crescere”. Ancora non è chiaro però come il premier intenda dribblare le inevitabili domande circa il suo futuro. Ma a prescindere da ciò, il premier intende verificare l’accoglienza alle sue proposte e “solo successivamente – chiariscono fonti a lui vicine -, anche sulla base delle reazioni di sostegno all”Agenda Monti’, indicare le intenzioni per il futuro”.

Nel frattempo, secondo alcune rilevazioni di Swg, la fiducia degli italiani in Monti è in salita: nell’ultima settimana è passata dal 33 al 38%. Per contro il 60 percento degli italiani Monti non dovrebbe candidarsi alle elezioni. Sempre secondo il sondaggio , una lista unica di centro – che comprenderebbe Casini, Fini Montezemolo – guidata da Monti raggiungerebbe il 15,4 percento. Senza il Professore, invece, le liste di centro avrebbero 6 punti percentuali in meno, attestandosi al 9,4 per cento.

Approvata la legge di stabilità
La Camera ha approvato definitivamente la legge di stabilità, prevista come ultimo atto del governo Monti. Il testo è stato approvato con 309 sì, 55 no e 5 astenuti. In precedenza Montecitorio ha confermato la fiducia al governo con 373 sì, 67 no e 15 astenuti. Le dichiarazioni di voto che in mattinata hanno preceduto l’approvazione del provvedimento si sono trasformate, in molti casi, in analisi e annunci sulla campagna elettorale di fatto già cominciata. 

“Vi siete presentati come governo tecnico e invece siete un governo di truffatori politici – ha attaccato il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro – State facendo pubblicità per presentarvi alle elezioni a cominciare dal presidente Monti che racconta un sacco di frottole rispetto alla verità che vivono gli italiani che nella maggior parte dei casi non arrivano alla fine del mese”. “Si sarebbe potuto fare di più – ha risposto dal fronte opposto il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova, ma sappiamo misurare la distanza tra come eravamo un anno fa e come siamo oggi, che possiamo permetterci di finanziare interventi in segno espansivo?”.

“Oggi per fortuna finisce il governo Monti, che ha creato danni irrimediabili nella nostra economia, a partire dai 350mila esodati”. ha detto Massimo Bitonci (Lega) e il ministro del Welfare Elsa Fornero prima pone le mani sulle orecchie come per tapparle e lascia borbottando l’emiciclo. L’uscita plateale del ministro non sfugge ai leghisti che protestano duramente. A quel punto Gianfranco Fini ha bacchettato il ministro: “Ricordo che come è assodato che i parlamentari hanno il dovere di usare un linguaggio consono, i rappresentanti del governo hanno lo stesso dovere di rispettare le opinioni che vengono espresse dai parlamentari”.

Tutto il gruppo Pd della Camera si alza in piedi e applaude a lungo, invece, quando Walter Veltroni conclude il suo ultimo discorso da deputato. “Buon lavoro a voi e buon futuro all’Italia” ha detto l’ex segretario del Pd per poi sedersi al suo scranno che ha annunciato di voler lasciare per la sua decisione di non ricandidarsi alle prossime elezioni. “Monti ha fatto molto in un breve periodo – ha dichiarato – Ha tenuto insieme una maggioranza innaturale, ha restituito prestigio internazionale all’Italia, ha fatto riforme impegnative. Non riconoscerlo ora è intellettualmente disonesto anche perché noi l’abbiamo fatto con Ciampi e Prodi”. “Noi – ha concluso attaccando Berlusconi – non faremo come chi un giorno afferma che Monti ha distrutto il paese, il giorno dopo gli chiede di guidare i moderati e poi dice che è un piccolo uomo. Noi siamo una forza seria che mette prima la nazione”.

Giocato tutto all’attacco di Monti l’intervento di Fabrizio Cicchitto per il Pdl, perfettamente in linea con le ultime esternazioni di Silvio Berlusconi. ”Se Monti vuole fare a meno del Pdl,si condanna in anticipo alla sconfitta”, ha affermato in rifermento alla corsa del premier tecnico alle prossime elezioni, data ormai per certa. Con Fini e Casini, “non è che Monti fa quel salto di qualità che potrebbe fare prendendo la guida dello schieramento dei moderati”, ma “si condanna in anticipo alla sconfitta per consentire loro solo di risolvere i loro problemi elettorali”. Inoltre il capogruppo del Pdl ha spiegato di attendersi da Monti “un cenno di riconoscimento perchè gli abbiamo dato 50 fiducie su una linea che noi non abbiamo condiviso per molti aspetti sin dall’inizio”. Rinnovata, infine, la promessa dell’abolizione dell’Imu, coperta “da una abbassamento del debito pubblico che il governo Monti non ha fatto e da una fiscalità nel settore del tabacco e da una rimodulazione delle tasse sui giochi legali”.

Ok della Camera al decreto firme: ridotte a un quarto
La Camera ha approvato con 324 sì il anche decreto sulla raccolta delle firme per le elezioni. Gli astenuti sono stati 37, un contrario. Il testo passa ora all’esame del Senato. Il testo approvato riduce a un quarto le firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali e cancella la norma che esentava dalla raccolta delle firme i gruppi parlamentari già costituitisi nel corso della legislatura. La Lega annuncia però battaglia e chiede una verifica del numero legale, cosa che potrebbe invalidare la votazione. 

Il disegno di legge svuotacarceri bloccato
La legge sulle misure alternative al carcere non verrà votato dall’Aula del Senato e torna all’esame della commissione Giustizia. A deciderlo il presidente del Senato Renato Schifani prendendo atto del no di 4 gruppi: Lega Nord, Fratelli d’Italia, Coesione nazionale (gli ex Responsabili) e Italia dei Valori. “Ma se dovessi decidere col cuore andrei avanti con l’esame in Aula” ha dichiarato Schifani. La Lega, il gruppo più attivo nell’opposizione al provvedimento, non rinuncia comunque alla protesta e ha tirato fuori i cartelli che aveva preparato da questa mattina con la scritta “Delinquenti in carcere!”. Schifani invita a togliere i cartelli e fa appello al “senso di responsabilità” dei senatori leghisti per riprendere i lavori parlamentari. “E’ un testo importante che ha una sua razionalità – aveva detto il ministro Paola Severino – e l’ok sarebbe stata una pagina bellissima per concludere questa mia esperienza di governo. Invece vado via con amarezza anche se vi ringrazio per il sostegno che ci avete sempre dato”. “Il disegno di legge sulle misure alternative al carcere – aveva spiegato – interesserà circa 2100 detenuti. Anche se poi toccherà sempre al giudice decidere di caso in caso”.

Incandidabilità: arriva l’ok della commissione, ora l’attuazione
Intanto è arrivato anche il via libera dalla commissione Bilancio del Senato al decreto legislativo sull’incandidabilità e incompatibilità. La commissione, dopo il polverone di ieri per via del Pdl che aveva tentato di cincischiare e rallentare l’iter ha dato parere “non ostativo”. Ora il consiglio dei ministri potrà varare il provvedimento in via definitiva.

L’ultima legge del Senato: ok alla riforma forense
Il Senato approva per alzata di mano la riforma forense che introduce una nuova disciplina della professione d’avvocato. Il testo, già approvato alla Camera, non è stato modificato ed è legge. Si tratta dell’ultimo ddl approvato al Senato a fine legislatura.