Mario Monti sarà candidato alla presidenza del Consiglio. L’annuncio non ci sarà prima di domenica mattina, a legge di stabilità approvata (il Pdl ha annunciato il proprio voto favorevole) e a dimissioni consegnate al presidente della Repubblica. Il silenzio che sta osservando il Professore è dovuto al rispetto istituzionale al suo ruolo di super partes. Ma la decisione è presa. C’è solo da definire se le liste “pro Monti” si federeranno o se comporranno un “listone” unico. Una cosa è certa: il Professore pensa da candidato. Basti pensare che oggi si trova a Melfi dove partecipa alla presentazione di due suv della Fiat: l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha riservato diverse aperture di credito nei confronti del capo del governo e oggi è solo l’ultima puntata di una lunga serie. Il bocconiano è stato ricevuto dai vertici dell’azienda e dall’applauso dei dipendenti. Di più. Marchionne ha ribadito che “quello che il Governo ha fatto negli ultimi dodici mesi è ammirevole. Il nostro Paese ha perso tanti anni a inseguire promesse e chimere che ci hanno allontanati dal resto del mondo, portandoci in fondo a tutte le classifiche internazionali. Di fronte a una situazione d’emergenza, questo Governo è stato capace di ricreare un clima di fiducia verso il nostro Paese e di riguadagnare credibilità”.

Monti se ne frega, insomma, della reazione stizzita del suo predecessore Massimo D’Alema e, anzi, secondo Repubblica, avrebbe usato proprio l’avverbio “moralmente” (a contrasto con quanto aveva detto l’esponente del Pd) per spiegare la giustezza della sua scelta. Ma non sarà il Pd l’obiettivo “numero uno”. Bensì, spiega sempre Repubblica, i populisti e gli antieuropeisti. Tra tutti Renato Brunetta – sempre più regista delle mosse e della visione politica del Cavaliere – e Nichi Vendola che non si stanca mai di ribadire la sua contrarietà alla cosiddetta “agenda Monti”.

Non è chiaro, ancora, se Monti sarà protagonista della campagna elettorale. Secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro saranno gli altri a farla per lui. Gli altri: Casini, Fini, Montezemolo, magari qualche suo (a quel punto ex) ministro come Andrea Riccardi, ma anche il titolare dell’Agricoltura Mario Catania. Il Professore non avrebbe intenzione di fare comizi in teatri e piazze. Ma secondo il Corriere della Sera, invece, Monti è pronto ad andare in tv, a partecipare ai talk show. Con quali modalità è presto per dirlo: evitando il confronto diretto con altri politici come ha sempre fatto Berlusconi o accettando solo domande dai giornalisti, seppur dure?

Di certo, secondo il Corriere, c’è che il capo del governo vuole partire dal programma o “manifesto”, come pare volerlo chiamare. “Riforme epocali” necessarie per andare molto oltre quanto è stato fatto in questi 13 mesi di lavoro con l’esecutivo tecnico. E quindi, spiega il quotidiano di via Solferino, liberalizzazioni incisive, riforma dell’amministrazione pubblica, riforme costituzionali per adeguare lo Stato ai tempi moderni. In passato si era parlato anche della “difesa” della riforma del lavoro e delle pensioni e l’allentamento della pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro. 

Non solo: Monti avrebbe anche dato l’imprimatur alla lista (o le liste) che sosterranno davanti agli elettori un suo ritorno a Palazzo Chigi. La strada maestra è non solo il coinvolgimento delle figure più vicine al presidente del Consiglio (l’ufficio di gabinetto, i collaboratori, la segreteria). Mentre dovrà essere limitata il più possibile la presenza dei politici.