Mentre la legge di stabilità ha incassato il voto di fiducia al Senato e si avvia all’approvazione finale domani pomeriggio, i problemi nascendo per la legge sull’incandidabilità e sul decreto per la raccolta firme dove il Pdl e il resto del centrodestra stanno cercando di favorire la nuova lista di Ignazio La Russa, “Centrodestra nazionale”.

Il decreto attuativo, infatti, avrebbe dovuto ricevere il timbro finale dal consiglio dei ministri, ma al governo è mancato il parere della Commissione Bilancio. “Stiamo aspettando il parere della commissione bilancio del Senato – ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri – Appena lo abbiamo portiamo il provvedimento”. Il presidente della commissione Antonio Azzollini, sindaco di Molfetta, ha giustificato la circostanza con il fatto che ci sono dubbi sulla copertura. Tuttavia, per una questione che tocca in modo marginale i bilanci dello Stato, la vicenda sembra strumentale.

Gettano acqua sul fuoco quelli del Pdl: “Non so niente. Posso solo ricordare che ci stavamo occupando della sessione di Bilancio – dice Gilberto Pichetto Fratin – La commissione si riunirà nel pomeriggio, alle 14,30, per i pareri”. Tuttavia ciò che emerge è che sarebbe in corso una trattativa della quale si rende protagonista proprio il Popolo delle Libertà per rendere più blande le norme previste. In particolare a ora il testo prevede un’interdizione dai ruoli elettivi per 5 anni per tutti coloro che sono stati condannati a una pena di almeno 2 anni. I pidiellini vorrebbero abbassare quei 5 anni. 

In ogni caso la legge resta a rischio perché, con la legislatura che sta precipitando verso la fine e con l’ultimo consiglio dei ministri già andato, il percorso del provvedimento rischia di avviarsi su un percorso più tortuoso.

Decreto sulle firme per le liste elettorali: manca l’intesa
Ma quello sulle cosiddette “liste pulite” non è stato l’unico provvedimento ad avere problemi. Manca infatti l’intesa anche sul decreto sulla raccolta delle firme approdato in Aula senza l’accordo tra i gruppi parlamentari. Il comitato dei nove della commissione Affari costituzionali della Camera si è riaggiornato nel pomeriggio. Sul provvedimento si sta cercando ancora un accordo con la mediazione del governo. Diverse le ipotesi in campo, tra cui quella di ridurre a un terzo la quantità di firme necessarie ai partiti per correre alle elezioni. Il presidente Gianfranco Fini ha concesso il rinvio, ma ha annunciato che “è indisponibile ad accettare ulteriori differimenti”.

Ma il problema è soprattutto un altro. Il “comitato dei nove” ha dato parere favorevole a una proposta che viene da più parti letta come un “salva Centrodestra nazionale” dalla raccolta delle firme. Centrodestra nazionale è la nuova lista guidata da La Russa ed altri fuoriusciti del Pdl. La norma prevede che non debba raccogliere le firme chi ha un gruppo in una delle due Camere al 20 dicembre. La norma va ora esaminata in Aula. Il coordinatore del Pdl sta, infatti, formando il suo gruppo in queste ore. La proposta, a prima firma di Ignazio Abrignani, prevede che l’esonero dalla raccolta delle firme si applica anche a “partiti e movimenti che alla data del 20 dicembre siano costituiti in gruppo parlamentare” in un ramo del Parlamento. La proposta è passata con l’ok, tra gli altri, di Pdl, Fli, Popolo e Territorio e Udc. Con questa norma anche i centristi e Fli non raccoglierebbero le firme. 

Da qui la furia del Pd: “O il decreto sulle firme per le elezioni resta com’è stato varato dal governo o per il Pd può anche decadere” spiega Michele Ventura del Pd che ha espresso questa posizione alla conferenza dei capigruppo. “Il decreto deve restare quello che è, senza modifiche – puntualizza – Diversamente non ne garantiamo la conversione”.

Replica La Russa: “Questo decreto così com’è non può nascere: è una ingiustizia, una truffa, una mancanza di parola e un indebito regalo a qualcuno a danno di altri come Grillo e La Destra. Un regalo solo agli alleati del Pd. Per quanto mi riguarda cercherò di non farlo passare: né qui ne al Senato. L’ex An dice di voler tranquillizzare il relatore Gianclaudio Bressa (Pd): “Se pensava che questo decreto fosse un regalo, effettivamente lo è. Effettivamente il decreto regala a tutti la possibilità del dimezzamento delle firme. E lo fa a chi ha un gruppo alla Camera e non al Senato. Non a chi si è fidato in buona fede della parola del governo (mai fidarsi dei tecnici) che non sarebbe mai stato cambiato quel testo e quindi era inutile costituire il gruppo due giorni fa”. “Il decreto – racconta La Russa – è stato modificato nel testo inizialmente deciso, io quel testo ce l’ho. Su quel testo io ho fatto affidamento. Poi chi aveva bisogno di regali ha fatto cambiare quel testo, per cui chi si era fidato e non ha fatto il gruppo per tempo è rimasto fregato. Il problema per me non c’è: se c’è il tempo raccogliere le firme è anche un esercizio di militanza e propaganda. Noi lo faremo anche se non fosse obbligatorio”.

Tuttavia la nuove versione del decreto non avrà i voti della Lega, spiegano i componenti del Carroccio in commissione: “La Lega Nord ribadisce che voterà contro qualsiasi emendamento che aumenti i costi della politica o che consenta escamotage elettorali che permettano a movimenti o partiti appena costituiti di partecipare alle elezioni senza le dovute firme”.

Legge di stabilità: voto conclusivo domani alle 18
Infine la legge di stabilità. Il voto conclusivo è in programma domani alle 18 dopodiché si può dire che la missione del governo è conclusa e il presidente del Consiglio Mario Monti potrebbe già salire in serata al Quirinale. In base a quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo la discussione generale congiunta sui disegni di legge di stabilità e di bilancio dello Stato avrà inizio domani alle 10,30. Alle 12 il governo porrà la fiducia e avranno subito inizio le dichiarazioni di voto, trasmesse in diretta tv. La chiama avrà inizio alle 13,30. Dalle 15 si esamineranno gli ordini del giorno, alle 18:30 ci saranno le dichiarazioni di voto finali seguite dal voto finale, previsto per le 18.

Oggi il Senato ha votato la fiducia al governo e anche il Pdl ha detto sì. I sì sono stati 199, 55 I voti contrari e 10 astenuti. La legge, dopo la consegna del maxi-emendamento da parte del governo, si presenta come un unico articolo con 554 commi. Un testo definito “illeggibile” dal presidente della Repubblica Napolitano. Ai 343 commi della numerazione principale, se ne sono aggiunti altri 211 indicati come bis, ter, quater, ecc…