”Quanti sono i giornalisti di Mediaset? Voglio dire tra Canale 5, Rete 4 e Italia 1? Più di cento, più di duecento? Non lo so. Comunque tanti e tutti bravi, se non eccellenti. E molti di questi iscritti all’Ordine del Lazio che ho l’onore di presiedere. Ebbene, come mai l’ex premier Silvio Berlusconi è stato intervistato lungamente nel pomeriggio di domenica da una presentatrice, bravissima nel suo lavoro, ma assolutamente estranea al nostro mondo?”. Bruno Tucci, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, fa a voce alta la domanda che in molti, ieri, hanno rivolto a se stessi, assistendo all’imbarazzante “intervista” di Barbara D’Urso (sul “bravissima” di Tucci ci siamo espressi già ieri) a Berlusconi a Domenica Live.

Lei, la D’Urso, non è giornalista. Non più, almeno, visto che (fonte Wikipedia) è stata radiata dall’albo per aver partecipato a pubblicità sulla carta stampata. Barbara D’Urso è, legittimamente dal suo punto di vista, la frontwoman del berlusconismo redivivo, la persona che più di ogni altro, con le sue trasmissioni, rilancia via etere il populismo spicciolo del Cav 2.0.

Non se ne preoccupa, non prova vergogna e, usando a sproposito quella sua mimica da Addolorata, continua nella sua opera di evangelizzazione demagogica. La gente, gli operai, i disoccupati, le sartine, le massaie: tutti archetipi sociali che la Nostra utilizza per veicolare il messaggio. Lei, che non perde mai occasione per ribadire la sua appartenenza al “popolo”. E mentre lo ricorda, infarcisce le frasi di espressioni dialettali, marca l’accento partenopeo e si concede anche qualche strafalcione ad arte, per dimostrare che lei è come chi la guarda. Che lei è come la sua sarta, il suo panettiere, il portiere del suo palazzo. C’è molto di studiato, in questa apparente spontaneità popolare. C’è dietro la costruzione in laboratorio di un personaggio televisivo che esiste per quello, per intercettare gli umori della pancia del pubblico televisivo. Barbara D’Urso è l’ariete della macchina da guerra berlusconian-televisiva. Nessuno, come lei, sa ammiccare al popolo. Nessuno, come lei, dosa sguaiata allegria e contrito dolore. Nessuno come lei sa sfruttare i drammi altrui per farne scempio televisivo.

La puntata di domenica 16 dicembre di Domenica Live ha rappresentato la summa delle sue “competenze”, grazie alle quali ha fatto fuori il troppo moscio Alessio Vinci, per niente in sintonia con la pancia del berlusconismo di strada, nonostante l’impegno profuso. Prima la solfa della “gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese” con il talk urlato modello Sgarbi, poi la morbosità da cronaca nera con Misseri, seguito dal “cucciolonismo tenerone” dell’ecografia di Carmen Russo. E alla fine il capolavoro, con l’intervista muta al Re del Populismo, al leader della setta di Demagology. Roba che Hubbard al confronto era totalmente privo di carisma e magnetismo.

Barbara D’Urso sa di essere uno strumento di lotta (sub)culturale e politica. Non se ne vergogna e va dritta per la sua strada. Non gliene frega nulla degli attacchi su Twitter (dopo l’intervista in ginocchio è stata letteralmente massacrata virtualmente), né dei critici televisivi. Ha la faccia di tolla, come berlusconismo prescrive. E risponde solo al “suo” pubblico. Che la ama, peraltro. Ed è questo il problema più grave.

@domeniconaso