La domanda è importante perché – contrariamente a quanto sostiene Silvio Berlusconigli spread ci stavano divorando. (In realtà, lo stanno ancora facendo, però più lentamente: ma questo è un altro discorso). Sulla questione degli spread si misura una parte importante della valutazione del governo Monti, e delle strategie future proposte dai partiti.

Ho già illustrato come le politiche di austerità (con sorpresa di Monti) abbiano peggiorato gli andamenti tendenziali 2012 e 2013 (stimati dal governo il 6/12/11 e il 19/4/12) di tutti gli indicatori economici: deficit, debito pubblico, Pil, redditi, disoccupazione, Pil potenziale (= crescita futura). Su tutte queste variabili ormai la discussione è chiusa: ci sono i dati. Perciò il Presidente del Consiglio si aggrappa al calo degli spread. Perché è vero: gli spread sono calati, dai massimi di Novembre 2011 e Luglio 2012. Se fosse merito di Monti, o delle sue politiche di austerità, non sarebbe poco.

Monti è arrivato: gli spread si sono fermati e, dieci mesi dopo, sono calati. Ma la causalità è tutta da dimostrare. In realtà, quando Monti ha varato le sue politiche gli spread non sono scesi: hanno continuato a salire! È successo a fine Novembre, mentre il Parlamento approvava la manovra ‘salva Italia’, e di nuovo fra Aprile e Luglio, dopo le ‘riforme strutturali’. È stato Draghi a piegare gli spread. Nel primo bimestre del 2012, la Bce inondò i mercati di liquidità: come avevo previsto, i risultati furono effimeri. In estate, Draghi utilizzò le parole (giuste) al posto dei soldi e, come avevo previsto, i risultati furono meno effimeri.

Monti ha avuto un ruolo non secondario nell’accordarsi con la Bce e – contrariamente a Berlusconi – nel rispettare i patti. Inoltre, ha fatto anche manovre ad di finanza pubblica impatto differito. Potrebbe limitarsi a questo. Ma no! Monti vuole salvare l’idea dell’austerità, l’Agenda Monti, le regole balorde di un’Eurozona da rifondare. I dati economici hanno confutato le sue previsioni? Dunque le sue teorie sono in frantumi? Persino il Fmi certifica che l’austerità hic et nunc è un errore madornale? Tanto che neppure la Commissione Europea si azzarda a chiederci nuove manovre correttive (a fronte della debacle dei conti pubblici)?! Però ‘l’austerità almeno ha ridotto gli spread’. Ma è vero?

Dice Monti : ‘Se fosse solo merito della Bce, come mai in Agosto-Ottobre 2011 la Bce pur intervenendo non è riuscita a far calare gli spread, mentre in Gennaio-Marzo 2012 ci è riuscita?’ Risposta: nel primo caso la Bceha speso 200 Mld., nel secondo caso sei volte tanto. Ma aggiunge Monti, sottile: ‘Nel 2011 gli spread dell’Italia erano superiori a quelli della Spagna, oggi sono inferiori. Eppure la Bce è sempre la stessa per i due paesi. Perciò al netto della Bce, almeno il miglioramento rispetto agli spread spagnoli è dovuto alle nostre politiche’. Eh sì. Sottile. Ma sofistico. Quale dei due paesi ha fatto la maggiore austerità? La Spagna. Se l’austerità riducesse gli spread, la Spagna avrebbe dovuto aumentare il suo vantaggio sul’’Italia, non viceversa. Il ragionamento di Monti dimostra dunque il contrario di quello che il premier sostiene: l’austerità (in quanto peggiora le condizioni di finanza pubblica) fa salire gli spread (al netto della funzione di reazione della Bce).

Riassumendo, nella vicenda degli spread il governo Monti ha due meriti: (1) aver inflitto dosi di austerità inferiori, rispetto a Spagna e Grecia; (2) aver ottenuto l’intervento della Bce. Ma quanto abbiamo osservato sui mercati finanziari non riabilita affatto le politiche di ‘austerità ad impatto immediato’ in depressione economica; né l’Agenda Monti; né la condizionalità pro-ciclica di Draghi. E allora, restano solo gli artifizi verbali del Presidente del Consiglio (parla di ‘rallentamento’ della crescita, quando è pura decrescita; si attribuisce meriti sugli spread superiori a quelli reali); la timidezza di Bersani e Hollande e gli annunci di un avvenire migliore, sempre rinviato.