È compatibile con lo sport un uso massiccio di droga? Può un consumatore abituale avere buone prestazioni e addirittura raggiungere ragguardevoli risultati in qualche disciplina? Lo spunto mi è venuto dopo aver visto un film su Maradona e ho posto la questione tra i nostri studenti detenuti, tra cui si presume ci siano esperti del ramo.

Il tema degli effetti delle droghe merita un approfondimento, in particolare in un ambiente come quello carcerario. Al di là di considerazioni morali e giuridiche, è innegabile che il traffico internazionale di stupefacenti abbia rilevanti implicazioni, innanzitutto economiche. E non da oggi: sulle antiche vie delle spezie correvano infatti spezie, cioè droghe di tutti i tipi, che andavano a riempire le nostre drogherie, appunto. Senza dire del consumo che se ne è fatto in tutte le epoche e in tutte le culture, come testimoniano vari ritrovamenti. E le guerre dell’oppio che divisero Inghilterra e Cina nell’Ottocento, su cui quasi sorvolano i nostri libri di storia. Argomento interdisciplinare, dunque, capace di coinvolgere diritto, economia, scienze, geografia, sociologia, storia e altre materie.

Per ora fermiamoci al rapporto con lo sport. Non confondiamo l’uso di droghe con il doping, che è tutta un’altra storia. Dal film di cui sopra (peraltro pessimo, non meritevole di menzione) si evincerebbe che si potrebbe sniffare cocaina appena prima di scendere in campo. C’è addirittura chi crede che ciò porterebbe al miglioramento delle prestazioni, dando all’atleta una carica speciale. Più convincenti le argomentazioni di chi ritiene che un uso smodato di droga sia incompatibile con lo sport. Massimiliano, ex lanciatore del peso e pugile, in carcere per aver spacciato stupefacenti quando faceva il buttafuori, ha testa rasata, fisico da culturista, trapezi piramidali, braccia massicce. Con le sue esperienze sia nello sport che con la droga, puntualizza: “Dipende dai tempi e dal dosaggio: un consumo moderato lontano dalle competizioni è tollerabile”.

Torna così un’altra considerazione, suggerita tempo fa da un altro detenuto: le droghe sono sostanze psicotrope tanto quanto l’alcool. Diverso è bere un buon bicchiere di barolo a tavola o una fiaschetta da cinque litri di vinaccio a digiuno. Si tratterebbe di una questione puramente culturale. Delle nostre sbornie giovanili potevamo vantarci in pubblico, anche davanti ai nostri genitori, circondati da una complice indulgenza. Lo stesso non si può fare con le droghe, pesanti o leggere che siano (per quanto valga la distinzione). Andrebbe meglio specificato quand’è che si cade nell’alcolismo o nella tossico-dipendenza. Verrebbe da concludere che con gli stupefacenti, come con tutte le sostanze e le attività che danno piaceri particolari (una ricerca recente ha scoperto che il gioco d’azzardo va a toccare le stesse aree del cervello, come il sesso d’altra parte), l’importante è rimanere “indipendenti”, non dipendere da cause esterne per il proprio benessere.