Roberta ha 37 anni, dopo una laurea in giurisprudenza e la decisione di non volere una vita da avvocato, ha cominciato una lunga esperienza lavorativa all’estero che l’ha portata a girovagare per il mondo tra stage, master e lavori sempre retribuiti. Poi, alla notizia della prima gravidanza, la voglia di tornare a casa per ricongiungersi finalmente con il suo lui, uno dei pochi ricercatori italiani non precari.

La voglia di famiglia, seppur forse un po’ incosciente, ha prevalso su tutto. Nasce Matilde, che ora ha quattro anni, e allora Roberta, che per la sua famiglia ha appena lasciato il suo lavoro a Tunisi, in un ufficio vista mare, si ritrova a Roma. Felice, sì, con bimba piccola e una famiglia accanto. Ma disoccupata e spersa, con tante incognite per il futuro e la consapevolezza di dover trovare un lavoro al più presto. Per motivi economici, in primo luogo, ma anche personali, non tanto legati all’ambizione quanto al riconoscimento. Passano due mesi dalla nascita di Matilde, il periodo più bello ma anche il più conflittuale della sua vita. La solita storia, il solito dilemma. Il lavoro o la famiglia? E perché non tutti e due? Poi, verso la fine 2008, esce un concorso per 107 funzionari all’Ice, l’Istituto del Commercio Estero, dove Roberta ha svolto il suo primo master nel 2001: un’occasione imperdibile, un lavoro stimolante, un impiego pubblico legato alla sfera internazionale a lei cara, a sostegno delle imprese italiane…insomma un biglietto di sola andata per una corsa verso la serenità.

Allora si butta a capofitto nei libri di economia, si aggiorna, si informa. Lavora e studia, studia e lavora, perché, nel frattempo, ha vinto anche un altro concorso e ha iniziato una nuova occupazione, seppur precaria. Tra novembre 2008 e gennaio 2010 si susseguono le prove d’esame: alle preselezioni sono 16 mila, rimangono in 1000 allo scritto, poi 300 all’orale. Roberta si fa strada, supera le prove di economia, di marketing, di lingue straniere (due lingue diverse, per l’esattezza) e di informatica. Poi, ad aprile 2010, la notizia: si è piazzata all’84esimo posto in graduatoria, è tra i 107 vincitori …stringe in mano il biglietto vincente per quella corsa verso la serenità e sopra quel treno vuole portarci tutti, il marito e la figlia Matilde. Ma non solo. A fine aprile la seconda bella notizia: Roberta aspetta Agnese, la secondogenita che oggi ha due anni. E’ il coronamento di un sogno.

Nel frattempo il lavoro precario sta per scadere, ma stavolta non la preoccupa: prima o poi la chiameranno dall’Ice e potrà ricominciare da capo e meglio. E’ invece l’inizio di un’epopea, quella dei 107 vincitori mai assunti di un concorso pubblico. Quando Roberta mi scrive la lettera con la storia che ho appena raccontato la loro vicenda è ancora ferma al palo. Mi parla di crisi, di spending review, di blocco del turn over nel pubblico impiego, di assunzioni bloccate e di voci di soppressione dell’Ice dopo che era stato autorizzato un concorsone pubblico e dopo che erano stati spesi tutti quei soldi pubblici per svolgerlo fino alla fine. Che lungimiranza. Alla fine l’Ice verrà soppresso davvero, nel luglio 2011, dopo aver assunto solo i primi 11 vincitori del concorso, oltre a sei dirigenti, per i quali però era stato indetto un concorso a parte. Questo perché con il blocco del turn over gli enti pubblici da circa 2 anni possono assumere solo il 20% dei posti lasciati liberi l’anno prima. Nel frattempo l’Ice rinasce sotto mentite spoglie e prende in nome di Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il personale è lo stesso ma l’organico è ridotto a 450 unità, a fronte dei 900 impiegati dell’ex Ice, di cui 600 gli effettivi. Pianta organica tagliata, molti i precari, stessa mole di lavoro.

Sono ormai trascorsi oltre 900 giorni dalla pubblicazione dell’elenco dei vincitori e nessuno ha saputo dare a Roberta e ai suoi colleghi una risposta sulla loro sorte. La graduatoria potrà essere utilizzata da altri enti o dalla rinata Ice? E poi, perché bandire un concorso durato oltre un anno e mezzo, con spese ingenti per lo Stato, se già si sapeva che non potevano assumere i vincitori visto che la graduatoria è stata pubblicata nell’aprile 2010, con la crisi già annunciata da un pezzo? Possibile che lo Stato abbandoni risorse che ha voluto selezionare? Allo scandalo dei non assunti, si aggiunge poi quello degli assunti senza concorso. Si tratta dei 19 ex dipendenti di Buonitalia, entrati a far parte, con chiamata diretta, di quel carrozzone creato da Alemanno quando era ex ministro dell’Agricoltura. Buonitalia, che di fatto esercitava le stesse funzioni dell’Ice, dopo aver accumulato un buco abissale, è poi stato chiuso ma rimaneva e rimane il problema di ricollocare quei 19 dipendenti assunti senza concorso. Tra le varie ipotesi anche la riassunzione nel rinato Ice. Oltre il danno, la beffa.

Nel frattempo Roberta e i suoi colleghi non hanno perso le speranze e per tutelare il loro diritto ad un posto di lavoro ottenuto per meriti hanno fondato il Comitato Vincitori Non Assunti ICE e realizzato un blog e un video di denuncia “Salva un diritto, adotta un vincitore di concorso Ice”. In questi anni, grazie alla loro tenacia la vicenda ha fatto il giro: proprio pochi giorni fa Luigi Bobba, deputato Pd, ha presentato l’ennesima interrogazione parlamentare, stavolta al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, e al Ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi per “garantire in tempi rapidi l’assunzione ai vincitori del concorso Ice”, mentre il presidente Giorgio Napolitano, sollecitato a più riprese, ha scritto loro una lettera di solidarietà. Tutti gridano allo scandalo ma nessuno sembra poter o voler far nulla. E la vita di Roberta, come è proseguita? Ha di fatto perso il lavoro a tempo determinato che aveva quando è nata Agnese, ma visto che in fondo se la cavava l’hanno ripresa con una serie di contratti precari di collaborazione occasionale e, dopo un anno di lavoro da casa, le hanno “concesso” un co.co.pro di 4 mesi. Ma stavolta ha persino un ufficio. Senza vista mare.