Primo. Berlusconi si ricandida e subito la politica precipita nel caos. Come un kamikaze votato alla distruzione di tutto e tutti sperando di salvare se stesso l’ex premier piomba sul governo Monti, gli toglie di fatto la fiducia astenendosi sul fondamentale decreto sviluppo dopo che il vice-kamikaze Cicchitto ha ricoperto di contumelie il governo tecnico e insultato il ministro Passera (“povero untorello”) reo di aver sussurrato in tv che il ritorno del Caimano “non è un bene per il Paese”.

Secondo. Per carità, i Professori ne hanno combinate di cotte e di crude tirando il collo a un’economia già collassata, accanendosi contro i pensionati, tagliando a colpi di accetta la sanità pubblica, creando masse crescenti di disoccupati. Ma è del tutto irresponsabile far cadere di colpo un governo che commissariando l’Italia per conto dell’Europa si è comunque ritagliato una certa credibilità internazionale. Infatti, pochi minuti dopo la disastrosa incursione berlusconiana la Borsa ha ceduto e lo spread è tornato a crescere. Ecco i soliti italiani inaffidabili, ha commentato la stampa internazionale, Economist in testa.

Terzo. Il presidente Napolitano tenta di impedire che tutto “vada a picco”. Ma c’è poco da fare se a tenere il Parlamento sotto ricatto è l’esercito di disperati Pdl che se si votasse domani nel migliore dei casi si dimezzerebbe. Disperati allo sbaraglio che in queste ore si prostrano davanti al padrone di Arcore sperando di essere ricandidati. Oggi al Quirinale è salito un Alfano sempre più terrorizzato dal ritorno del capo (vieppiù infuriato dal decreto sui pregiudicati incandidabili che potrebbe farlo decadere dal mandato). Sarà difficile che smentisca la frase attribuita a Previti: “È uno che se gli mozzi un orecchio ti porge subito l’altro”. 

Quarto. Nel partito kamikaze fanno la voce grossa gli ex An come La Russa e Gasparri speranzosi di raccogliere nel fuoco della campagna elettorale il pezzo più qualunquista della protesta antimontiana. Sembra certo che si voterà tra febbraio e marzo. Con l’infame Porcellum dei candidati nominati dai vertici di partito. Così i tempi per le primarie rischiano di essere troppo risicati. Non è detto che per Bersani e soci sia una disgrazia. Certamente sì per i poveri elettori del centrosinistra, illusi da due domeniche di democrazia dal basso. Speriamo di essere smentiti.