Lettere minatorie, fucilate contro il portone di casa, aggressioni, incendi e persino omicidi. Nel Paese delle “caste” non è facile essere un amministratore con la schiena dritta. Eppure sono molti i sindaci, gli assessori, i consiglieri e i pubblici funzionari d’Italia che, ogni giorno, lontani dai riflettori, continuano a lavorare sotto l’incubo delle minacce. Mediamente, ne vengono minacciati 22,5 al mese, cinque ogni settimana, uno ogni trentaquattro ore. Le cifre sono riportate nel nuovo rapporto di ‘Avviso Pubblico’, la rete di enti locali contro le mafie, che per il 2011 ha censito 270 episodi di questa natura. Secondo il Rapporto il fenomeno ha segnato nel 2011 un sensibile aumento, testimoniato dal 27 per cento di casi in più rispetto al rapporto precedente.

Che l’Italia non sia terra per amministratori lo dimostra anche la distribuzione geografica degli atti intimidatori, che non si registrano soltanto nel Mezzogiorno – dove sono più numerosi – ma anche nelle regioni del centro-nord, e in particolare in Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. La Lombardia, in particolare, nelle rilevazioni ancora incomplete sull’anno 2012, è seconda per numero di intimidazioni soltanto alla Calabria, scavalcando addirittura la Sicilia e la Campania, mentre nel 2011 supera di pochi punti il Lazio.

Nel 2011, le regioni più colpite sono state la Calabria (85 casi, il 31% a livello nazionale), la Sicilia (67 casi, il 25% a livello nazionale), la Sardegna (36 casi, il 13% a livello nazionale), la Campania (25 casi, il 9% a livello nazionale) e la Puglia (20 casi, il 7% a livello nazionale). Ma figurano nelle statistiche anche la Lombardia (9 casi), il Lazio, la Toscana, la Liguria, l’Abruzzo e la Basilicata (3 casi), l’Emilia Romagna e le Marche (2 casi), il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige (1 caso ciascuno). Le provincie più colpite sono invece quella di Reggio Calabria, 31 casi (11% del totale nazionale); Agrigento, 23 casi (9% del totale nazionale); e Napoli, 18 casi (7% del totale nazionale). 

Minacce e intimidazioni colpiscono soprattutto le persone, ma si rivolgono anche a proprietà private ed edifici pubblici. Dei 270 episodi censiti nel 2011, la maggior parte vedono come vittima gli amministratori pubblici (200 episodi, il 74% a livello nazionale); 33 hanno colpito impiegati e dirigenti della pubblica amministrazione (il 12% a livello nazionale); mentre i restanti 37 atti coincidono a danneggiamenti e distruzioni di scuole, magazzini, mezzi ed altre strutture comunali (il 14% a livello nazionale). A fare le spese di questo stillicidio sono quindi, soprattutto, i sindaci e i responsabili degli uffici tecnici, seguiti da assessori, presidenti di consiglio comunale e consiglieri per quel che riguarda le cariche politiche, da comandanti della Polizia Municipale e i loro sottoposti, i responsabili dei settori rifiuti, sanità e controllo sugli abusivismi edilizi, per il settore del personale pubblico. Tutti vittime di una guerra silenziosa che non solo mette a repentaglio la tranquillità e la sicurezza delle persone coinvolte, ma riesce talvolta ad inquinare la vita democratica di piccoli e grandi comuni d’Italia, alterando di fatto i risultati elettorali e spingendo gli amministratori alle dimissioni. Dietro questi numeri si nascondono infatti storie di donne e uomini, spesso lasciati soli ad affrontare nemici invisibili. Gli autori delle minacce restano, infatti, per lo più misteriosi.  

Vale la pena di ripercorrere, almeno in piccola parte, alcuni degli episodi che li vedono protagonisti. Poiché se è pur vero, come avvertono gli autori, che tra quelli riportati “vi sono anche casi in cui non è chiaramente delineata la vera natura della minaccia e dell’intimidazione”, non si può negare che tutti, prima ancora delle verifiche giudiziarie, raccontano in un modo o nell’altro frammenti di una democrazia tenuta in ostaggio dalla violenza.  

Ottana (Nuoro) minacce ai sindaci – Il paese non trova pace. Nel settembre 2010 una sventagliata di colpi di fucile si abbatte sulla casa del sindaco Gian Paolo Marras, penetrando all’interno dell’abitazione e ferendo la moglie. Marras si dimette e ritorna al suo posto solo dopo aver ricevuto forti manifestazioni di solidarietà da parte dei suoi concittadini e delle istituzioni. Per l’attentato vengono arrestate tre persone, ma nel gennaio 2011, di nuovo, vengono esplose alcune fucilate contro il portone d’ingresso dell’abitazione dell’assessore comunale all’industria, Fabrizio Pinna. A marzo, poi, è di nuovo il turno del sindaco, cui viene distrutto l’uliveto e lasciato un messaggio intimidatorio: una croce penzolante sul cancello del podere.

A Palermo intimidazione alla figlia di Chinnici – Il giorno dell’anniversario della strage di Capaci, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Caterina Chinnici, figlia del magistrato ucciso dalla mafia Rocco Chinnici, riceve minacce di morte via e-mail. Un mese dopo, una lettera con proiettili e scritte minacciose viene indirizzata all’Assessore regionale alla Sanità, ed ex magistrato antimafia, Massimo Russo. A settembre, ancora una busta con proiettili e una lettera minatoria, raggiunge il direttore generale dell’Asp di Palermo, Salvatore Cirignotta. Si ipotizza che le minacce siano collegate a un’indagine interna disposta dal direttore su un giro di false fatture.

A Monasterace (Reggio Calabria) sindaco nel mirino – Viene incendiata in una notte di giugno la farmacia del sindaco, Maria Carmela Lanzetta. L’incendio provoca danni ingenti all’esercizio. Ad agosto vengono disegnate sette croci e una bara sulla parete del condominio dove abita l’assessore ai servizi sociali, Angela Bellizzi. Nel marzo 2012, di nuovo, ignoti esplodono diversi colpi di pistola contro l’auto del sindaco Lanzetta, che dopo due giorni si dimette. Solo l’intervento delle istituzioni la convince a tornare sui suoi passi. Ma il suo rientro è immediatamente accompagnato da una nuova lettera di minacce e da un nuovo annuncio di dimissioni, poi ritirate dopo un incontro con il Segretario del Pd, Pierluigi Bersani, con la Commissione parlamentare antimafia e il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al sindaco viene assegnata una scorta. A luglio, altro bersaglio, viene incendiata l’auto di Clelia Raspa, capogruppo della lista civica “Indipendenza e Libertà” che sostiene il sindaco in consiglio comunale.

A Rosarno (Reggio Calabria) al sindaco lettera del boss – Il 26 giugno il sindaco Elisabetta Tripodi riceve una lettera su carta intestata del Comune e firmata dal boss Rocco Pesce. Il boss, che sta scontando una condanna all’ergastolo nel carcere di Opera, si lamenta, in modo allusivo e intimidatorio, di alcune attività svolte dall’amministrazione comunale, come la costituzione di parte civile nei processi contro la cosca e lo sgombero di un immobile occupato dalla madre e dal fratello del boss. Nel gennaio 2012, quattordici alberi di kiwi vengono divelti dalla piantagione di proprietà di Teodoro De Maria, assessore comunale ai lavori pubblici. Per il sindaco Tripodi “si tratta di un’attività criminale e mafiosa che non va né sottovalutata né fatta passare sotto silenzio”.

A Casal di Principe (Caserta)  minacce all’ex sindaco – Il 14 giugno una lettera di minacce viene recapitata all’ex sindaco, Renato Natale, noto per le sue battaglie anticamorra e attualmente commissario del Pd locale. Natale è impegnato come medico nell’associazione Jerry Masslo, che assiste gli immigrati, e fa parte del Comitato don Peppe Diana. La sua brevissima sindacatura a Casal di Principe è stata raccontata anche da Roberto Saviano in Gomorra.  

A Follonica (Grosseto) sindaco minacciato di morte – Il 10 agosto 2011 il sindaco Eleonora Baldi riceve una missiva con minacce di morte. Il messaggio è chiarissimo ed allude alla recente uccisione del primo cittadino di Pollica, Angelo Vassallo: “Farai la fine del Sindaco di Pollica, un proiettile è per te e uno per il segretario, cerca di studiarti la legge”. La minaccia è poi ripetuta nel maggio di quest’anno, con una lettera anonima in cui compare una stella a cinque punte e la frase: “Sei nel mirino. Occhio”.

A Corsico (Milano) intimidazioni a un dirigente comunale – Il 31 maggio 2012 una lettera anonima viene recapitata ad un dirigente comunale. Due pagine in stampatello in cui è scritto: “Ora siete richiamati all’ordine e il richiamo vale una volta soltanto. Se non capirete quello che è capitato al signor Carbonera (ex sindaco di Buccinasco più volte minacciato dalla criminalità organizzata, ndr) per voi tutti ci sarà una atroce punizione se d’ora in poi non userete il cervello nel fare e dire le cose”. Firmato: ‘nndrangheta (con la doppia “n”).

A Milano incendio doloso centro sportivo comunale – Nell’ottobre 2011 un incendio doloso danneggia, in pieno giorno, un centro sportivo comunale, nel quartiere periferico Niguarda. La gestione del centro sportivo è stata assegnata dal Sindaco a Milanosport dopo che il prefetto ne aveva revocato la precedente concessione a causa di infiltrazioni mafiose nella società che gestiva l’impianto. Il 30 marzo 2012 i fratelli Cosco, prima di essere condannati all’ergastolo, in primo grado, per l’omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, si rivolgono all’attore e consigliere regionale di Sel, Giulio Cavalli, presente nell’aula della Corte d’Assise urlandogli contro: “Scrivi perché sei un cornuto e un infame”. 

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