Un’intercettazione indiretta, in cui sarebbe rimasta impressa per caso la voce di Francesco Messineo, il procuratore capo di Palermo. A poche ore dalla sentenza della Consulta, che ha dato ragione al Quirinale sulla vicenda del conflitto d’attribuzioni per le intercettazioni tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano, sulla procura di Palermo tornano ad abbattersi i veleni. Il capo dei pm palermitani, come rivela oggi il quotidiano La Stampa, sarebbe stato intercettato mentre parlava al telefono con un dirigente di un importante istituto di credito, che avrebbe chiesto informazioni in merito ad un’indagine in corso. L’inchiesta riguardava proprio la banca nella quale presta servizio l’interlocutore di Messineo. Ed è per questo che la voce del capo della procura viene captata dalle bobine della Dia: il dirigente di banca è infatti indagato, e per questo intercettato proprio dagli inquirenti palermitani. Che dopo aver ascoltato la voce del loro superiore, hanno spedito tutti gli atti alla procura di Caltanissetta, quella competente per le indagini sui magistrati palermitani.

Della vicenda sarebbe stato informato Antonio Ingroia, all’epoca dei fatti procuratore aggiunto a Palermo, che oggi guida l’unità speciale dell’Onu per la lotta al narcotraffico in Guatemala. Per capire se l’intercettazione captata dai colleghi di Palermo possa o meno essere rilevante, la procura nissena ha aperto un fascicolo “modello 45”, quello utilizzato per gli atti non costituenti reato.

Trattandosi però di una vicenda particolarmente delicata, l’ufficio guidato da Sergio Lari ha mantenuto il massimo riserbo sulla questione. Neanche il diretto interessato Messineo ammette di saperne nulla: “Non ho alcuna informazione: dell‘indagine di Caltanissetta non so assolutamente nulla” ha commentato il capo della procura palermitana, apprendendo la notizia dai giornali. I pm nisseni però avrebbero già ascoltato il sostituto procuratore palermitano che indagava sul dirigente dell’istituto bancario, “beccato” mentre parlava al telefono con Messineo. Sul procuratore capo di Palermo si erano abbattute le polemiche nei mesi scorsi, quando non aveva apposto la sua firma nell’avviso di conclusione delle indagini recapitato ai dodici indagati della Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra.

In passato aveva fatto scalpore anche il coinvolgimento del cognato di Messineo, Sergio Sacco, in un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione. All’epoca Messineo si era astenuto dal coordinare le indagini su suo cognato, e l’inchiesta era passata al capo della procura di Caltanissetta Sergio Lari. Attualmente il procuratore capo di Palermo è ancora in lizza per essere nominato procuratore generale del capoluogo siciliano.