Bersani non vuole l’election day, spinge per una riforma della legge elettorale e si prepara a una nuova sfida con il vecchio nemico Berlusconi. Il neo-candidato premier del centrosinistra, in Libia per una serie di incontri istituzionali, dice di aver sempre pensato che “sia sensato tenere separate le elezioni regionali e politiche”. Secondo il leader del Pd, “parlare di election day senza capire cosa significa è difficile. Ci sono norme e varie sentenze per il fatto che ai primi di febbraio si voterà nel Lazio, non è un optional. Alfano e Berlusconi dicano perché e come intendono l’election day perché io non ho capito. Intendono anticipare a febbraio le politiche? Noi non siamo di questa opinione”.

Riguardo a una futura sfida con Berlusconi, che nelle scorse ore l’aveva punzecchiato, Bersani incalza: “Auguri… se sarà sfida la faremo. Non vedo l’ora“. Bersani è poi tornato sul tema delle primarie: “Quello che abbiamo fatto non l’abbiamo fatto io e Renzi, non sono voti di Renzi o Bersani. Ticket? Non abbiamo il duopolio, io non pretendo il monopolio ma siamo un collettivo aperto e plurale. Il partito non è di proprietà né di Bersani né di Renzi, riusciremo tutti insieme a fare squadra. Il problema è che in Italia siamo abituati all’imperatore, all’uomo solo al comando, c’è l’idea che discutere sia alternativo a decidere. Noi discutiamo anche animatamente, ma siamo una squadra che vuole servire il Paese”. Il segretario Pd ribadisce la sua apertura a una collaborazione con Renzi, nonostante le parole non troppo accomodanti di quest’ultimo, e si dichiara intenzionato a incontrarlo “alla prima occasione”.

Renzi, da parte sua, continua a nicchiare: “Il mio futuro è qui in questo ruolo – ha ribadito il sindaco di Firenze – naturalmente spero che il centrosinistra non perda la grinta che ha avuto in questi tre mesi: tutti noi dovremo dare una mano perché questo accada, senza continuare con le solite discussioni ‘ticket-non ticket’, ‘ministro-non ministro’, ‘parlamento-non parlament0’. Io faccio il sindaco, e cerco di farlo bene. Interrompiamo le chiacchiere della politica romana”.

Per Bersani la priorità resta la legge elettorale, soprattutto “in relazione allo sbandamento del centrodestra“. Il leader del Pd, ben consapevole che con l’attuale sistema elettorale non sarà facile governare – nonostante gli ultimi sondaggi attribuiscano ai democratici un consenso vicino al 35% – sollecita gli avversari: “Se domani il Pdl avrà una riunione per decidere la linea politica – dice Bersani – per favore ci faccia sapere cosa pensa precisamente, sul piano politico, della legge elettorale, perché non capiamo più, è la ventesima proposta, e non conosciamo le intenzioni politiche”. Nel frattempo si è più vicini alla rottura perché il Popolo delle Libertà ha presentato l’ennesima proposta, che però non convince i democratici.

Il segretario del Pd, arrivato ieri sera a Tripoli, ha incontrato nella sede del Congresso libico il capo provvisorio dello Stato, Mohamed Magarief. Nel corso della giornata Bersani vedrà i principali attori della scena politica del dopo-Gheddafi, dal leader del partito Giustizia e Costruzione, Mohamed Sawan, al segretario generale della coalizione di centro, Abdul Hamid al Naami. Il leader Pd ha in programma anche un colloquio con una rappresentanza di parlamentari donne per capire la situazione economica post-rivoluzione in Libia. La scelta di Tripoli come prima tappa del dopo-primarie non è stata casuale: “C’è tantissimo da fare, tante cose buone. Questo è un mondo in evoluzione con grandi cambiamenti che ha un sentimento di amicizia profonda con l’Italia e chiede aiuti politici, economici e culturali. L’Italia ci deve essere, mentre ho l’impressione che abbiamo perso la percezione che siamo un grande Paese con un ruolo nel Mediterraneo”.

Bersani ha confermato che, dopo la tappa a Tripoli, “il primo incontro sarà con Monti, ce lo siamo detti al telefono quando, con una tempistica eccezionale, è stato il primo a farmi le congratulazioni. Al mio ritorno ci vedremo per vedere i temi di governo”.