È imbarazzante dover ricordare che quello di voto è un diritto fondamentale dell’individuo, senza se e senza ma, e che in una democrazia degna di questo nome nessuno si sognerebbe mai di subordinarlo a una triste e ridicola procedura come quella escogitata per le primarie del centrosinistra. A coloro che intendono oggi votare per il ballottaggio Bersani-Renzi pur non avendo partecipato domenica scorsa al primo round, è richiesta infatti, come a scuola, una sorta di giustificazionecomprovante i motivi dell’impedimento.

Naturalmente, solo una minima parte dei dei 120mila richiedenti (ma c’è chi dice molti di più) sono stati ammessi alle urne dalle commissioni provinciali del partito, controllate dal quartier generale del segretario Pd.

Naturalmente, Renzi e i suoi hanno dei buoni motivi per cercare di allargare la base elettorale, nella speranza che in soccorso del sindaco “liberista” di Firenze (e in antitesi ai bersaniani considerati troppo “rossi” dopo l’abbraccio di Vendola) possa arrivare da destra la cavalleria per ribaltare le forze in campo. Cosa che, stando ai sondaggi dell’ultima ora, difficilmente potrà accadere, ragion per cui il bellicoso sfidante che nella notte di venerdì faceva distribuire dal sito Big Bang montagne di iscrizioni al voto, sabato faceva buon viso al probabile vincitore invitandolo a prendere un caffè. Forse perché intimorito dai possibili ingorghi che potrebbero verificarsi oggi ai seggi tra chi chiederà di votare esibendo il nullaosta renziano e chi vorrà impedirlo con relative contestazioni.

Avevamo sperato che la grande partecipazione di cittadini a questa festa della democrazia insegnasse qualcosa ai leader vecchi e nuovi. Assistiamo invece alla riesumazione della peggiore vecchia politica. Dove, a furia di giochi e giochini di vertice, ci si dimentica dei veri protagonisti: gli elettori. Proprio quel sistema “usa e getta” che ha generato l’antipolitica di cui i Bersani e i Renzi tanto si lamentano.

Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2012