“Inascoltato senz’altro. Non so se questo basti per essere Cassandra“, così Massimo Fini, l’intellettuale più “contro” del nostro sistema, al debutto in terra cantonale di “Cassandra”, nella nuova veste di drammaturgo. 1200 posti al teatro del Palazzo dei Congressi di Lugano, c’era il tutto esaurito. Il Fini-pensiero valica le Alpi e dà uno scossone alla mentalità benpensante e calvinista dei rossocrociati, storicamente abituati a schierarsi con nessuno, né contro alcuno.

La Cassandra del palcoscenico è una straordinaria Elisabetta Pozzi che urla: “L’uomo è diventato un tumore del creato. Non abbiamo più futuro, ce lo siamo divorati. Questo futuro ci cadrà addosso come un drammatico presente e poi si vendicherà…”

Sono riflessioni di cui c’è antica traccia negli scritti di Fini profeticamente apparsi nel 1985  in “La Ragione aveva torto”. Concetti nuovamente ribaditi ne “Il Denaro, sterco del demonio”, altro saggio molto colto pubblicato nel 1998. “La troppa razionalità, l’abuso della tecnologia, anziché migliorarci, ci hanno rovinato – interviene Fini -, la crescita non è sempre un fattore positivo. Come i dinosauri che, divenuti troppo grossi,  alla fine sono stati ‘espulsi’ dalla natura. Noi esseri umani siamo diventati voluminosi, scomodi, invasivi: inquiniamo, contaminiamo, infettiamo. In fondo tutti noi potremmo vedere quello che vede ‘Cassandra’, ma ci rifiutiamo di farlo. Possiamo vedere quello che sta accadendo, non tanto per un dono degli dei, come accade nel mito troiano, ma perché conosciamo le condizioni del nostro presente e sappiamo quale passato ci ha portato ad esso”.  

La Natura, dea splendida e crudele, ridotta in ceppi e umiliata, con un scrollone si libererà dell’Uomo“, geme la Pozzi dal palcoscenico. Dal mito alla contemporaneità, Apollo regalò a Cassandra il dono della profezia in cambio della sua verginità, al suo diniego la punì crudelmente e, con uno sputo in bocca,  le lasciò il talento ma la condannò a non essere più creduta. Il nostro tragico futuro prossimo è visibile ma, come nel mito, è destinato a non apparire reale.

Fini da sempre scende in campo contro i luoghi comuni, gli ottusi e gli asserviti al potere… Fini riesce a sostenere tesi a volte anche odiose, contestatissime, comunque sempre molto fuori dal coro, con garbo, chiarezza di motivazione e  rigorosa ricerca delle fonti. Guardiamoci intorno oggi: non serve Cassandra nel predire la rovina del nostro sistema politico ed economico. Eppure nulla cambia e tutti festanti facciamo entrare il cavallo di legno dentro le nostre mura, come se nulla fosse. Grillo è il Cassandra di oggi? “Grillo non prevede. Non anticipa. Constata i fatti e li denuncia con forza”, conclude un Fini poco “cassandresco”.

Ps: Per amor di cronaca il secondo atto era dedicato alla Cassandra reinterpreta da Fanny Ardant in un farraginoso monodramma. Con accompagnamento di musica dodecafonica, comunque assai meno vibrante dell’altra Cassandra.