Da tempo provo a mettere in guardia i miei quattro lettori nei confronti di un linguaggio politico ormai svuotato di significati; a fronte di rituali che celebrano apparenze prive di qualsivoglia corrispondenza con la realtà. Un agitarsi immobile, come la corsa a perdifiato del criceto nella ruota della gabbietta. Quando i processi reali di riposizionamento del potere restano silenziati, sottotraccia. Imperscrutabili.

Domenica alcuni milioni di nostri concittadini, in genere di orientamento progressista e tutti animati da buonissimi propositi, si sono recati in processione alla cerimonia delle primarie di centrosinistra: un fatto di democrazia, gli ha spiegato l’Edmondo De Amicis redivivo Michele Serra («chiunque vinca avrà davanti un compito terrificante e solo per questo meriterebbe aiuto e rispetto»).

Questo sarebbe senza dubbio un fatto di democrazia se portasse a decidere qualcosa. Ad esempio il nome del premier nella futura coalizione di centrosinistra. Ma mentre i cittadini vengono fatti giocare al gioco della partecipazione democratica, nelle cucine oscurate del potere ben altre minestre sono in cottura. E tutte hanno come ingrediente principale quanto nelle primarie non è stato neppure dato in assaggio agli elettori: l’ipotesi di un Monti bis.

Visto che – nonostante l’affannarsi di personaggi ininfluenti (PierLuigi Bersani in testa) – ai piani alti del Palazzo si ritiene che nelle varie sedi internazionali le credenziali dell’algido bocconiano restino tuttora insostituibili. Semmai il problema è stabilire attraverso quali combinazioni di maggioranze assicurare la prosecuzione dell’esperimento di governo in corso.
“I viaggiatori verso la Terza RepubblicaMontezemolo e Riccardi pensavano a un revival all’Alcide De Gasperi come “governo del centro che guarda a sinistra”: quale fantasia, viso che la formula risale ad almeno sei decenni fa!

Ciò nonostante presumevano così di coinvolgere nei propri disegni un premier molto sensibile ai richiami del buon tempo antico. Ma li ha messi subito in riga il presidente Napolitano, facendo chiaramente capire agli improvvisati chaperon che il coach del politicamente naif Monti è lui e solo lui. Sicché vale la pena domandarci che cosa abbia in testa l’uomo del Quirinale sulla destinazione ottimale dell’assistito.

Alla luce della biografia ottuagenaria del sosia di Umberto di Savoia e della sua carriera di incrollabile uomo d’ordine, si può ipotizzare che l’obiettivo dovrebbe essere uno solo: dare ulteriore traduzione politica alla propria visione paternalistica, in cui le istituzioni mantengono ferreo controllo sulle insorgenze sociali (dai grillini alle possibili liste di varia indignazione).

A tale scopo la grande coalizione ABC, che ha sostenuto sino ad oggi il governo Monti, poteva continuare benissimo a funzionare. Solo le mattate del Berlusconi che si agita scompostamente ne renderebbero impraticabile la riproposizione; ridando spazio ai trovatelli che si erano fatti fotografare insieme durante un pic-nic a Vasto.

Ma qui entra in gioco un’altra istanza d’ordine, che proviene dall’altra sponda del Tevere. Alle mummie cardinalizie il Monti che fa risparmiare l’Imu a Santa Romana Chiesa va benissimo. Anche in questo caso – però – in discussione è il blend che lo sostiene. Che a giudizio di tutti gli “uomini con le gonne in porpora” non deve comprendere piantagrane tipo Vendola e Sel.

Sul resto ci si divide. Per il diafano Camillo Ruini l’importante è assicurare spazio di controllo/interdizione al fidato chierichetto di sempre: PierFerdinando Casini. Il cerbiatto zannuto Angelo Bagnasco, memore del suo passato di cappellano militare, si dice lavori per soluzioni blindate dall’accordo Pdl e Pd. In odio a Bagnasco, il robotico Tarcisio Bertone pare preferisca il taglio dell’ala berlusconiana e il recupero dell’associazionismo cattolico meno destrorso (Acli e Sant’Egidio). E così via.

Intanto i bravi cittadini delle primarie si sono messi in fila pensando di decidere il futuro dell’Italia. Quando il disegno inconfessabile è solo quello di dare loro un contentino formale, mobilitarli senza che possano “fare danni” e – così – illuderli di contare qualcosa.
L’importante è tenerli sempre ben lontani dai giochi che contano. Democraticamente.