Primarie no, primarie sì. La polemica sulle consultazioni del Pdl arriva sul tavolo del segretario Angelino Alfano, che conferma, pur tra mille dubbi: “Ho convocato per domani i coordinatori regionali e provinciali del partito, per un confronto sulle questioni organizzative e sulla data di svolgimento delle primarie”. La nota del segretario arriva al termine dell’incontro con Silvio Berlusconia palazzo Grazioli, dopo che per tutto il giorno erano circolate voci di un possibile annullamento della competizione pidiellina, da sempre invisa all’ex premier. “Alla luce del fatto nuovo rappresentato dalla possibilità delle elezioni anticipate e accorpate – scrive ancora Alfano – il calendario delle elezioni primarie, inizialmente deciso dall’Ufficio di Presidenza del partito (con voto sequenziale ispirato al modello americano), diviene impraticabile, come ho già pubblicamente osservato in questi ultimi giorni”.

Alfano, insomma, prende tempo per cercare di portare a casa la partita. Del resto il “meglio lasciare perdere” sulla prima pagina di questa mattina del Giornale di Alessandro Sallusti, sembrava avere dato voce a un diffuso malcontento interno che parte dalla testa del partito. “O si trova un accordo per presentare due-tre candidati che rappresentino le diverse anime e che si impegnino a un patto di ferro post primarie, o è meglio lasciar perdere”, scrive Sallusti, e siano Berlusconi e il segretario Angelino Alfano a decidere chi sarà “il candidato premier”. Senza contare che nonostante la massa di autocandidati alla consultazione, che sono ormai a una ventina, le primarie sembrano non piacere a nessuno. Anzi, proprio l’eccessivo numero di aspiranti, in un partito abituato a una leadership centralizzata, ha suscitato la disapprovazione di Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, che hanno invitato tutti a un “esame di coscienza” sulla loro effettiva rappresentatività.

“Penso di poter vincere le primarie e di poter vincere anche le elezioni”, afferma invece l’astro nascente Gianpiero Samorì, leader del Mir (Moderati italiani in rivoluzione), intervenuto ad Agorà su Rai Tre. Ma chiarisce che se Silvio Berlusconi cambiasse idea e si candidasse, lui farebbe un passo indietro: “Mi pare ovvio – spiega – Il Pdl, per come è costruito, ha in Berlusconi la massima espressione. E’ anche un gesto di rispetto dovuto”. 

Intanto scoppia il caso di Giorgia Meloni, ex ministro ed esponente della destra sociale ex An, la cui candidatura è stata bollata da La Russa, intervistato da Repubblica, come un “grave errore politico“. La Russa afferma di avercela “non con lei”, piuttosto con quelli “come Sandro Bondi (che ha definito le primarie una “farsa”, invitando Berlusconi a cambiare idea e a candidarsi direttamente come aspirante premier alle elezioni, ndr), che pensano che la Meloni possa essere utile ad affossare le primarie. Ci sarà una ragione se i più contenti della sua candidatura sono quelli che vogliono mantenere nel partito lo status quo. Giorgina si interroghi su questo”. 

Ma la diretta interessata ribadisce dalle colonne di Libero la propria determinazione a presentarsi: ”Ho sempre detto che per il nostro partito sarebbe stato inutile tenere primarie al cloroformio. Quelle nelle quali il nome del vincitore c’è già. Senza confronto né dibattito”. L’ex ministro delle Politiche giovanili la mette sul piano del beneficio per il partito: “Non condivido la scelta di blindare Alfano, magari con il 90% dei consensi, quando il Pdl secondo i sondaggi è al 15%, indebolisce il segretario. Non lo rafforza. Per questo dico che la mossa che ho fatto io, quella di candidarmi, l’avrebbero dovuta fare altri”. 

Sulle primarie mette la pietra tombale un nome di primo piano del Pdl come Giulio Tremonti: “Non mi interessa l’argomento: lo considero finito”, dice a Omnibus su La7. “Così come erano state messe, le primarie potevano essere interessanti. Pensavo che aprissero un ampio spazio di discussione e invece, per come sono state scritte, sono dentro il Pdl e devi giurare che ‘non avrai altro Angelino al di fuori di Alfano’ quando poi lo stesso Alfano si svincolerà dal Pdl perché ne cambierà il nome, il simbolo e quant’altro”. La conclusione dell’ex ministro dell’Economia è tranciante: “Confesso di avere zero interesse a questo tipo di attività che mi sembra di capire non ci sarà neanche. E poi non ho la minima intenzione di mettermi a discutere con apparizioni ultime che mi sembrano un po’ strane”. Tremonti non vuole dire se si riferisce a Samorì, uomo vicino a Berlusconi e a Marcello Dell’Utri, e conferma poi di volersi presentare alle elezioni con la sua lista: “Abbiamo fatto prima un programma che è su www.listalavoroliberta.it poi andremo a cercare i voti e siamo in pista e in azione per quello”.