Nel post ‘Monti Forever‘ illustravo la sequenza di previsioni sbagliate dal governo Monti. Si tratta di fatti su cui c’è poco da discutere. Conseguenze:

  • Gli annunci del governo Monti assomigliano a quelli di Berlusconi. Poi si sa come va a finire.

  • L’esperienza del 2012 rende poco credibili gli annunci governativi di un ‘ritorno alla crescita’ nel 2013.

  • Questi annunci imbellettati raccontano comunque un paese che resterà in profonda depressione. Misurare la crescita dal punto di minimo, invece che dall’apice, è una manipolazione mediatica priva di senso economico (altrimenti basta creare una grande recessione e poi chiamare ‘crescita’ un piccolo rimbalzo).

  • Il punto più importante, dove casca l’asino, riguarda la finanza pubblica. Dopo tutte le manovre di Monti, il deficit sarà quest’anno il 2,9% del PIL, più alto del tendenziale (2,5%, stimato dal Ministro dell’Economia, 6/12/2011) lasciatoci da Berlusconi.

L’articolo che abbiamo pubblicato ieri sul Sole 24 Ore illustra l’interpretazione che il Fmi dà di questi avvenimenti. In estrema sintesi: con la depressione la politica di bilancio acquista molta forza. Tanta forza, che l’austerità non solo deprime il PIL e l’occupazione: li deprime a tal punto da peggiorare – dopo un iniziale effimero miglioramento – il deficit pubblico (rispetto al PIL).

Il Fmi spiega che quello che capita a noi sta capitando in tutti i paesi che adottano politiche come le nostre. E presenta un grafico in cui mostra che gli eccessi di ottimismo sono tanto maggiori quanto più la strategia di risanamento punta sull’austerità. Che vuol dire? Vuol dire, dice il Fondo, che quei governi usano una teoria economica, sempre la stessa, che è sbagliata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Si tratta di una spiegazione politicamente devastante, perché si traduce in una condanna senza appello delle strategie del governo Monti e dell’Europa. Confermata non solo dall’autorevolezza degli economisti del Fondo monetario (che fanno mea culpa, scrivono di essere stati i primi a sbagliare!), ma anche dalla vasta letteratura empirica sviluppatasi in questi anni, con decine di studi econometrici che hanno preceduto il rapporto shock del Fmi, confermando quei risultati (anzi, di più). D’altronde, basta guardare con un po’ di buona fede questo grafico: evidenzia che il decoupling fra America e Europa coincide perfettamente con la svolta europea del 2010-11 verso l’austerità. Ne consegue la necessità, in Europa, di una strategia alternativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 Fonte: Moody’s

Non ho molto da aggiungere rispetto a quanto abbiamo scritto sul Sole. Salvo due punti.

Primo – Molti ideologi delle politiche dell’austerità e dell’offerta fanno ora a gara per smarcarsi dal fallimento Europeo. Ma si tratta di un inganno: in realtà ripropongono varianti delle stesse politiche screditate. Uno di questi purtroppo è Mario Draghi. Ieri all’inaugurazione della Bocconi, dopo diversi ammiccamenti (citazione di Baumann, frecciatine alla Germania) per accreditarsi come ‘il nuovo che avanza’, ha posto con chiarezza il problema: ‘Quale aggiustamento fiscale, dati gli effetti recessivi dell’austerità?’. Ha risposto citando un paper isolato di Alesina, in cui l’autore sostiene che alzare le tasse è recessivo ma tagliare la spesa no; e propone di tagliare tasse e spesa (di più). Ciò ridurrebbe la domanda aggregata (la propensione alla spesa del bonus fiscale è inferiore al taglio di spesa pubblica): ma Alesina conta sui soliti presunti effetti di ‘fiducia’ e di offerta. Ho scritto infinite volte che i problemi dell’offerta ci sono, in tutti i paesi del mondo e anche in Italia: ci sono sempre stati, e vanno affrontati; Monti dev’essere lodato per avere iniziato. Ma il Fmi, tanto per essere chiari, sta dicendo tutt’altro: individua il problema centrale nella depressione della domanda, e chiede che venga stimolata anziché depressa. Non è facile reagire a questi insidiosi tentativi di manipolazione culturale, ma volevo farlo presente.

Secondo – Quelli che parlano di ‘alternativa’ al Montismo non sono credibili se non mettono su una squadra economica con i fiocchi, in grado di precisare le strategie alternative. Invece, Di Pietro continua a chiedere il certificato penale ai candidati. Non ha capito. Idem alcuni candidati alle primarie. Renzi per esempio parla di promuovere al livello nazionale una squadra di ‘bravi amministratori’: uh?! Quanto a Grillo, un ‘referendum sull’Euro’ non è ancora una politica economica. Se vincono i no, come si sopravvive con l’Euro? Se vincono i sì, come si esce dall’Euro (è difficilissimo!) minimizzando i danni? La chiusura verso le grandi competenze della società, bollate come ‘opportunisti dell’ultim’ora, che vogliono salire sul carro dei vincitori’ sarebbe l’inizio di una nuova casta, l’apice di un Movimento che, da quel punto in avanti non potrebbe che declinare. Ci pensino. Perché all’orizzonte del 2013 vedo addensarsi nubi.