Rischia di saltare l’accordo tra l’Inter e China Railway 15th Bureau Group Co. – società controllata da China Railway Construction Corporation (Crcc) – che prevedeva l’ingresso di investitori cinesi nel capitale azionario interista. L’accordo, annunciato dalla stessa società nerazzurra lo scorso primo agosto, prevedeva il passaggio del 15 per cento delle quote sociali nerazzurre alla Crcc per 55 milioni di euro e, soprattutto, la collaborazione per la costruzione di un nuovo stadio di proprietà da completarsi entro il 2017. Ma già qualche giorno dopo l’annuncio dell’accordo, da Pechino arrivarono le prime smentite, segno che l’affare sarebbe stato tutt’altro che facile. Il 22 agosto, giorno in cui si sarebbe dovuto chiudere a detta degli interessati, c’è stato il primo rinvio. Poi, nell’ultima assemblea del cda interista del 29 ottobre, non sono stati cooptati i nomi dei tre nuovi consiglieri designati da Pechino. E oggi, a tre mesi di distanza, secondo fonti riportate dall’agenzia di stampa Radiocor, la chiusura dell’accordo sarebbe in bilico.

I problemi sarebbero molti, e di diversa natura. Innanzitutto in Cina non hanno mai gradito la pubblicità data in Italia all’affare, anche perché Crcc – seconda compagnia di costruzioni cinese e sesta in assoluto al mondo, dal 2008 quotata nelle borse di Shangai e Hong Kong – è un’azienda controllata dallo stato, e come tale non potrebbe effettuare investimenti privati all’estero. Una questione di primaria importanza, specie in un momento in cui i vertici di Pechino e il Partito Comunista Cinese hanno appena cambiato il proprio vertice. Poi ci sarebbero tutta una serie di difficoltà burocratiche a mettere il freno alla conclusione dell’operazione. Quelle legate a vari passaggi intermedi, ovvero le autorizzazioni necessarie da ottenere attraverso ministero del Commercio, Ufficio Cambi, National Development and Reform Commission, Sasac e Consob locale. E quelle dovute al fatto che in Italia manca una chiara legislazione (di favore?) per la costruzione del nuovo stadio, che dovrebbe sorgere nell’area di San Donato Milanese e i cui costi ammonterebbero a circa 250 milioni di euro.

Con l’idea di costruire il nuovo stadio, il 30 maggio 2012 l’Inter ha inserito nel proprio organigramma societario come Direttore Generale l’ex Direttore Esecutivo dell’Area Stadio della Juventus Marco Fassone, che a Torino contribuì alla realizzazione dello Juventus Stadium, e che è dotato di ottime entrature proprio in Cina. E proprio il dg Fassone – spiega una fonte societaria nerazzurra a ilfattoquotidiano.it – è stato recentemente in Cina per cercare di sbloccare la situazione e per trovare un’eseguibilità a un contratto che, affermano da Milano, è valido e vincolante dal momento in cui è stato firmato il primo agosto. Eppure Fassone, complice anche la concomitanza con il 18° congresso del Partito Comunista cinese, è tornato da Pechino a mani vuote. Ma non c’è alcun problema – dicono da Corso Vittorio Emanuele – dato che la trattativa non è certo saltata, e che si sono solo allungati i tempi della conclusione. Le voci contrarie che provengono da parte cinese risultano quindi incomprensibili alla società nerazzurra, che ribadisce che l’accordo è tuttora valido. E la palla, così, rimbalza di nuovo in campo cinese.

Ma per una Cina che si allontana dalla Milano calcistica, eccone un’altra che si avvicina: all’altra sponda però, quella rossonera. A coronamento di contatti e abboccamenti che proseguono ormai da mesi, in occasione dell’imminente partita MilanZenit di Champions League farà infatti visita a Milanello una delegazione del Guangzhou Evergrande. Si tratta della squadra che con Marcello Lippi in panchina ha appena vinto il secondo scudetto consecutivo e che appartiene alla Evergrande Real Estate, un conglomerato finanziario con un patrimonio stimabile i quasi 5 miliardi di dollari e che è gestito dal giovane oligarca Xu Jaiyin. Inevitabili quindi le voci di un possibile investimento cinese nella società rossonera, magari con lo stesso Lippi che potrebbe diventare il nuovo direttore generale milanista nell’ambito della necessaria ristrutturazione tecnica e societaria. Quasi che il cambio al vertice nel Pcc abbia influenzato anche un cambio di campo nel sostegno alle due squadre milanesi.