I poligrafici della Rcs non aspettano le conferme alle indiscrezioni sul nuovo piano industriale e fermano le rotative dell’editrice del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, che domani non saranno in edicola. La scusa ufficiale è arrivata, provvidenzialmente, dallo sciopero nazionale indetto dalla Cgil per domani. Manifestazioni, però, alle quali i dipendenti della Rcs Quotidiani iscritti al sindacato non sono soliti partecipare in massa, tanto che godono di una speciale esenzione da parte del sindacato.

Alla quale però questa volta hanno deciso di rinunciare una volta “analizzata la situazione in cui versa il mondo del lavoro nel nostro Paese, il tentativo di smantellare lo stato sociale, l’aumentata precarizzazione del lavoro con l’attacco alla contrattazione collettiva e al dialogo sociale, l’utilizzo strumentale da parte del Governo e della parte datoriale della “tempesta perfetta” della crisi economica per riportare indietro le lancette dell’orologio delle conquiste sindacali – “tempesta perfetta” che sta investendo anche Rcs Mediagroup”, come recita un comunicato sindacale.

Tuttavia agli osservatori non è sfuggito il fatto che l’adesione sia arrivata proprio all’indomani dell’approvazione del bilancio al 30 settembre del gruppo editoriale – avvenuta tra le proteste dei giornalisti dei periodici del gruppo in allarme per le indiscrezioni sull’imminente chiusura di 15 su 35 testate – che ha confermato un andamento dei conti in continua emorragia visto il rosso 380,5 milioni (contro la perdita di 25,5 milioni del 2011) su ricavi scesi da 1.364,2 milioni a 1.184,1 milioni, mentre l’indebitamento si è attestato a 875,6 milioni. Ma che è stata anche l’occasione per un primo confronto sul piano di salvataggio del gruppo che il nuovo ad Pietro Scott Jovane dovrà definire entro il 19 dicembre insieme ai termini della ricapitalizzazione stimata in almeno 400 milioni di euro alla luce delle perdite che a fine giugno si erano mangiate più di un terzo del patrimonio. 

E qui casca l’asino, almeno per i poligrafici, visto che una delle ipotesi sul tavolo prevede la cessione del ramo d’azienda degli stabilimenti tipografici a favore di una nuova società, che, in base alla stessa ipotesi, accoglierebbe anche le attività di stampa e di raccolta pubblicitaria della Editoriale La Stampa del gruppo Fiat. Un’operazione in linea con le indiscrezioni  pubblicate dal Fattoquotidiano.it il 31 ottobre scorso circa un progressivo avvicinamento dei due gruppi editoriali e i conseguenti vantaggi economici per il Lingotto, che è  in cerca di una soluzione per mantenere stretta la presa sul Corriere senza sbilanciarsi troppo sul fronte finanziario, nonostante l’imminente ricapitalizzazione di Rcs, di cui Fiat è il terzo azionista.