Concluso il secondo giorno al Festival di Roma, emerge un particolare: quasi tutti i film in concorso hanno un calo nel finale. E si conferma quanto si diceva il primo giorno: l’impressione è che le cartucce migliori debbano essere ancora sparate.

Temi sociali e di emarginazione quelli che hanno attraversato le sezioni di ieri: dai figli di immigrati divisi tra le loro origini e ciò che li circonda (Alì ha gli occhi azzurri, di Alessandro Giovannesi) al conformismo di una cittadina australiana dove i veri pazzi non sono forse quelli in istituto psichiatrico (Mental, di P.J. Hogan), le conclusioni sono meno semplici e comode di quanto si potrebbe credere. Entrambi i film, poi, prendono spunto dalla vita privata: quella dei protagonisti, nel caso di Alì, e quella del regista stesso nel caso di Mental. Salsa fantasy invece sia per la riflessione qualunquista sugli anni di piombo di La Scoperta dell’Alba di Susanna Nicchiarelli, che per le storie di donne raccontate da Alexey Fedorchenko nel notevole Spose Celsti dei Mari della Pianura.

L’ex presidente del Consiglio Berlusconi diceva che non siamo un paese multietnico: ancora una volta, dopo Good Morning AmanEt in terra pax e La Nostra Vita (per citarne alcuni), il cinema italiano dimostra il contrario, raccontando l’Italia della seconda generazione di immigrati in Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi. Interessante fiction di una delle tre storie del docufilm Fratelli d’Italia (sempre di Giovannesi), il film prende il titolo da un brano di Pasolini, Profezia, che anticipava l’avvento di una società multietnica. La storia è quella di una settimana nella vita degli amici Stefano e Nader in quel di Ostia raccontata con una regia fatta di campi strettissimi, cinepresa a mano e lunghi piani sequenza.

Fuori concorso e applaudito sia dalla stampa che, la sera, dal pubblico, Mental segna il ritorno in grande spolvero dell’australiano P.J. Hogan al tema della pazzia con una commedia femminista. Una trascinante e magistrale Toni Collette racconta la prevaricazione del mondo maschile sul mondo femminile: donne che si reputano pazze in una Gold Coast australiana in preda al conformismo, e che in realtà sono prive di autostima.

Ancora donne nel film di Alexey Fedorchenko presentato in Concorso, Spose Celesti dei Mari della Pianura, alle prese con spiriti della collettività e leggende locali. Un fantasy a episodi che richiama il Pasolini leggero e fiabesco del Fiore delle mille e una notte e Decameron. Fedorchenko vinse due anni fa la regia a Venezia, e torna tra i favoriti in questa settima edizione del Festival di Roma con un film delizioso eppure deboluccio per quanto riguarda la possibilità di ottenere premi.

Tratto dal romanzo di Walter Veltroni (in realtà pesantemente rimaneggiato), La Scoperta dell’Alba di Susanna Nicchiarelli (Prospettive Italia) è un racconto articolato su due piani articolari distinti, uno nei sanguinosi primi anni ottanta dei gruppi armati terroristici e uno attuale. Una commedia dai toni drammatici che sfocia nel fantastico, ma che risulta senz’anima, con una regia televisiva e completamente impersonale. Bravi gli attori, ma perché sembra si dirigano da soli.

Tra le star della giornata, oltre alla presenza di Matthew Modine alla inaugurazione della sua mostra fotografica, spicca la conferenza stampa di Jude Law, in vista dell’evento più strutturato (e questa volta in Auditorium) dedicato al film di animazione Le 5 Leggende, che lo vede tra i protagonisti. L’attore ultimamente ha accettato diversi ruoli da cattivo (nel cartoon è l’Uomo Nero; più avanti lo rivedremo nei panni di Karenin nell’Anna Karenina di Joe Wright), e ha ammesso di divertirsi molto a interpretare un personaggio che incarna il male puro.

Due grandi protagonisti della giornata hanno invece parlato delle loro difficoltà nel produrre: se da un lato P.J. Hogan ha raccontato in conferenza stampa dei suoi anni passati a Hollywood, dove sostanzialmente veniva pagato per “non fare quello che voleva“, dall’altro Giovannesi ha spiegato che per realizzare Alì ha gli occhi azzurri la produzione disponeva di fondi unicamente per le riprese, ottenendo solo in seguito i finanziamenti per la post-produzione e la distribuzione (in quante sale, però, verrà deciso “solo lunedì mattina”). Sarà proprio Alì uno dei primi film a dover dimostrare quanto i titoli proposti al Festival siano in grado di attirare pubblico in sala. Una sfida non facile.

A cura di BadTaste.it – il Nuovo Gusto del Cinema