Venerdì 9 novembre 2012, ore 16 nell’ Alula Magna Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania – Via Vittorio Emanuele II, 9 (Piazza Cutelli) – ci sarà la commemorazione dell’Avvocato Serafino Fama’: “La destrutturazione dello Stato di Diritto”.

Il 9 novembre del 1995, a Catania, con sei colpi di pistola veniva ammazzato, per volontà mafiosa, l’avvocato Serafino Famà. Diciassette anni dopo, in occasione dell’anniversario di quell’atroce delitto, familiari e colleghi organizzano un incontro per ricordare la figura del penalista siciliano, professionista integerrimo che agiva a difesa della forma e delle regole, un uomo di Legge che si rifiutava di scendere a compromessi. 

La destrutturazione dello Stato di Diritto e il delicato ruolo dell’avvocato penalista in terra di criminalità organizzata, sono le tematiche centrali della conferenza che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Salvatore Aleo, professore ordinario di Diritto Penale dell’Università di Catania, Bruno Di Marco, Presidente del Tribunale di Catania, Flavia Famà, figlia dell’avvocato, e degli avvocati Carmelo Passanisi e Goffredo D’Antona, quest’ultimo nel ruolo di moderatore del dibattito. 
Una figura “tra due fuochi” quella dell’avvocato penalista che per garantire il diritto alla difesa sancito dalla Costituzione si trova a difendere anche personaggi inquisiti per reati legati alla mafia e alla criminalità organizzata. 

E “Tra Due Fuochi. Serafino Famà: storia di un avvocato” è anche il titolo del documentario che verrà presentato e proiettato in anteprima nazionale proprio durante l’incontro.  “Da un lato il legale difensore è visto come complice dei mafiosi, dall’altro come troppo amico dei magistrati che non fa gli interessi del suo cliente” spiega l’avvocato Passanisi in uno stralcio estratto dal documentario, che sintetizza bene il delicato ruolo di avvocato difensore di uomini di mafia. 

Il documentario prodotto da Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie e realizzato da Flavia Famà e Simone Mercurio, il filmato della durata di 20 minuti mette insieme voci e immagini di repertorio liberamente montate e legate in un filo narrativo che racconta, attraverso la voce di familiari, colleghi, giornalisti e servizi televisivi dell’epoca, la figura dell’avvocato Serafino Famà e le dinamiche e i moventi che hanno portato alla sua uccisione che lo rende oggi un simbolo del Diritto e della correttezza professionale

Mandante dell’omicidio, secondo la sentenza della Corte D’Assise di Catania del 4 novembre 1999, è stato Giuseppe Maria Di Giacomo all’epoca boss emergente e reggente del clan Laudani, oggi collaboratore di giustizia. Il boss era difeso all’epoca dallo stesso avvocato Famà che è stato ucciso per aver deciso di non far testimoniare Stella Corrado, cognata e amante di Di Giacomo, in un processo che lo vedeva imputato per porto abusivo d’arma da fuoco e per associazione a delinquere di stampo mafioso. Di Giacomo voleva far testimoniare in suo favore per scagionarlo la cognata, ma Famà ritenne che la Corrado dovesse astenersi in quanto prossima congiunta dell’imputato. Di Giacomo venne condannato e di questa sentenza incolpò l’avvocato Famà.