Cara Eva e Nichi vi scrivo,

anche se non ce la faccio più ad illudermi. Ma, io come voi, voglio ancora credere alle favole e, dunque, alla rinascita del Grande Sud. Un sud che non vuole rimanere più impastoiato nei legacci della sottopolitica, un sud alla ricerca di una guida e non di sfruttatori. Non c’è mai stato rispetto per la cosa pubblica, perché non ci si riconosce in essa. Scriveva Norman Douglas ne “La Terra delle Sirene” che fin dal tempo di Bisanzio, il sud si chiedeva a chi dovesse obbedienza. Fu allora che furono gettati quei semi dell’opportunismo e della scarsa considerazione per gli affari pubblici che, ancora mille anni dopo, continuano a dare funesti frutti, sotto forma di mafia e ‘ndrangheta.

Adesso tu Eva Catizone invochi un sud, più responsabile, autodeterminato, finalmente capace di contare sulle proprie ricchezze. Che sono tante, rimaste per tanto tempo, mortificate, nella terra in cui (a dirla con Corrado Alvaro) “anche le pietre sprizzano intelligenza”. Ti ho conosciuto quando gagliardamente eri la sindachessa di Cosenza (era il 2004), la pasionaria del centrosinistra, da apprendistato politico nella segreteria di Franco Piperno, allora leader di Potere Operaio. E in quel occasione mi presentasti il malmostoso Piperno, uno che si è battuto per cambiare il mondo ma alla fine ha dovuto soccombere: è più facile cambiare idea sul mondo. Oggi fa il professore di fisica e preferisce parlare di stelle. Tu, Piperno ed altre prominenti personalità del Sud (da Marta Petrusewicz, ebrea polacca e storica mitteleuropea del Mezzogiorno, a Mosé Ricci, professore urbanista di Genova, da Nunzio Scalercio, webmaster cosentino, ad Adriana Faranda, Anna Falcone…e chiedo scusa se non posso citarli tutti) siete firmatari di un Manifesto anticasta. E a favore del grande sud.

E’ di queste ore la mobilitazione dell’intellighenzia del Sud per lo sbarco di Nichi Vendola, candidato alle primarie del centrosinistra, nella terra dei sogni perduti, una meta volta meta da grand tour. Il tuo appello è accorato, una due giorni a stringere mani e a promettere un’occupazione giovanile qualificata, reddito minimo garantito a tutti (chi ci crede più!) e per liberarsi dalla paura, dal ricatto, dal voto di scambio, perché la Calabria non cada nelle mani del centrodestra?

Io la penso come il mio amico Maurizio Bertè: politicamente, fino a prova contraria, sono scettico, cioè qualunquista, come si diceva ai miei tempi. Perché hanno dimostrato, negli anni che son seguiti, che sono tutti uguali.

Vendola? Ma sì, che cosa devo dire? Mi sembra meglio degli altri ma non ce la faccio più ad illudermi. Basterà, Eva cara, il tuo Manifesto a ridare al Sud l’onore perduto? D’altronde, Pensare non è un Reato, come scriveva una volta Piperno sui suoi striscioni.