007? Barcolla ma non molla. E il botteghino paga: 6.200.000 euro in 5 giorni di programmazione nelle nostre sale, con un’altissima media copia (8.679 euro), per il 23° capitolo della spy-story più lunga nella storia del cinema, Skyfall. Insomma, James Bond invecchia, ma il pubblico gradisce, eccome.

Ferito (fuoco amico) e acciaccato, barba lunga e occhio vitreo (il gomito lo alza anche lui), 007 non vuole farsi rottamare: “La giovinezza non è garanzia di innovazione”, sentenzia, e già lo immagini davanti a una birra con Bersani. Nemmeno è più il garbato mandrillo che conoscevamo: due Bond girl molto verticali (una amica-amante-collega, l’altra caduca femme fatale) e un sibillino coming out per rintuzzare le avances omosex del cattivo Javier Bardem (capelli, e non solo, stile Joker). Roba da far schiattare la Regina Elisabetta, già avvicinata pericolosamente alle Olimpiadi di Londra, ma Daniel Craig ha la pellaccia dura.

Dopo Casino Royale e Quantum of Solace, la sua terza volta nei panni su misura di James Bond mette a soqquadro la saga tenuta a battesimo nel ’62 da Dr. No. Ma chi è il “colpevole”? Ovviamente, il regista Sam Mendes, premio Oscar per American Beauty: “Non ho dato per scontato che 007 fosse un personaggio di per sé interessante”. Questo il suo sfornato biglietto da visita, e per un inglese come lui si configura il reato di lesa maestà. Metteteci che, Skyfall insegna, la mamma è sempre la mamma a qualsiasi latitudine e la vigliaccheria affiora (Bond colpisce alle spalle) anche nella perfida Albione, e la rivoluzione è servita: “Mi hanno portato sull’orlo del baratro”, si difende Craig. Ma poi tira dritto: “Non si può compiacere tutti e sempre, e pazienza per qualche fan”.

Già, per gli aficionados duri e puri corrono tempi brutti, perché la mitologia bondiana fa la fine delle scrambled eggs: la celeberrima Aston Martin Db5 va in fiamme, l’MI6 viene colpito al cuore, M (Judi Dench) finisce sotto accusa e la nemesi è una serpe in seno, e non il solito terrorista venuto dal freddo. Mentre Adele canta la struggente Skyfall, crollano le certezze: vuoi vedere che 007 ormai è uno di noi? “Ha una certa età, deve lottare con la sua scarsa importanza e giustificare la propria esistenza”, commenta Mendes. Non tornerà a dirigere la spia di Sua Maestà (Craig ci sarà in altri due film), ma ha già dato: esistenzialismo, nostalgia e maestria tecnica. Il miglior compleanno possibile per uno 007 umano, troppo umano.

Sì, Bond è uno di noi: a rischio rottamazione. E non è finita: alle primarie per il successore di Daniel Craig in pole-position c’è un nero, Idris Elba. Che dirà la Regina, God Save 007?