Mancava solo il cognato indagato. Come se il destino in questi giorni stesse presentando ad Antonio Di Pietro il conto con tutti gli interessi e gli arretrati. Il politico, per carità, ha tanti meriti e il vice direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio li ha elencati in un editoriale di qualche giorno fa: è stato l’unico ad opporsi alle leggi vergogna pro B., ha difeso senza se e senza ma i magistrati che indagano sulla trattativa stato-mafia, senza di lui non avremmo votato i referendum sul nucleare e l’impunità, e forse invece del comunque discutibile indulto del 2006 ci saremmo ritrovati con un’amnistia.

L’uomo, però, ha molti limiti. Gestisce Idv con un tasso di familismo identico a Mastella. Proviamo a paragonarli. Di Pietro ha messo moglie e cara amica a controllare le finanze del partito. Mastella ha messo la moglie alla guida del consiglio regionale della Campania (è stata rieletta ed ora è solo consigliere). Di Pietro ha inserito l’amica suddetta in parlamento, il figlio nel consiglio regionale del Molise, il proprio avvocato nel consiglio regionale del Lazio (quel Vincenzo Maruccio indagato per peculato), il cognato Gabriele Cimadoro in parlamento. Mastella ha un figlio che fu consulente del ministero di Bersani quando il padre era ministro di Giustizia, ha fatto nominare il suo avvocato assessore provinciale e assessore regionale, e nemmeno lui si è fatto mancare un cognato deputato e indagato.

Di Pietro dice che di loro si fida e di altri no, questi sono i risultati in termini di immagine. E non sappiamo se criticare di più l’ex pm di Mani Pulite quando concede incarichi e poltrone al suo cerchio magico, oppure quando apre il suo partito agli ‘esterni’. Una collezione di personaggi improponibili, di ogni curriculum e risma, per lo più reietti di altri partiti, che entrano in Idv come i ricercati in un saloon: spingono la porta girevole, saccheggiano il bancone del whisky, fanno i comodi loro e quando hanno finito di fare danni sono pronti ad andare altrove.

Eppure Idv ha circoli, sezioni, segretari cittadini che organizzano iniziative, curano tesseramenti puliti, si impegnano per la legalità nella politica. Non se ne conoscono i nomi e le storie, perché sul più bello molti di loro vengono costretti ad andarsene in nome di quella ‘realpolitik’ di cui purtroppo anche Di Pietro è fautore e vittima al tempo stesso.

E’ accaduto a Salerno, dove la giovane segretaria si dimise e il partito è stato commissariato e lentamente distrutto nell’eterna e mai risolta contrapposizione tra i favorevoli e i contrari al discusso e plurimputato sindaco Pd Vincenzo De Luca. E dove è stato commesso l’errore di consegnare di fatto l’Idv cittadina a un complice del deluchismo in cerca di riverginazione politica. Costui aveva i voti, Di Pietro e i suoi dirigenti territoriali spesso si accontentano di questo. Il politico in questione è stato eletto in consiglio regionale con un mare di preferenze, ma dopo un po’ il conto è arrivato anche a lui: ha ricevuto un avviso concluse indagini per peculato, per vicende connesse a quando presiedeva il Consorzio Rifiuti in quota Ds e De Luca. Di Pietro e Idv Campania non hanno manco avuto la forza di sospenderlo dal partito: se ne è andato lui.