L’Italia è stata il nono Stato membro UE a mandare una lettera alla Commissione per lanciare la cooperazione rafforzata sulla famosa (o famigerata?) tassa sulle transazioni finanziarie (FTT, Financial Transactions Tax, meglio nota sotto lo pseudonimo di Tobin Tax).

A mio avviso è una notizia storica.

Con buona pace di chi parla di “Europa delle banche”, la FTT venne proposta dalla Commissione l’anno scorso, nel contesto del cosiddetto “quadro finanziario multiannuale 2014-2020”. In soldoni, il tetto massimo di spesa dell’Ue ogni anno fino al 2020. La FTT dovrebbe servire a riformare il lato “entrate” del bilancio, rendendo l’UE – anche da questo punto di vista – qualcosa di più che un mero club di Stati che pagano il loro contributo in proporzione al Pil (come avviene, in larga parte, adesso).

Soprattutto, la FTT è uno strumento di equità: tassa un settore relativamente sotto-tassato ed incoraggia una finanza più responsabile. Mi pare una tassa giusta, intelligente ed anche urgente, perché dalla crisi finanziaria del 2008 poco o nulla è stato fatto, nel mondo, per regolamentare un settore che ha mandato in ginocchio i bilanci statali e familiari di buona parte del globo e che continua a macinare guadagni e bonus milionari come se nulla fosse successo.

D’accordo, mi sono fatto un po’ prendere la mano: sarà perché ho appena guardato “Capitalism, a love story” di Michael Moore? Resta la sostanza: finalmente può partire il vero lavoro sulla FTT a livello europeo, anche senza gli assenti previsti (Londra, Lussemburgo, Vienna, insomma i maggiori centri finanziari europei che desiderano mantenere la loro “autonomia”, intesa chissà come).

Che l’Italia sia nel gruppo di testa, dopo essersi messa fuori gioco in dossier importanti come la patente europea, è un’ottima notizia.

Disclaimer: Come riportato nella bio, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.