Lettera aperta a Giuseppe Civati

Caro Pippo,
ti è mancato il coraggio. Hai scelto la battaglia della Lombardia massacrata da Roberto Formigoni, ma forse il tuo patrimonio di 10 mila preferenze nella circoscrizione di Monza (regionali 2009) dovevano convincerti a condurre una lotta più ambiziosa. 

La sinistra è allo sbando, stretta in una morsa dove oltre ai personalismi rimangono soltanto parole vuote. Mentre Nichi Vendola appare sempre più sbiadito, Pier Luigi Bersani ricorda terribilmente quell’Achille Occhetto che nel 1994 doveva vincere per forza, altrimenti il mondo sarebbe finito. Il mondo, come sappiamo, finì. Dalle lacrime e sangue al segretario in bianco e nero, nell’azzeccata rappresentazione degli Sgommati, sembra un film già visto.

Sembra un film già visto anche quello dell’amerikano di Rignano sull’Arno: nel 2009 nessuno avrebbe puntato un centesimo sulla vittoria di Matteo Renzi alle primarie di Firenze, ricordi? Sbaragliò tutti, spazzò via il suo ex capo nella Margherita, quel Lapo Pistelli che voleva diventare la controfigura di Walter Veltroni in riva all’Arno. E distrusse la nomenclatura ex diesse, che in città spadroneggiava da anni, ma che alle primarie riuscì addirittura nell’impresa suicida di cambiare cavallo in corsa, indicando prima un’assessore di Leonardo Domenici, Daniela Lastri, per poi abbandonarla e paracadutare all’ultimo momento da Roma, Michele Ventura, che rispetto a Renzi non pareva solo in bianco e nero, ma addirittura un film muto.

Su Matteo Renzi credo tu abbia le idee ben chiare. Hai provato a realizzare un percorso con lui. Eri presente, al suo fianco, il suo braccio destro quasi, alla prima Leopolda (novembre 2010). Appena hai fiutato il clima, l’ambizione smisurata del boy scout (miscelata ad un indubbio coraggio che lo porterà in alto), la vacuità delle sue proposte politiche condite da slogan, filmati edificanti e poco altro, sei fuggito dalla Leopolda. La voglia di cambiare facce e politiche nel Pd ti aveva ingannato, eri salito sul treno dei Rottamatori, convinto che l’entusiasmo e l’allegra confusione di quella prima convention renziana potesse essere davvero l’inizio di una nuova storia per un grande partito con posizioni anche molto diverse al proprio interno. Già, perché c’era già stato il referendum degli operai di Pomigliano d’Arco (giugno 2010), tu stavi dalla parte giusta, Renzi stava con Sergio Marchionne (facile oggi, in campagna elettorale, cambiare idea).

Chiuso quel capitolo, sarebbe stato bello poter avere alle urne del 25 novembre 2012 anche un’alternativa di sinistra con alle spalle una storia già importante, ma con un volto nuovo – in questo momento caratteristica necessaria giusto o sbagliato che sia – da contrapporre a Renzi, in rappresentanza di un mondo vasto che fa riferimento a quell’area politica e che in Renzi non si ritroverà mai. Sì, è vero, c’è Laura Puppato, imprenditrice, oltre 26 mila preferenze in Veneto nel 2010, ma ai nastri di partenza non ha il peso specifico e il valore simbolico che avrebbe potuto avere la tua candidatura.

Occasione persa quindi? Forse non per la Lombardia.